La strada napoleonica da Susa a Lanslebourg. Valorizzazione del paesaggio di confine e recupero di edifici storici
Claudia Desirè Cerri, Gaetano Di Fede
La strada napoleonica da Susa a Lanslebourg. Valorizzazione del paesaggio di confine e recupero di edifici storici.
Rel. Enrico Moncalvo, Paolo Scoglio. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura, 2012
Abstract
La montagna come laboratorio
Proprio perché le Alpi hanno conosciuto l'industria, l'inquinamento, il turismo, l'urbanizzazione, il degrado ambientale e l'omologazione culturale sono il più qualificalo laboratorio in cui poter sperimentare uno sviluppo alternativo. Per fare in modo che queste diventino luogo di proposta e innovazione, occorre recuperare e comunicare la realtà autentica di queste aree montane, che è quella di un ambiente straordinariamente diversificato dal punto di vista naturale e umano, proteggendo le minoranze etniche e linguistiche dall'invasione della cultura moderna omologante.
In particolare il patrimonio culturale della Valle di Susa, che vede luoghi di importanza storica per eccellenza, come la Sacra di San Michele, l'abbazia di Novalesa e il Forte di Exilles. si distingue anche per l'alto valore storico artistico dei siti culturali minori i quali, affiancati alle Riserve e dai Parchi naturali, costituiscono un territorio unico e straordinario. E se fin ora l'attenzione si è concentrata sui forti portando ad una serie di recuperi esemplari, una costellazione di opere minori sì sono nel tempo trasformate in terre di nessuno destinate alle spoliazioni e infine dimenticate in un progressivo e a volte inarrestabile degrado: fortini, caserme e casermette, ricoveri, baraccamenti, casematte, gallerie, batterie insieme ad un'estesa rete di rotabili di altura e tracciali di antiche mulattiere.
Tutto questo potrebbe essere oggetto di recupero in una rete di progetti eco museali nel territorio, per un turismo culturale in sentieri tematici, ma anche per un turismo sportivo, legato ali' emergere di nuove discipline, con recuperi per ricoveri e rifugi (con adattamenti minimi adeguati alle semplici esigenze dell'alpinista e dell'escursionista!. Queste strutture potrebbero rivelarsi fonti interessanti per un turismo "soffice", alternativo, e con un impatto minimo sull'ambiente.
Infatti, con la crisi della società post-industriale cresce la domanda di paesaggio, si moltiplicano forme di turismo più coscienti e autentiche, e quindi meno invasive, più partecipate e naturali. Si tende al recupero e valorizzazione del patrimonio architettonico e paesistico alpino, in una prospettiva per l'architettura ampliata non solo al paesaggio ma anche ai processi di riequilibrio territoriale, all'elaborazione di politiche turistiche integrate in un processo di sostenibilità delle risorse, di qualità ambientale e sociale, a nuovi "stili di vita".
Oggi c'è bisogno di un recupero diversificato, per restituire funzionalità e usi in continuità con la tradizione, di un contatto diretto con l'ambiente naturale e di sintesi tra natura e cultura, per un'arte che esce dai musei per confrontarsi con i siti reali.
Già diverse iniziative hanno promosso la nascita di cooperative agricole, di ateliers locali, di realtà ecomuseali. Ma anche esperienze di "hotel diffuso" per il recupero di piccole borgate, la riproposta di prodotti tradizionali - sagre e mercatini sostenuti dalle comunità montane e dalle associazioni di produttori-, di antichi mestieri e tecniche di lavorazione tradizionali.
Un'attenta progettazione dei recuperi potrebbe avvicinare il consumo energetico allo zero, applicando nuove enologie, attentamente studiate in rapporto alle caratteristiche del sito e agli effetti sul paesaggio, e pensando una progettazione integrata. Dunque ricercare un equilibrio tra tradizione e innovazione, indicando chiaramente possibilità di adattamento agli attuali standard abitativi degli antichi edifici, con utilizzo sapiente delle tecniche tradizionali della pietra e del legno.
Proposta progettuale
La nostra proposta prevede un insieme di interventi coerenti e coordinati teso al recupero urbanistico e architettonico nonché alla valorizzazione del paesaggio di un'area particolarmente affascinante dal punto di vista naturalistico e fortemente storicizzata sul Colle del Moncenisio, con la finalità di accrescerne l'attrattività in termini di sviluppo economico e di fruibilità dell'area.
Più precisamente l'area oggetto di studio segue il tracciato dell'antica Strada Reale del Moncenisio, l'attuale SS25 in direzione Susa-Lanslebourg, attraverso il valico più antico delle Alpi: un luogo ricco di storia, di pregio geologico e paesaggistico. Sono soprattutto gli antichi insediamenti umani a farne una valle unica, una enclave di natura e cultura alpina sopravvissuta ai secoli e alle devastazioni belliche. Frequentato soprattutto da sportivi e turisti, oggi rientra in territorio francese, a seguito delle rettifiche al confine ottenute dalla Francia per i danni subiti a causa della II Guerra Mondiale.
