La riappropriazione degli spazi urbani : forme alternative di vivere la città : uno skatespot in Piazzale Valdo Fusi
Valentina Marchesin, Elisabetta Tintori
La riappropriazione degli spazi urbani : forme alternative di vivere la città : uno skatespot in Piazzale Valdo Fusi.
Rel. Maurizio Lucat, Marco Simonetti. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura (Restauro E Valorizzazione), 2011
Abstract
TUTTO E' PARTITO DA...
Durante la fase di ricerca del tema per la nostra tesi ci siamo imbattute in una serie di concorsi di idee, tra cui il TYPS-Tell Your Public Space, finalizzato a scoprire e rivelare usi inediti e originali degli spazi pubblici con foto, video e racconti brevi.
Come viene descritto nel bando, "gli spazi pubblici di una città non sono sempre quello che ci si aspetta. Spesso dietro il muretto di un giardino o ai gradoni di una scalinata si possono scoprire usi inediti e originali: si mangia, si gioca, si balla, si fa all'aperto quello che in casa non si può o è meno divertente fare."
Questo concorso ci ha dato un input per iniziare lo studio diretto delle aree pubbliche aperte. Ci
siamo fecalizzate sul rapporto che lega città e cittadini, cercando di capire le cause secondo le
quali uno spazio si rivela come funzionale, e quando invece non entra a far parte delle abitudini
della collettività.
Per "pubblico" non si intende solo il fatto che queste zone siano di tutti, ma ci si riferisce
soprattutto all'uso che se ne fa: c'è chi si ferma, chi li attraversa, chi li trasforma.
Oggi lo spazio pubblico viene vissuto come un prolungamento dello spazio domestico (o commerciale): c'è una fuoriuscita dell'universo personale nella città, per cui lo spazio urbano si attrezza per adeguarsi alle esigenze individuali ed estendere le prestazioni di case sempre più strette.
Il vivere lo spazio cittadino in maniera personale è diventata una consuetudine, che esprime i bisogni materiali e immateriali dei singoli individui che compongono la comunità, e a Torino non mancano esempi di "appropriazione urbana spontanea": dai tanghi improvvisati nelle piazze,
agli studenti della scuola di circo di Grugliasco che si allenano intrattenendo gli autisti fermi ai semafori, ai ragazzi che sostituiscono la spiaggia con il parco del Valentino, per prendere il sole, giocare a palla e, talvolta, studiare.
Durante questa ricerca generale sugli usi non convenzionali degli spazi pubblici ci siamo imbattute nella tematica degli sport urbani.
È una tipologia di appropriazione urbana spontanea che si è evoluta moltissimo negli ultimi anni, diffondendosi anche nei territori italiani. Questo fenomeno, ben presente anche a Torino, è stato confrontato con altre realtà, nazionali ed internazionali.
Gli sport urbani prevedono l'uso della città come uno spazio ludico, una palestra a cielo aperto, i cui limiti fisici diventano delle sfide, degli stimoli per esercitarsi e divertirsi. Sport urbani come il parkour, il golf urbano e il bike polo non necessitano di spazi "dedicati": si diffondono spontaneamente, sfruttando quelle che dovrebbero essere delle "barriere" per alimentare un divertimento sano, e per trasformare un pezzo di città in un ambiente ludico.
Tra le diverse discipline sportive cittadine che abbiamo analizzato, il nostro interesse si è rivolto in particolare al mondo dello skating, dove per skating si intendono le discipline di scivolamento quali skateboarding e pattinaggio in primis.
Questo focus è dovuto al fatto che come per altre discipline urbane, è notevole la capacità di appropriazione e di personalizzazione degli spazi pubblici non dedicati; ma oltre questo, perché lo skateboarding è sicuramente una disciplina in crescita, in rapida e continua diffusione, anche nelle città italiane. Perché è facile divertirsi con poco, imparare trucchi di abilità, stare all'aria aperta e skateare liberamente.
