Ricucire Velluters : proposte per il recupero di tre solares nel centro storico di Valencia
Roberta Ghelli, Isabella Trudu
Ricucire Velluters : proposte per il recupero di tre solares nel centro storico di Valencia.
Rel. Elena Vigliocco, Camilla Mileto. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura (Restauro E Valorizzazione), 2011
Abstract
L'esperienza
Un pretesto per tornare bisogna sempre seminarselo dietro, quando si parte. (Alessandro Baricco, Oceanomare)
Quattro mesi a Valencia, una città di terra e di mare, viva ed energica, che ti frastorna con le sue mille feste, con i suoi colori, con i suoi profumi. Una città che nulla ha a che vedere con Torino, lontanissima dal suo rigore e dalla sua eleganza e che forse nulla ha a che vedere con il concetto che a Torino abbiamo di città: un luogo grande, dove i vicini di casa nemmeno si conoscono, dove in strada "certe cose non si fanno", dove tutto deve essere in ordine, pulito, formale. Valencia, nel bene e nel male, non è per niente così. E' un grande paese, i cui abitanti si conoscono per nome e parlano dai balconi o dall'uscio di casa propria, religioso a tal punto da permettere alle bande di suonare alle cinque del mattino per accompagnare una processione o di rischiare di incendiare mezza città in occasione della festa del santo patrono, San Giuseppe. Un grande paese, assalito dai turisti, che poi in realtà non ci trovano niente di eccezionale; perché Valencia non è spettacolare come Barcellona, la sua non è una bellezza da cartolina. Un grande paese a misura delle persone che ci abitano, che si sentono un popolo unito, i valencianos, raccolto nelle sue tradizioni, devoto alla propria città. Vivere a Valencia, quella è la meraviglia, non visitarla per qualche giorno, sentirsi parte di una città che ti incanta e pian piano ti entra nel cuore.
Ma Valencia non è solo questo, accanto al bene c'è anche il male, accanto all'orgoglio di essere valenciani c'è anche la necessità, forse, di chiudere un occhio e relegare i problemi in un angolo, per non vederli più.
Quell'angolo si chiama Velluters, un barrio centrale, con una grande densità urbanistica e con grandi problemi di povertà, esclusione e degrado (architettonico e sociale), chiuso tisicamente tra due grandi viali e con un trascorso di interventi urbanistici non rispettosi della propria morfologia e storia. Una parte di città ricca di siti monumentali, biblioteche, musei ed edifici emblematici per la storia della città, che permetterebbero l'arrivo di turismo ed investimenti, ma esclusa dagli itinerari turistici: una zona "sconsigliata" perché sede di prostituzione (che avviene a qualsiasi ora del giorno e della notte), di traffici di droga, un luogo insomma in cui non ci sente sicuri quando vi si cammina. Un angolo dicevamo, separato dal resto della città da una grande avenida che segna il confine con quello che è sicuro da quello che non lo è, con quello che è legale da quello che non lo è, da quello che è sano da ciò che non lo è più.
E in tutto questo, i solares. Lotti enormi e vuoti, frutto di continue distruzioni, case rattoppate, facciate semi-distrutte, macerie. Negli anni della Guerra del Libano, il centro storico veniva chiamato Beirut, perché arrivò un momento in cui la città sembrava appena uscita da un bombardamento: case distrutte o in rovina, lotti vuoti, edifici puntellati.
Ai solares si affiancano poi lemedianeras, orribili pareti cieche di risulta, che un tempo separavano l'edificio demolito da quello ancora in piedi: spesso, per proteggere gli edifici da infiltrazioni e isolarle termicamente, queste pareti vengono ricoperte da uno spesso strato di schiuma di poliuretano, [aspetto di queste pareti è spumoso, di un arancione fosforescente. Dove queste membrane protettive non vengono applicate, le media-neras risultano nude, e sono visibili i segni degli spazi che ospitavano gli edifici demoliti: tracce di solai, corpi scala, porte tamponate, ecc.
A produrre questa situazione di desolazione è un ciclo continuo, degrado sociale - degrado architettonico -abbandono - rovina - demolizione come risanamento, che provoca la distruzione quotidiana di un intero borgo, di una fetta insostituibile del patrimonio di una città.
E' legittimo chiedersi, considerando il periodo di grande successo turistico che sta affrontando, dove potrebbe arrivare Valencia se imparasse ad essere una città che da valore a tutti ì momenti della sua imponente storia. Velluters è sicuramente un barrio che merita un'opportunità, che avrebbe bisogno di uno sguardo di affetto: ma, per fortuna, tante sono le iniziative volte a risolvere o per lo meno migliorare lo stato di fatto. Una di queste è stato il concorso Imagina Velluters, Concurs d'inter-vencions urbanes per a us temporal de solars al barri de Velluters, promosso dalla Agrupacions d'Arquitectes Sostre i Arquitectes pel Paisatge (COACV). Lobiettivo del concorso, la cui scadenza era il 15 dicembre 2010, era quello di riflettere sugli spazi dei solares, spazi rimasti inattivi per decenni, o in procinto di rimanere vuoti per altrettanti anni, che sarebbero in realtà capaci di raccogliere al loro interno soluzioni provvisorie. Si trattava quindi di proporre soluzioni qualitativamente valide per rivitalizzare il barrio, rispondendo a necessità di tipo funzionali, sociali, culturali e ambientali.
In ritardo per partecipare attivamente al concorso, siamo comunque rimaste colpite dalla problematica e,dopo un primo viaggio sul luogo, abbiamo deciso che quello sarebbe stato il tema della nostra tesi. In seguito alla scelta dell'ambito e alla vincita della borsa che ha reso possibile il soggiorno di quattro mesi a Valen-cia, abbiamo potuto affrontare di persona il problema dei solares, che non si incontrano solo passeggiando a Velluters, ma sono compagni costanti della visita di tutto il centro storico. La mancanza di stimoli nel bario di Velluters provoca però il disinteresse nel riempire questi vuoti, che rimangono tali per decenni.
Il lavoro su Velluters si è accompagnato con l'esperienza di tirocìnio presso ì'Instituto de Restauracion del Patrimonio, coordinato dagli architetti Fernando Vegas e Camilla Mileto, che ci hanno aiutato nella fase di conoscenza e analisi del caso studio. Lì ha iniziato pian piano a prendere forma la nostra tesi, che avrebbe dovuto dare una risposta alla problematica óeW'inacaba-do, del non-finito, del solar, per mezzo di un intervento che avrebbe dovuto ricucire un'area urbana, restituendo allo stesso tempo la sua memoria storica.
Tornate a casa, è stato il momento di progettare delle soluzioni per il luogo che avevamo scelto e analizzato, per valorizzarlo e dargli una completezza che attualmente non ha. Ma questo lo vedremo più avanti.
Relatori
Tipo di pubblicazione
URI
![]() |
Modifica (riservato agli operatori) |
