Progetti per la città compatta : un isolato residenziale in via della Moscova a Milano
Giulia Perona
Progetti per la città compatta : un isolato residenziale in via della Moscova a Milano.
Rel. Silvia Malcovati, Orio De Paoli. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura, 2011
Abstract
Questa tesi nasce da un progetto di collaborazione tra alcuni docenti del Politecnico di Torino e dell'Università di Potsdam, con l'intento di realizzare un insieme di tesi progettuali in diversi luoghi, ma accomunate dalla volontà di approfondire il tema della città e del rapporto tra questa e gli edifici dei quali essa è costituita.
Il titolo di questa tesi, dunque, "Progetti per la città compatta", vuole proprio indicare la ragione e il filo conduttore che regola il progetto nel suo complesso, andando a definirne le altezze e i rapporti con i vuoti e il costruito circostante.
In un tempo in cui si sente forte la tendenza a "fuggire" dalla realtà urbana e dal confronto, anche dal punto di vista progettuale, con aree dai connotati storici forti e inequivocabili, sempre più spesso ci si rivolge a luoghi poco definiti e immersi in un ambiente urbano difficilmente identifica bile in modo univoco, con la giustificazione, non sempre fondata, di "riqualificare" territori proponendo una nuova qualità urbana spesso totalmente avulsa dal contesto e ripresa da esperienze di ambienti completamente diversi, nonché nuove e talvolta aleatorie modalità di fruizione e di creazione di identità.
Questa tesi, inserita all'interno di un panorama molto più ampio, si propone, invece, di considerare la matrice storica e consolidata della città come la base inderogabile per qualunque sviluppo o integrazione futura.
Ciascuna realtà urbana nel suo complesso ha una propria, ben definita, caratterizzazione, sedimentatasi ed arricchitasi nei secoli, che, se stravolta dalla volontà caparbia di un architetto, non produce altro se non spaesamento e crisi di quella identità che tanto si cerca di ricreare.
La conseguenza di questo processo è, inoltre, la scarsa qualità e forza progettuale delle nuove costruzioni dei centri cittadini, dove permane e si diffonde questa idea di modificare l'assetto e la percezione dei luoghi.
Con questo, evidentemente, non si mira ad escludere qualunque possibilità di cambiamento e trasformazione in meglio del territorio, ma si vuole porre l'accento sulla fondatezza di queste proposte e sul loro radicarsi saldamente in quello che già fa parte del patrimonio storico ed esperienziale della città in cui si opera.
A queste valutazioni di tipo per lo più qualitativo, inoltre, si aggiunge la constatazione, assolutamente obiettiva, che la struttura urbana compatta, così come la conosciamo, si sia attestata in queste forme e secondo questi schemi per ragioni assolutamente pratiche e che, anche oggi, essa rappresenta il sistema più sostenibile e che meglio risponde alle esigenze di rifornimento delle risorse, di smaltimento dei rifiuti, di collegamento stradale e, perché no, anche di sfruttamento del terreno.
Si è pensato, pertanto, di scegliere come area di progetto un isolato che fosse immerso in un contesto storico forte e ineliminabile e in un centro cittadino, a contatto con tutte quelle esigenze e caratteristiche proprie della città consolidata.
Ciò non esclude, come si è detto, l'obiettivo di migliorare il modo di vivere degli abitanti e la percezione della città come un qualcosa di più vicino all'uomo, proprio andando ad intaccare quella volontà, ormai diffusa, di costruire edifici in altezza, che si discostino totalmente dalle proporzioni a cui siamo abituati e che riconducano all'immagine di città di matrice non italiana e totalmente avulse ed estranee alla nostra esperienza di vita.
La scelta di Milano come città in cui operare è venuta come una chiara conseguenza di questi ragionamenti, oltre che dall'individuazione del lotto in via della Moscova, interessante per la preesistenza monastica, che avrebbe collegato idealmente questo lavoro alla mia tesi di laurea di primo livello, dal titolo "Corti monastiche e conventuali", diventandone una sorta di ideale prosecuzione.
L'area scelta, inoltre, risultava molto vicina al convento di Sant'Angelo di Muzio, più volte studiato e disegnato nel corso degli anni universitari, e al quale sono rimasta legata come ad un modello sia dal punto di vista del rapporto con la preesistenza, sia da quello progettuale.
Relatori
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