Gianfranco Ingardia
Dalla macchina del sale al museo en plein air : percorsi di valorizzazione.
Rel. Maria Adriana Giusti. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Per Il Restauro E Valorizzazione Del Patrimonio, 2012
Abstract
Le particolari condizioni geomorfologiche e climatiche della costa occidentale della Sicilia e il lavoro costante dell'uomo hanno determinato nei secoli la creazione di quello che non è soltanto uno dei più importanti complessi di produzione di sale marino nel Mediterraneo, ma anche uno dei più delicati e affascinanti ambienti naturali. Un sistema che da circa tre millenni viene ricordato e implementato e talvolta distrutto dall'uomo.
La bellezza delle saline costituisce un elemento inconfondibile della costa che va da Trapani a Marsala con i suoi grandi mulini a vento, con i vasti specchi d'acqua e i canali, con le grandi montagne di sale ricoperte da tegole di terracotta. Un paesaggio che è rimasto immutato nei secoli e nel quale si possono trovare rare ed esemplari specie animali e vegetali; un paesaggio che può anche sembrare monotono ed uniforme, ma fondamentale per Trapani che affonda le sue radici nell'attività salinaia. Proprio per queste caratteristiche la città di Trapani viene da sempre annoverata come "città del sale": centinaia di ettari di specchi d'acqua che nel corso di pochi mesi cambiano colore, dall'azzurro al rosso, al bianco accecante; uno spettacolo di grande bellezza sia per i suoi colori che per la sua eco-compatibilità garantita dal sistema produttivo su modello industriale che non produce inquinamento in quanto utilizza fonti energetiche naturali e rinnovabili quali il vento, il sole, l'acqua del mare e l'importantissima mano dell'uomo, il salinaro.
Nel passato le saline erano assai più numerose e una larga fetta della popolazione trapanese vi trovava lavoro e anche il vicino porto ne traeva vantaggio, poiché l'esportazione del sale veniva effettuata esclusivamente con navi a vela e a vapore, oppure con gli "schifazzi", le tipiche imbarcazioni per il trasporto del sale nella tradizione trapanese.
Ma nel primo e nel secondo Dopoguerra molte saline sono state abbandonate e molti mulini a vento, i grandi mulini a stella, sono stati demoliti o sono scomparsi, come è scomparsa la figura del mulinaro.
Oggi si assiste ad un aumento di attenzione nei confronti dei mulini, veri e propri monumenti, testimonianza di fatica e amore per il lavoro. Infatti oltre alle chiese e alle opere d'arte in senso lato, questa macchina ecologica che trasforma l'energia eolica in energia meccanica, che rappresenta l'immagine di un popolo e del suo territorio, è intrinsecamente collegata a tutte le realtà culturali che entrambi racchiudono ed esprimono; il mulino può certamente considerarsi "bene culturale".
Ma la costa trapanese non è solamente caratterizzata dalla cultura materiale del sale, infatti in essa sono radicate ben più tradizioni popolari e culturali che hanno contribuito ad accrescere il ruolo socio-economico che le città di Trapani e Marsala hanno giocato durante i secoli scorsi. Non dimentichiamo, solo per citarne alcune, la grande arte espressa dai corallai trapanesi tra i secoli XVI e XIX, oppure il tanto conosciuto vino Marsala.
Tradizioni che provengono da tempi remoti e che sono state introdotte dai popoli che hanno regnato in queste città già dall'epoca fenicio-punica. Proprio in tal senso rivestono un ruolo primario i reperti archeologici, ma anche gli interi siti essi sono stati ritrovati; uno tra tutti è l'isola di Mozia.
Sono questi alcuni dei motivi che mi hanno spinto alla stesura di questo lavoro che mi ha impegnato per diversi mesi. Un lavoro che avevo già iniziato durante la mia tesi di laurea triennale e che ho voluto ulteriormente approfondire estendendo lo studio all'intera area interessata dalle saline.
Per avvalorare la mia tesi mi avvalgo dei testi della "Carta di Venezia" del 1964 che, già dalle prime righe, pone l'attenzione sul concetto di monumento: «le opere monumentali dei popoli, recanti un messaggio spirituale del passato, rappresentano, nella vita attuale, la viva testimonianza delle loro tradizioni secolari. L'umanità, che ogni giorno prende atto dei valori umani, le considera patrimonio comune, riconoscendosi responsabile della loro salvaguardia di fronte alle generazioni future. Essa si sente in dovere di trasmetterle nella loro completa autenticità».
E ancora, all'articolo 1 recita: «la nozione di monumento storico comprende tanto la creazione architettonica isolata quanto l'ambiente urbano o paesistico che costituisca la testimonianza di una civiltà particolare, di un'evoluzione significativa o di un avvenimento storico. Questa nozione si applica non solo alle grandi opere ma anche alle opere modeste che, con il tempo, abbiano acquistato un "significato culturale".
Ed è proprio questo lo spirito con cui ho intrapreso questo lavoro che propone di valorizzare un territorio ampiamente segnato dai suoi valori culturali ed ambientali: dalle saline ai mulini, dalle coltivazioni alle produzioni, dal mare al vino, dall'archeologia al corallo, etc...
- Abstract in italiano (PDF, 97kB - Creative Commons Attribution)
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