Storia dell'urbanistica di Bergamo in età moderna e contemporanea
Romina Cuda
Storia dell'urbanistica di Bergamo in età moderna e contemporanea.
Rel. Vera Comoli, Cristina Cuneo. Politecnico di Torino, Corso di laurea in Architettura, 2003
Abstract
La tesi presentata "Storia dell'urbanistica di Bergamo in età moderna e contemporanea", propone lo studio della trasformazione che la città ha avuto dalle origini fino al XX secolo, con attenzione particolare rivolta alle fasi dello sviluppo nei secoli Ottocento e Novecento. L'ultima parte analizza in particolar modo i piani più importanti dal dopoguerra a oggi. Si nota come il tema predominante sia quello dell'espansione della città verso sud, oltre la "barriera" ferroviaria, in altre parole, la prosecuzione dello sviluppo "sull'asse" cha va da porta San Giacomo a Porta Nuova e oltre, che nella storia di Bergamo ha grande importanza. Assieme ad altre immagini, quella della "mezza luna", della "mano aperta", della "città murata", delle "isole" ha strutturato il modo di pensare la città e le sue possibilità di crescita e di sviluppo..
Una delle prime cose da riconoscere è la particolarità del sito su cui è sorta e si è sviluppata la città, vale a dire, il sistema collinare, sito che tanta responsabilità assume nell'articolazione e nella distribuzione dei vari fenomeni, nei tempi più lontani cosi come in quelli più vicino a noi. La città, che fin dalle origini, occupa la parte meridionale di questo sistema, si distribuisce in parti e piani ben distinti: il nucleo antico, in posizione elevata, da sempre sul monte e i borghi. Dopo la conquista, agli inizi del Il secolo, dell'Italia settentrionale da parte dei romani, anche il territorio di Bergamo subisce una progressiva romanizzazione. Risale a quest'epoca la radicale trasformazione e l'organizzazione dell'impianto urbanistico che stabilisce dei riferimenti, che rimangono costanti nelle città (almeno a livello di pianta), come l'individuazione di un centro geometrico che poco si discosta dall'attuale cuore di città afta.
Per la città altomedioevale, di cui sappiamo poco, ricordiamo il periodo carolingio, il dominio vescovile ed il libero comune, la stagione che, durata dalla seconda metà del XII secolo al 1330, porta a una caratterizzazione della città, con impronta così marcata, che ancora oggi definiamo spesso Bergamo "Città medievale" o "Città comunale". In ogni caso molte delle scelte operate in questo periodo, oltre da aver agito sul tessuto precedente confermando o mutando certi lineamenti, sfidano i tempi e diventano elementi distintivi del volto di Bergamo nei secoli successivi e anche nel nostro.
Dal 1330 al secolo scorso, si avvia quel processo di bilanciamento di Bergamo, tra Milano e Venezia, che durerà per secoli e che farà diventare Bergamo città di confine, con tutte le implicazioni immaginabili, anche sul piano della cultura e della "personalità"complessiva della città. Dal 1428 al 1797, infatti, Bergamo è sotto il dominio delle Repubblica di Venezia, interessata alla città per motivi di ordine militare - strategico, ma anche economico. Anche se rimane difficile raccordare le periodizzazioni di carattere storico, politico ed economico, con quelle di interesse urbanistico - architettonico, l'evento cruciale, che segnerà tutto il futuro urbanistico della città è la costruzione delle mura. La loro edificazione, avvenuta tra il 1561 e il 1590, cambia definitivamente il rapporto fra città alta e i borghi. Durante i secoli XVII e XVIII si alternano fasi depressive, come la peste che colpisce la città nel 1629, a fasi in cui si intravedono i primi segni di un futuro e ricco sviluppo economico e culturale (la nascita del Sentierone). Verso la fine del Settecento nel capoluogo nascono i primi opifici e la città è al centro di importanti traffici commerciali (con la Fiera di Sant'Alessandro), processo che culminerà con la costruzione in muratura della fiera, l'evento urbanistico più importante del Settecento.