Non servono palestre o spazi destinati: ne è un chiaro esempio il monumento al Duca di Savoia in piazza Castello a Torino.
È evidente come questa parte di piazza si sia trasformata da punto di riferimento con valenza storica e luogo di passaggio a zona di sosta e di spettacolo per i passanti, affascinati dalle evoluzioni e dagli allenamenti dei giovani skaters. Il fatto che questa tribù si sia "impossessata" dei lisci marmi che caratterizzano il monumento non ne implica l'uso esclusivo, poiché esso viene comunque utilizzato come zona di ritrovo da parte di ragazzi che nulla hanno a che vedere con questo sport urbano.
E dunque lo skateboarding come elemento catalizzatore, come polo attrattivo e destinazione d'uso in grado di riqualificare aree morte, di favorire l'aggregazione sociale e lo scambio, come "spettacolo" open air.
Ci siamo soffermate sugli spazi "dedicati": non solo Street skating, dunque. Lo studio degli skatepark e degli skatespot presenti in America, in Europa e in Italia; l'arredo urbano specifico; lo studio dei materiali e delle innovazioni: tutto ci è servito per approfondire la conoscenza su questo sport in diffusione.
Per dimostrare la capacità di questo sport urbano di attirare un pubblico misto e dunque di vivificare zone "morte, abbiamo cercato un caso applicativo: piazzale Valdo Fusi, piazza di Torino poco sfruttata e, attualmente, dalla poca identità urbana.
Il concepì mostra come uno spazio non vissuto può essere reso vivo e fruibile con l'assegnazione di una connotazione come skate-spot, attraverso la creazione di elementi tecnologici per la disciplina dello skateboarding che non alterino l'uso dello spazio da parte di un pubblico diversificato.
La scelta non è né casuale né emotiva, ma trova un riscontro reale nell'esigenza dei Comune di Torino di integrare e modificare l'attuale arredo urbano del piazzale affinché questo luogo acquisti un ruolo di incontro e di scambio. E proprio agli skaters l'Amministrazione ha dedicato una buona parte del suo progetto di riqualificazione della piazza. Movimenti spontanei e associazioni private hanno fatto delle proposte che il Comune ha ritenuto valide, e vi è stata una mobilitazione generale.
La differenza tra le nostre intenzioni e quelle già approvate e finanziate dell'Amministrazione comunale consiste in un studio ponderato del progetto per elementi di arredo urbano che si leghino al contesto della piazza e che siano destinati ad un pubblico misto. Non solo skatespot, ma anche spazi aggregativi.
Il nuovo arredo urbano fungerà da catalizzatore, senza però intaccare il progetto originale della piazza.
Si è scelto infatti di utilizzare elementi di arredo skate significativi, i più amati e utilizzati, senza però avere pretese progettuali: si tratta di una suggestione per un approccio sociologico e urbano ai problemi della piazza attraverso la disciplina dello skateboarding.
Il concepì è stato poi arricchito con la tematica ecosostenibile, che non si ferma all'inserimento del fotovoltaico, ma che propone una tecnologia nota applicata in maniera innovativa: il piezoelettrico nelle rampe da skate. Un'idea personale che può avere un riscontro reale in futuro, una suggestione di risparmio energetico inedita ma con convenienze concrete.
Sport urbano e appropriazione della città: la proposta è di dimostrare come sia possibile rendere vivo un vuoto urbano attraverso l'uso alternativo dello spazio.
L'installazione di elementi skate innesca una reazione a catena, attirando gli skaters che a loro volta attraggono un pubblico diversificato, e tutti sono in grado di sfruttare la piazza grazie agli elementi che si prestano a un uso multiplo: aggregazione, sport, percorso.
La piazza entra così a far parte della vita dei cittadini, diventando un luogo vivo e personale, per tutti.
Relatori
Tipo di pubblicazione
URI
![]() |
Modifica (riservato agli operatori) |
