Nuovi soggetti dell'abitare urbano e cambiamenti tipologici residenziali : per una progettualità attenta ai bisogni emergenti nella realtà di San Salvario a Torino
Chiara Curto
Nuovi soggetti dell'abitare urbano e cambiamenti tipologici residenziali : per una progettualità attenta ai bisogni emergenti nella realtà di San Salvario a Torino.
Rel. Marco Vaudetti, Elisabetta Forni. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Costruzione Città, 2013
Abstract
L'obiettivo
principale dell'indagine è quello di verificare la possibile esistenza di una correlazione tra il benessere soggettivo provato da una persona e le caratteristiche della casa in cui abita. L'idea che uno spazio sia un insieme di esperienze umane, espresse per mezzo di forme, è il principio che deve guidare il progettista. Infatti, nella progettazione di uno spazio, l'unico riferimento veramente autentico per l'architetto è quello legato alle esperienze umane che si esplicheranno in quello spazio e alle relazioni che tali esperienze avranno l'una con l'altra.
Uno dei problemi più difficili è quello di individuare la domanda nelle sue continue modificazioni qualitative. Spesso architetti, imprese e pubbliche amministrazioni continuano ad operare senza riconoscere quanto avviene intorno a loro, evitando di analizzare la realtà sociale in evoluzione, senza mettere a fuoco la nuova funzione della casa, senza prendere in considerazione le variazioni dei comportamenti nella società e nel nucleo familiare. Per individuare la nuova domanda e quindi progettare habitat del tutto innovativi è necessario osservare invece le nuove tendenze espresse dagli individui (uomini, donne, bambini, anziani, immigrati,...).
L'architetto Paola Coppola Pignatelli mette bene in evidenza quali sono i malcontenti nell'ambito della casa:
«Ci riteniamo insoddisfatti dell'empirismo con cui si affrontano i problemi dell'habitat sia dalla parte della committenza che dalla professione; l'empirismo con cui si propongono le soluzioni senza procedere attraverso un metodo generalizzabile, senza usare gli approfondimenti pluridisciplinari disponibili; l'empirismo con cui si insiste, o si cambia, nella scelta progettuale, tipologica, formale o tecnologica che sia, senza verificare le reazioni dell'utenza o controllare l'aderenza delle proposte agli obiettivi formulati.
Ci riteniamo insoddisfatti dell'uso di tipologie edilizie convenzionali o rivisitate, ma comunque scelte sul metro dell'adeguamento dello status symbol e alle leggi della speculazione, anziché sulla ricerca di nuovi rapporti umani; insoddisfatti dell'adozione acritica di spazi interni organizzati convenzionalmente che non riflettono esigenze autonome e non producono modi nuovi di organizzare le relazioni spaziali all'interno del nucleo familiare.
Ci riteniamo insoddisfatti di una progettazione che, anche se tecnicamente corretta rispetto a certi standard dimensionali architettonici e urbanistici, che soddisfano le esigenze funzionali della vita di oggi, non garantiscono a sufficienza la soddisfazione delle esigenze psicologiche dell'uomo e la necessità di spazi residenziali che facilitano la sua integrazione sia a livello individuale che nei rapporti con il collettivo. Un habitat cioè che, nella migliore delle ipotesi, offre un alloggio, come metri quadri disponibili per la famiglia, e delle attrezzature, fondamentali all'organizzazione della vita sociale, ma che è incapace di valorizzare gli elementi soggettivi dell'esperienza quotidiana e le esigenze di privacy e di socializzazione, che sono presenti in ogni individuo.
Ci riteniamo infine insoddisfatti dello scarso interesse che la progettazione architettonica dedica alla qualità della vita, poiché in grandissima parte la qualità della vita dipende dall'ambiente in cui si vive e in particolare dall'ambiente in cui si abita» (P. Coppola Pignatelli, 1977).
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