Ascoltare la montagna : una ricerca sulla cultura dell’abitare in San Bernolfo, Alta Valle Stura, Cuneo
Francesca Burzi
Ascoltare la montagna : una ricerca sulla cultura dell’abitare in San Bernolfo, Alta Valle Stura, Cuneo.
Rel. Piergiorgio Tosoni, Marco Simonetti. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura, 2011
Abstract
Il presente lavoro di recupero di parte dell'abitato componente la borgata alpina di San Bernolfo, incastonata tra le alpi dell'Alta Valle Stura cuneese, si presenta come occasione per rievocare e valorizzare un'architettura tradizionale del passato, in particolare l'architettura walser come esempio eccezionale di architettura sostenibile ante-litteram, realizzata con travi di larice ad incastro, secondo le esigenze di vita e di lavoro della popolazione, con i soli materiali locali integrati ad un innato senso di integrazione nel paesaggio.
La volontà progettuale nasce con l'obiettivo di invitare a riscoprire la montagna in tutte le sue parti: sia come architettura che nasce per rispondere alle esigenze pratiche della vita quotidiana sia come occasione per affrontare in maniera consapevole le sfide attuali come la sostenibilità ambientale, il risparmio energetico e il comfort abitativo. Il presente lavoro ripercorre infatti, in maniera diacronica, tutte le fasi di vita dell'architettura alpina, soffermandosi in particolare sui modelli abitativi blockhaus. La dimora alpina walser " sembra uscita dalla terra, come gli alberi dei nostri boschi. Fa corpo con la terra che la regge; è parte integrante del paesaggio che la circonda"1; questa architettura rappresenta uno degli esempi più significativi di testimonianza del popolo delle Alpi, nata dalla fusione delle esigenze di vita delle popolazioni alpine con le rigide condizioni climatiche esterne.
L'intento non è però quello di conservare e recuperare un'architettura del passato con interventi fini a se stessi rischiando di cadere in una passiva e statica musealizzazione delle dimore ancora oggi esistenti. Tuttavia si vuole proporre un progetto di recupero e valorizzazione gli edifici, per lo più conservati in stato di rudere, dinamico, rispettoso sia della cultura tradizionale vernacolare ma al tempo stesso aperto e attento al vivere contemporaneo, attuando così una rifunzionalizzazione consapevole del passato nell'ottica di impiego di tecnologie del costruire ambientalmente consapevoli.
Per tradurre e concretizzare questi obiettivi si è dovuto dapprima ripercorrere un lungo viaggio nella genesi di una cultura materiale basata sull'individualità dei luoghi, su rapporti geoculturali sottili tra sito e forma, su variazioni tecno-tipologiche sofisticate sostenute da materiali e tecniche costruttive che utilizzano in modo integrale i cicli delle risorse locali, per poi entrare all'interno di una razionalità e di visioni del mondo di tipo ecologico profondamente diverse da quelle che viviamo oggi.
Successivamente si sono elaborate soluzioni e proposte progettuali che fossero capaci di far dialogare la tradizionale cultura del luogo e delle tecnologie costruttive con le nuove esigenze di vita, dettate dalla rifunzionalizzazione di parte degli edifici componenti la borgata.
Queste soluzioni di compromesso si sono dovute confrontare con le antiche ideologie con cui è nata la casa rurale, la quale rispecchia le vicende storiche e sociali dell'insediamento della popolazione in determinate aree alpine. L'appropriazione di un certo territorio e delle sue particolari risorse naturali e l'uso dell'edificio non solo come struttura abitativa, ma anche a servizio dell'attività agricola, dell'allevamento del bestiame, del magazzinaggio di alimenti e altre scorte e come laboratorio di attività artigianali, sono stati infatti fattori determinanti per la sua creazione e pertanto nel progetto di recupero non si è potuto prescindere da questi. Questi fattori hanno sicuramente reso la ricerca di soluzioni di compromesso più complessa rispetto a un'unità abitativa di città (utilizzata per poche ore e quasi solo per mangiare e per dormire), ma al tempo stesso il lavoro si è rivelato altamente stimolante, spingendo la ricerca a conoscere la vera natura di una casa alpina come luogo capace di rispondere a molteplici usi.
Confrontarsi con queste dimore che si presentano come la casa giusta, al posto giusto, nel momento giusto è stato anche un interessante spunto di riflessione sull'architettura contemporanea, la quale talvolta dovrebbe fare tesoro di una complessità che, lungi dall'essere"superata", è invece ricchissima di spunti tecnologici e di utili indicazioni per rispondere alle attuali esigenze.
Il progetto di intervento, inoltre, si è orientato sull'analisi del comportamento bioclimatico dell'architettura walser, dove gli aspetti bioclimatici tradizionali, che garantivano il controllo termico degli ambienti, svolgono un ruolo determinante e pertanto non possono essere tralasciati; essi costituiscono infatti la base di quell'equilibrio originario creato dal montanaro per fronteggiare le infelici condizioni dell'ambiente esterno, sopperite, ad esempio, usando il calore degli animali come fonte di riscaldamento. Per risolvere i problemi relativi al comfort interno degli edifici in progetto, non si è voluto ricorrere a sistemi artificiali di controllo ambientale (alimentati quasi sempre con fonti di energia non rinnovabile), nella totale indifferenza verso le caratteristiche climatiche e geografiche del luogo di costruzione.
Tuttavia, l'esperienza dei walser, un tempo isolati nell'inospitale ambiente dell'alta montagna e ben consapevoli del necessario rapporto tra i fattori climatico- ambientali e le caratteristiche architettoniche delle costruzioni, è stata ancora una volta una lezione estremamente affascinante e decisamente attuale.
Poiché le antiche condizioni bioclimatiche non possono più essere ripristinate, la strada perseguita, presa consapevolezza di tale limite e modificatasi la destinazione d'uso rispetto al passato, ha visto il controllo bioclimatico ed energetico separarsi dal recupero architettonico. Esso non è più integrato, ma diventa nuovo, capace di rispondere ai requisiti moderni che fortemente si discostano da quelli tradizionali originari. La criticità di questo approccio vuole sottolineare le differenze, più o meno forti, delle esigenze originarie con quelle attuali e quali elementi positivi per la bioclimatica originaria del vecchio costruito contrastino oggi con le necessità di tali nuove funzioni. Tali analisi e considerazioni critiche hanno portato dunque a scegliere soluzioni energetiche con carattere dichiaratamente moderno, che non falsassero un equilibrio bioclimatico originario non più ripristinabile per la mancanza di quella moltitudine di fattori climatici, sociali, animali e funzionali che caratterizzavano la particolare vita del montanaro.
1 J. J. Christillin, "Légendes et recìts recueìllis sur les bords du Lys ", Musumeci, Aosta 1997
Relatori
Tipo di pubblicazione
URI
![]() |
Modifica (riservato agli operatori) |
