Analisi paesaggistica attraverso il disegno: la cava della Rocchetta
Emiliano Carlevaris
Analisi paesaggistica attraverso il disegno: la cava della Rocchetta.
Rel. Mauro Dadone, Mauro Luca De Bernardi. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura, 2010
Abstract
Oggi come ieri, per molte generazioni di Villanovesi, la cava della Rocchetta è stata un elemento assolutamente integrato nella vita di tutti i giorni: da sempre si vedono circolare nelle strade i camion bianco - blu "di Giuggia", da sempre si sentono le sorde detonazioni dell'esplosivo usato per frammentare i blocchi più resistenti; da sempre la cava fa da sfondo alla chiesa parrocchiale e al centro paese, ed è visibile da grande distanza. Con il passare dei decenni il fronte triangolare è arretrato, lasciando il posto a un piazzale di diverse centinaia di metri su cui hanno trovato posto gli impianti di lavorazione e smistamento del materiale.
Questo enorme spazio è visibile solamente dalla cima del Monte Calvario o dall'antico borgo di Villavecchia che lo domina dall'alto; da Villanova e dalle zone circostanti lo si può solamente immaginare, poiché esso è riparato da una quinta rocciosa di una decina di metri di altezza.
Il mio personale rapporto con la cava ha inizio nell'estate 2009, durante uno stage nell'Edilvetta, un'impresa di costruzioni che ha sede operativa nell'area di cava; spinto da una curiosità che ha radici fin nella mia infanzia, ho colto quell'occasione per approfondire tutti gli aspetti che mi erano oscuri fino a quel momento; ho avuto modo di conoscere tutti i passaggi della trasformazione degli inerti in calcestruzzo o bitume, l'organizzazione, il funzionamento e i rapporti di convivenza fra due imprese concorrenti quali Giuggia s.r.l. e Saisef S.p.a. che si estraggono nella Rocchetta, e che hanno entrambe sede e impianti sul piazzale di cava. L'avvicinarsi della fine della coltivazione da parte delle due imprese, causa gli accordi presi con il Comune di Villanova e la presenza di un vincolo idrologico ormai prossimo al fronte di cava, ha fatto nascere in me l'idea e il desiderio di approfondire il tema del recupero ambientale di tale luogo. I principi da adottare in simili progetti devono soddisfare la duplice esigenza dell'ambiente naturale e della creazione di spazi coperti da vegetazione alternati a quelli aperti. La progettazione naturalistica è anche sapiente impiego delle risorse vegetali autoctone.
[...] Tra i problemi ambientali di maggiore urgenza, quello rappresentato dalle cave dismesse si distingue per la notevole complessità degli aspetti e delle competenze coinvolte.
Per la bonifica delle aree di cava, intervento propedeutico al recupero con tecniche di rinaturalizzazione, è necessaria la predisposizione di un piano di risanamento mirato e sviluppato sulla base di un'accurata campagna di indagini. Gli obiettivi che ci si prefigge di raggiungere sono ovviamente funzione sia delle condizioni dell'area da recuperare, sia dell'ambiente circostante che inevitabilmente condiziona le scelte, sia, ma non in ordine di importanza, delle risorse economiche disponibili: fattore quest'ultimo che, come in ogni ipotesi progettuale, condiziona gli obiettivi, la scelta delle tecniche di recupero e i tempi di realizzazione dell'intervento.
La finalità dell'intervento è che si instauri quel lentissimo processo naturale di evoluzione verso il climax senza la necessità di azioni successive. L'intervento dell'uomo deve avere il solo scopo di accelerare i tempi di naturalizzazione del sito dismesso: infatti, la natura da sola riuscirebbe a mitigare quella ferita prodotta dall'intervento estrattivo, ma con tempi molto lunghi se rapportati ai tempi biologici dell'uomo.
Relatori
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