Dopo il 1797 (anno della fine del dominio veneziano), Bergamo diviene città di frontiera, con posizione strategica e si volge verso Milano. Da questa data fino al 1814 la città vive la ventata napoleonica che, seppur breve, lascia effetti abbastanza profondi, nell'assetto urbano (con i grandi viali di circonvallazione delle mura, la costruzione dei ponti in muratura e la definitiva apertura delle porte), ma anche e soprattutto nella riorganizzazione sociale e civile (la Commune); apre inoltre le porte ai grandi cambiamenti di città bassa che si realizzeranno, però, solo in seguito, sotto Francesco I, imperatore d'Austria. L'Ottocento oltre ad essere il secolo delle grandi espansioni dei borghi, dell'apertura della strada Ferdinandea e della Barriera delle Grazie, è il secolo in cui la nuova borghesia cittadina coltiva e sviluppa l'arte e la musica. Fra le strutture per lo spettacolo, che nascono in questo secolo, troviamo il Teatro Sociale in città afta, che attraverso tutte sue le vicende, vive ancora oggi, è testimone del "passaggio" delle attività e del fulcro cittadino dalla parte afta alla parte bassa. Questo teatro è uno dei segni dello spostamento delle vita culturale e sociale, oltre che economica, e del continuo abbandono del centro antico proseguito fino al secolo successivo. Il progressivo riordino degli spazi, tra i borghi principali, si unisce al processo di rimozione e di sostituzione graduale di funzioni in città alta. Con l'Ottocento avviene, infatti, un ribaltamento radicale delle topografie interne, assistiamo a quel caratteristico fenomeno che si potrebbe chiamare città multipla: a fianco della città vecchia o città alta, comincia a nascere una nuova città, la città bassa. Comincia quel processo di passaggio dalla città sul monte, ad una città sul piano, prima chiusa tra i due vecchi borghi principali, poi travalicata oltre gli antichi limiti, fino a raggiungere l'assetto attuale. E' importante analizzare e capire il nuovo modo di porsi della città antica, rispetto alla nuova in formazione.
Il Novecento, invece, è il secolo dei piani urbanistici ed è il momento in cui Marcello Piacentini progetta il nuovo centro della città dopo il definitivo abbattimento della struttura della fiera. L'architetto elabora un progetto che non solo soddisfa pienamente le esigenze della nuova città ma ne diventerà anche il "luogo simbolo" e non subirà varianti di rilievo fino a oggi. Comincia a delinearsi allo stesso tempo il problema del centro storico. Per la prima volta viene indetto un concorso (1926) e poi un piano (1934) per il risanamento della parte antica, Luigi Angelini propone una serie di cambiamenti (viabilità, apertura di nuove vie, pulizia degli edifici) che migliorano le condizioni di vita, divenute ormai disdicevoli. Il discorso sul centro storico si rende particolarmente vivo ancora oggi e si pone con perentorietà, oltre all'aspetto conservativo del centro stesso nel suo insieme e nelle sue parti, proprio per il significato e la funzione che esso assume nel nuovo centro urbanistico di Bergamo.
Ho ritenuto infine opportuno studiare alcune delle attuali proposte urbanistiche fatte per la città, proposte che hanno origini diverse, ma alla base delle quali vi è il rapporto fra il centro e la città che è cresciuta intorno, e il territorio più vasto bergamasco e lombardo. Come già tante volte nel passato, i progetti di espansione (a sud) si fondano sull'ipotesi di un trasferimento delle più importanti sedi pubbliche e amministrative dal centro verso Bergamo sud, trasferimento che, come si vedrà, non trova nei fatti il sufficiente consenso e le necessarie condizioni per essere attuato.
Relatori
Tipo di pubblicazione
Corso di laurea
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