Ripristino e armo velico di un gozzo in legno di 10 m
Valentina Donà
Ripristino e armo velico di un gozzo in legno di 10 m.
Rel. Giulio Ventura, Roberto Roccati. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura, 2010
Abstract
Questa tesi tratterà il recupero di una barca toscana in legno, il suo rilievo, il piano velico, lo studio delle forze applicate all'armo e le relative sollecitazioni. Uno studio della statica applicato ad un sistema costruttivo mai trattato durante il mio percorso universitario, ma pur sempre tema architettonico.
Questo lavoro tratta di una parziale ricostruzione, eseguita artigianalmente con tecniche costruttive tramandate nel tempo dai "mastri d'ascia".
La figura del progettista è qui rivestita dal mastro d'ascia Carlo Ambrogio Bedini: artigiano costruttore. Il mastro d'ascia ha eseguito la ricostruzione sostituendo l'opera viva dello scafo, le cui componenti originali erano intaccate dal marciume del legno. Il Signor Bedini ha lavorato lasciando le parti originarie come forma da seguire, sostituendole progressivamente nel corso del lavoro, per avere un guida, cioè la barca ha mantenuto la forma originaria dello scafo.
Ogni minima forma risiede in una causa precisa, quello che esce dall'ascia è un'opera funzionale: con proporzioni dettate da convenzioni storiche, un'opera il cui scopo primario è sì la navigazione, e quindi la mobilità, ma anche quello di riparare e custodire le merci e l'uomo stesso in navigazione e nei porti. Un rifugio, ma a differenza delle architetture tradizionali, un'architettura navigante.
L'enciclopedia Zanichelli così definisce "architettura navale":
Architettura navale: scienza che tratta lo studio della nave dal punto di vista geometrico e meccanico, considerandola nel suo insieme come un corpo di forma data, galleggiante e propulso nell'acqua, tranquilla o agitata, in condizioni normali o di avaria. L'architettura navale studia la forma e le dimensioni della nave, la sua resistenza all'avanzamento, le sue qualità nautiche, i tipi di propulsione, ecc.; i problemi che da ciò derivano sono risolti basandosi sulle leggi della meccanica, dell'idrodinamica e dell'idrostatica. Le leggi essenziali sull'equilibrio dei corpi immersi nei liquidi furono individuate già nel sec.III a.C. da Archimede, tuttavia solo in tempi relativamente recenti i criteri e le tecniche da applicare nel progetto e nella costruzione della nave ricevettero una formulazione organica scritta. La prima opera sistematica della quale si abbia notizia è la Nautica mediterranea di Bartolomeo Crescenzio (1607); a questa fecero seguito numerose altre opere, alcune proprio col titolo di Architettura navale.
Definizione scolastica e precisa, ma in essa (e in tante altre che ho trovato durante la mia ricerca) non si ritrovano le componenti culturali, storiche, progettuali e, perché no, un po' mistiche che sono alla base del principio di costruzione di una qualsiasi imbarcazione, da uno yacht da diporto ad un peschereccio o ad un semplice gozzo a remi. L'insieme di conoscenze necessarie alla costruzione di una nave null'altro è che ars ossia arte. E la conservazione, il progresso e la trasmissione dell'arte, avveniva non per mezzo di formule matematiche o supporti grafici ottenuti dalla geometria applicata, ma grazie alla parola, parlata o scritta, e all'osservazione di regole semi-empiriche. L'arte navale, ancor più delle altre arti, non si sottraeva a questa regola.
[...] Murena nasce e viene recuperata artigianalmente ma nasce da retaggi di architettura navale. Le proporzioni dello scafo infatti, governano la scelta della forma, sono a loro volta guidate dalle esigenze e dall'uso che si doveva fare della barca. Così come gli Ordini in architettura civile sono stati una guida severa e obbligata per gli architetti, fino alla prima metà del secolo scorso, così l'importanza delle proporzioni ha regolato la progettazione architettonica civile e religiosa da sempre, e i restauri conservativi non posso che prescindervi. [...]
Relatori
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