Orti metropolitani. Piattaforme agricole e gestione dell'acqua in un quartiere informale di Taguig City
Marco Biondi
Orti metropolitani. Piattaforme agricole e gestione dell'acqua in un quartiere informale di Taguig City.
Rel. Pierre Alain Croset, Rajandrea Sethi, Alessandro Casasso. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura (Costruzione), 2012
Abstract
All'inizio del nuovo millennio viviamo in un mondo con un numero di abitanti senza precedenti. Ci sono attualmente circa 7 miliardi di persone, e si prevede un aumento a 9 miliardi entro il 2050. Circa metà della popolazione mondiale vive ormai nelle città, ed è presumibile che arrivi a due terzi del totale nel 2030. La gran parte delle città si stanno espandendo a spese delle terre agricole, un fattore che sicuramente ridurrà le capacità di produzione di cibo sino a quando la gente non inizierà a coltivare per se stessa.
Un aspetto molto importante è quanto, a livello mondiale, l'urbanizzazione e la crescita del benessere inciderà sull'aumento della richiesta di terra da parte dell'uomo. Se i paesi in via di sviluppo dovessero imitare gli stili di vita occidentali, in termini di richiesta di cibo, energia e sfruttamento delle foreste, l'umanità avrà bisogno dell'equivalente di ben tre pianeta Terra per poter coprire tutti i fabbisogni, un'eventualità impossibile da attuare. È di estrema importanza quindi che i paesi sviluppati facciano un utilizzo delle loro risorse, produzione di cibo inclusa, più efficace. Ecco perché l'agricoltura urbana può contribuire in modo fondamentale. La consapevolezza di questa realtà si è fatta strada all'interno del mio lavoro di tesi attraverso tanti piccoli input ricevuti da ciò che leggevo, dai confronti con il relatore e i correlatori, dal parlare con i compagni di università, dall'interesse personale per l'argomento. In principio la tesi è partita prendendo spunto dalla partecipazione ad un concorso di progettazione, rivolto ad architetti ed ingegneri, il cui obiettivo era quello di elaborare un masterplan ed un progetto abitativo, per una città dell'area metropolitana di Manila (Filippine), che fosse in grado di resistere alle catastrofi naturali a causa del cambiamento climatico globale. Una lunga ricerca di informazioni sulle tematiche ambientali legate al cambiamento climatico, e sulla situazione urbana dell'area metropolitana di Manila, che purtroppo non sarei stato in grado di visitare personalmente, mi ha però fatto riconsiderare quanto proposto dal concorso; in contesto come quello da me studiato, le Filippine, i disastri ambientali, non sono una colpa esclusiva del mondo naturale, ma sono legati all'agire umano in uno stretto rapporto di causa ed effetto in cui ricadono altri problemi quali l'emergenza abitativa e l'insicurezza alimentare. Da qui la scelta di ripensare il progetto, cercando di trasformare ciò che è considerato un pericolo, in una potenziale risorsa per la vita, l'acqua.
Il contributo ingegneristico è stato fondamentale per fornire le conoscenze e i dati necessari a convalidare la scelta di creare un sistema "virtuoso" di raccolta delle acque piovane, di depurazione dell'acque reflue domestiche e di corretto deflusso degli eccessi idrici, al fine di predisporre su di un progetto di suolo un complesso residenziale urbano autosufficiente in termini di fornitura idrica, elettrica ed alimentare. Non è facile progettare in contesti diversi dal proprio ed esser capaci di adattare la propria maniera di pensare occidentale ad un diverso modo di vita, di cultura e tradizioni diverse, in modo particolare se non si ha avuto l'occasione di visitare personalmente il luogo di progetto. Ritengo tuttavia che questo mio lavoro, con le dovute integrazioni e i giusti adattamenti possa considerarsi come una base, un'ideale piattaforma di studio, applicabile altrove in contesti più o meno vicini a dove ci troviamo.
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