Si tratta di una valorizzazione in senso ecologico, che mantiene integro il territorio naturale e si limita a recuperare antichi nuclei abbandonati, salvaguardando i caratteri architettonici tradizionali senza tuttavia rinunciare all'innovazione. In particolare gli interventi mirano alla riqualificazione di comparti territoriali attraverso il recupero delle principali infra-strutture viarie di collegamento, alla tutela e valorizzazione del patrimonio culturale-ambientale attraverso il recupero dei percorsi storici minori e potenziamento di alcuni itinerari culturali, ma anche al restauro e rifunzionalizzazione di un piccolo borgo ed edifici storici in stato di abbandono da destinarsi esclusivamente a finalità di interesse pubblico. Il turismo che ha per oggetto i beni storici e in particolar modo quelli militari, potrebbe diventare uno degli elementi trainanti per la rivalutazione turistica di quest’area; si tratta di una forma di turismo "dolce", alternativo con impatto minimo sull'ambiente, poiché riguarda il recupero e la valorizzazione di strutture già esistenti, attualmente in stato di abbandono, e non richiede alcuna sottrazione di territorio.
Stante la distribuzione di queste opere su tutto il territorio della valle e nei siti in quota, si opererà sugli itinerari di visita -rete di sentieri e mulattiere che collegano la carrozzabile con i vari siti -, oltre che con una adeguata segnalazione dei tracciati, identificazione e descrizione sul posto delle opere, con interventi di salvaguardia e messa in sicurezza. Nelle opere prese in considerazione saranno innanzitutto attivati gli interventi di messa in sicurezza delle strutture. In seguito, gli interventi di recupero saranno effettuati nel pieno rispetto delle caratteristiche originali delle opere, con impiego di materiali consoni alle strutture.
Modalità d'intervento
Dopo aver concordato con il Prof. Enrico Moncalvo il tema oggetto di studio e prima di ipotizzare qualsiasi tipo di intervento, è stata svolta un'attenta ricerca cartografica e bibliografica, in modo particolare presso l'Archivio di Stato di Torino, la Biblioteca Diocesana di Susa e la Biblioteca Nazionale C.A.I., dove è stata reperita una notevole quantità di documentazione storica.
Tra i testi più interessanti, quello di FABRIZIO ARIETTI, "Vivevamo al Moncenisio. Tra guerra e pace: racconti di vite straordinarie",che raccoglie cartoline storiche e testimonianze relative alla vita degli antichi guardiani delle dighe, dei gestori delle trattorie e dei dipendenti della centrale della Gran Scala nella Piana di San Nicolao che vivevano lì con le loro famiglie. Si parla della solitudine invernale e dei rifornimenti di cibo, l'istruzione dei bambini, le gare di sci. Avvincenti anche i testi di JEAN BELLET, "Le col du Mont-Cenis Porte millenarie des Alpes. Bref historique" e di LEONARDO CARANDINI, "Il grande valico. Memorie sul Moncenisio" che raccontano la costruzione della Strada napoleonica e i principali transiti. Ultimo, ma non per questo meno importante, lo scritto del ginevrino RODOLPHE TÒPFFER, il quale si pone temporalmente quale cerniera tra il pionerismo dei naturalisti e degli scenziati Ottocenteschi intenti ad esplorare e sperimentare le Alpi, e l'alpinismo classico. I "Voyages en zig-zag" sono il resoconto giornaliero delle escursioni estive che egli compiva con i suoi allievi; album dì settimane di viaggio attraverso le Alpi illustrate con originalissimi schizzi, -che lo denunciano precursore inconsapevole del fumetto-, in cui egli racconta scrupolosamente di villaggi e paesaggi, locande e personaggi che incontra; in particolare descrive il passaggio da Lanslebourg e la tappa alla Gran Croix.
Per quanto riguarda le fonti iconografiche, abbiamo provveduto alla scansione digitale dei volumi cartacei fornitici dagli archivi e centri di documentazione. La ricerca di alcune immagini panoramiche relative all'area, è avvenuta facendo riferimento al sito web www.archivoltogallery.com, mentre la maggior parte delle cartoline storiche sono state reperite all'indirizzo www.chirio.com/moncenisio.htm.
Inoltre, l'accesso al Reparto Infrastrutture dell'Archivio Militare di Torino, per mezzo del Sig. F.Casa, e la consultazione di rilievi, disegni tecnici e progetti originari delle preesistenze, quali le due stazioni della teleferica dismessa e alcuni edifici della borgata Gran Croix, ci ha permesso di disporre di sufficiente materiale per il ridisegno e lo studio dei fabbricati. Anche al Compartimento di Torino dell'Anas, gestore della SS25 e proprietario delle Regie Case di Ricovero sul versante italiano, per mezzo del Sig.Cafasso, ci sono state fornite copie di stralci cartografici ed alcuni rilievi di case cantoniere.
In un secondo momento è avvenuta l'analisi del contesto; dunque sono stati effettuati diversi sopralluoghi, rilievi e un minuzioso reportage fotografico dei ruderi.
In fase progettuale si è rivelato molto utile il parere e contributo di alcuni soggetti competenti in materia quali Paolo Scoglio, architetto della ditta Denaldi Legnami specializzato in progetti di architettura ecologica e recupero di edifici storici; Luciano Re, architetto e professore ordinario di restauro presso il Politecnico di Torino; Antonio De Rossi architetto e professore ordinario di composizione architettonica e urbana, esperto di architettura alpina.
Anche le visite al Museo della piramide del Moncenisio, che ha sede nella base della piramide costruita nel 1968 per commemorare le terre e gli edifici sommersi dalle acque della diga e dedicato alla storia del Moncenisio, e ali'Eco-museo delle Terre al Confine a Ferrerà, presso i locali dell'ex dopolavoro, che intende affrontare gli aspetti più propriamente etnografici legati ai mestieri della montagna e alle tradizioni popolari, sono state molto utili per la costruzione di un più ampio quadro d'insieme.
- Abstract in italiano (PDF, 152kB - Creative Commons Attribution)
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