Messina : cento anni di "baracche" : processo di riqualificazione urbana attraverso autocostruzione associata ed assistita
Cecilia Mauro, Cristian Donato Dalmasso
Messina : cento anni di "baracche" : processo di riqualificazione urbana attraverso autocostruzione associata ed assistita.
Rel. Maria Adriana Giusti, Delfina Comoglio Maritano, Piergiorgio Tosoni. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura (Restauro E Valorizzazione), 2010
Abstract
Siamo venuti a conoscenza del problema "baracche" a Messina nel dicembre 2008: decorreva il centenario del terremoto che colpì l'area dello Stretto agli inizi del Novecento distruggendo le due città che vi si affacciano e provocando decine di migliaia di morti.
Nell'anniversario della catastrofe televisioni e quotidiani si occuparono dell'argomento per un breve arco di tempo: denunciarono condizioni di vita al limite, mancanze amministrative e una scarsa volontà di affrontare definitivamente il problema...poi si tornò al silenzio.
La situazione che veniva presentata è quella di una città in cui, nel XXI secolo, circa 12.000 persone vivono in abitazioni fatiscenti: case di legno o di mattoni, con tetti in lamiera, plastica o eternit, senza fogne, con infiltrazioni d'acqua, allacciamenti elettrici "azzardati" e condizioni igienico-sanitarie in alcuni casi estreme. Chiunque avrebbe collegato queste immagini ad una favela brasiliana o più in generale ad una baraccopoli di un paese in via di sviluppo, ma siamo in Italia. La cosa più difficile da credere era che quella situazione si trascinava da un secolo: dal 28 dicembre 1908. Cento anni più tardi oltre 3000 famiglie stanno ancora aspettando una casa. I pronipoti dei terremotati vivono ancora in abitazioni che già nel 1910 erano state definite "provvisorie".
[...] Documentandoci sull'argomento la cosa più stimolante che abbiamo trovato è stata un sito internet creato da messinesi (www.messinacittanegata.it); non da baraccati ma da persone con diverse esperienze e che attraverso differenti percorsi personali sono giunte ad occuparsi del problema cercando di farlo conoscere sul territorio locale e nazionale. In questo gruppo abbiamo trovato subito degli interlocutori molto disponibili. Era evidente che il problema fosse più complesso di quello che pensavamo e dopo averne parlato con alcuni professori abbiamo deciso di organizzarci per osservare da vicino questa situazione.
In due mesi di permanenza a Messina non pretendiamo di aver compreso tutte le difficoltà e le contraddizioni del caso "baracche" ma sicuramente abbiamo colto e approfondito molti degli aspetti che compongono questa realtà: da quelli politici a quelli storici, da quelli culturali a quelli amministrativi e tecnici. [...] Sin dalla prime fasi del nostro approfondimento a Messina ci è parso chiaro come il Comune si occupi di queste aree con progetti architettonici e urbanistici che prevedono lunghi tempi di attuazione ma nel breve periodo di fatto abbandoni le popolazioni che vivono qui: dalle fognature all'illuminazione, dal pericolo delle coperture in eternit ai cavi elettrici scoperti agli allagamenti, tutto sembra essere lasciato al caso. Son stati proprio i baraccati a raccontarci di come qui la politica, lo Stato, arrivino solo quando ci sono imminenti elezioni locali. Ai candidati di turno un tempo bastava un sacco di pasta; ora offrono posti di lavoro, case popolari o piccoli lavori di manutenzione nella baraccopoli in cambio di voti. Nel frattempo la gente che vive nelle aree baraccate si trascina questa situazione di anno in anno: alcuni hanno ancora la forza di protestare, altri si aspettano una casa dal Comune ma non sono nemmeno a conoscenza delle liste di assegnazione. Ci sono anche alcuni casi di persone che non vogliono abbandonare le baracche. [...] Il problema delle baraccopoli è molto complesso e va analizzato sotto tutti i punti di vista: non è solo un problema abitativo ma anche sociale, fatto di povertà ed emarginazione. Nonostante negli anni Settanta sia partito il "progetto di Risanamento" per queste aree la situazione oggi è tutt'altro che risolta. Permangono diversi problemi: sia tecnico-amministrativi che culturali.
[...] Il nostro lavoro si suddivide in tre fasi: nella prima ripercorriamo la storia delle baraccopoli dal post terremoto agli attuali piani urbanistici; nella seconda presentiamo la situazione attuale dei quattordici insediamenti in cui ci siamo recati e analizziamo il fenomeno cercando di approfondirne tutti gli aspetti. Dai problemi più evidenti osservati durante i sopralluoghi abbiamo analizzato il fenomeno dell'abusivismo della sua complessità. Questa fase è stata indispensabile per arrivare alla nostra proposta: che volevamo presentare come alternativa all'attuale modo di operare. Abbiamo individuato nell'autocostruzione assistita un metodo che permette di diminuire i tempi e i costi di realizzazione delle nuove abitazioni e nello stesso tempo un sistema per integrare meglio gli ex baraccati e i nuovi spazi costruiti. In passato infatti il passaggio dalla baracca alla casa popolare, non essendo affiancato da nessuna rieducazione civica ha portato a situazioni come quella delle Case Arcobaleno. Nelle nuove costruzioni gli inquilini continuavano a comportarsi come nella baraccopoli: estendevano l'abitazione come meglio potevano, considerando gli spazi pubblici come possibili aree di cui appropriarsi. Nel nostro progetto cerchiamo di raggiungere una diversa concezione dello spazio pubblico e privato sia attraverso strategie sia tecniche che socio-culturali.
Relatori
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