Riflettere su, riflettere nel : proposta per un alpeggio in alta quota
Pietrogerolamo Court
Riflettere su, riflettere nel : proposta per un alpeggio in alta quota.
Rel. Carlo Ravagnati, Enrico Giacopelli. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura, 2012
Abstract
Il lavoro di tesi che intendo proporre si basa non solo sulla mia passione e affezione per l'ambiente montano, ma anche sulla concezione del "mestiere" dell'architetto che si è andata formando in me durante questi anni universitari.
Ritengo che l'architetto, oggi come in passato e probabilmente alla stregua di molte altre professioni, non possa esimersi dal riconoscere ed evidenziare in maniera critica i problemi che si manifestano nella società e nell'ambiente in cui oggi viviamo e che tanto meno possa ignorarli, una volta riconosciutili. Al contrario credo che tale figura debba esaminarli e proporre una possibile soluzione; ovviamente per ciò che concerne il suo campo di intervento.
Se questo presupposto può essere valido in campo professionale, ritengo lo sia in maniera ancora maggiore nel caso di una tesi di laurea in architettura. Dimostrare di sapere riconoscere un handicap, un difetto, una mancanza in un settore dell'architettura ed interrogarsi su quali possano essere le possibili alternative per risolvere, tramite un progetto, il problema riconosciuto, credo sia un buon punto di partenza per poter svolgere un lavoro buono e soprattutto con una parvenza di concretezza ed applicabilità al mondo reale.
Il problema che intendo portare alla luce riguarda la situazione delle cosiddette "malghe" o alpeggi, ovvero di tutte quelle strutture necessarie allo svolgimento di attività agricole zootecniche e pastorali in ambiente montano.
Chiunque frequenti questo territorio non avrà potuto fare a meno di notare in quali condizioni di degrado versino la maggior parte di tali strutture e di come i fatiscenti fabbricati e le raffazzonate attrezzature rovinino un ambiente di grande pregio, per la cui salvaguardia e tutela tante parole sono state spese e si spendono tuttora, permettendo tuttavia che ogni estate pittoreschi personaggi rovinino le "nostre" montagne e il "nostro" territorio con innumerevoli vasche da bagno come abbeveratoi, vecchie roulottes e container come abitazione, tettoie di lamiere ondulate mal fissate che ogni inverno si ritrovano sparse decine di metri più a valle, tubazioni di ogni sorta nelle sorgenti e nei ruscelli, wc chimici (quando va bene) o latrine scavate nella terra riparate in garitte di legno (nei casi peggiori), senza parlare degli innumerevoli problemi igenico-sanitari nella produzione di formaggi in tali fabbricati o della distruzione del sottobosco e dei sentieri da parte del bestiame perennemente non custodito.
Sorge spontaneo chiedersi come situazioni di questo genere possano essere tollerate da comuni, provincia e regione, quando in situazioni meno significative vengono richieste pile interminabili di scartarne, documenti, pareri ambientali, concessioni, etc.
L'ignoranza dei margari è forse un motivo sufficiente per permettergli ogni cosa? Credo piuttosto che si debba andare nella direzione opposta. Controllare, educare e/o fornire mezzi e strutture idonee ad ospitarele normali funzioni, ma allo stesso tempo sostenibili dal punto di vista estetico, ambientale ed energetico, nel totale rispetto dello spirito della montagna e di chi questo spirito lo vive e lo sente.
Ecco dunque che il problema comincia a delinearsi, come la soluzione. Esso andrà affrontato sotto numerosi aspetti per essere compreso al meglio e per produrre una proposta di intervento il più possibile soddisfacente ed aderente alla realtà.
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