Progetto di un museo sull'immigrazione integrato nella città di Miami
Daniele Brossa
Progetto di un museo sull'immigrazione integrato nella città di Miami.
Rel. Antonio Besso Marcheis, Marco Filippi. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura (Costruzione), 2009
Abstract
Secondo una visione tradizionale il museo è uno dei grandi" temi pubblici" (volendo citare un concetto di Marco Romano), deputato alla conservazione delle opere d'arte per racchiudere la memoria storica, grazie ad oggetti preziosi da ammirare a debita distanza.
L'aristocrazia e i potenti sin dall'antichità hanno privilegiato le raccolte di oggetti privati e solo nel secolo XVIII assistiamo alla nascita dei primi grandi musei di tipo pubblico. Questi continuarono, però, a conservare una funzione prevalentemente estetica e decorativa, il loro scopo era, infatti, quello di conservare grandi collezioni artistiche e consentirne al pubblico una visione controllata.
Dobbiamo attendere gli inizi del Novecento per assistere ad un cambiamento radicale rispetto a tale dimensione elitaria. In questo secolo, infatti, avviene la riscoperta delle arti popolari e delle scienze che hanno creato le condizioni per prendere in considerazione non solo gli oggetti artistici, con particolari caratteristi-che estetiche accreditate, ma anche quelli della vita quotidiana, del mondo del lavoro, con un'attenzione rivolta, quindi, a quei beni che potessero essere espressione di una civiltà. Il cambiamento di prospettiva è dovuto alla complessiva riflessione sui beni culturali e sulla stretta relazione tra la realtà oggettuale con il gruppo d'appartenenza. Giuliano Bellezza, docente della facoltà di Lettere all'università di Roma La Sapienza, sostiene quanto segue: "Molto valida è l'osservazione che un bene culturale è in genere un prodotto di cultura, frutto e fattore di civiltà", in particolare per aver evidenziato la funzione estremamente positiva dei beni culturali come promotori di civiltà proponendo la seguente classificazione: "beni culturali singoli, insiemi di beni culturali singoli, beni atipici", con la considerazione per quanto riguarda questi ultimi che "qualsiasi deposito di manufatti viene considerato bene cultura-le, perché permette di aumentare le nostre conoscenze". Questa concezione che manufatti, anche quelli non esteticamente rilevanti, ma segni rappresentativi di civiltà siano degni di attenzione, è il punto di partenza della nuova prospettiva delle istituzioni museali, aggiungendovi un ulteriore elemento: la consapevolezza che anche l'ambiente è un bene. Nella riflessione degli ultimi decenni si possono, infatti, ricondurre tipologie come i musei territoriali all'aperto e gli ecomusei, insomma un complesso di "nuovi soggetti... facenti riferimento quasi sempre a una seconda generazione di analoghe esperienze europee e specialmente inglesi e francesi, quella dei parchi di archeologia industriale e degli ecomusei".
L'attenzione si è così estesa ad aree territoriali vaste, ad ampie tematiche e non è più rivolta a dei semplici oggetti. Sono, dunque, significative e degne di memoria non solo le opere d'arte, ma tutta la dimensione materiale della vita quotidiana, o delle esperienze proto-industriali, di particolari fenomeni che hanno influenzato un determinato territorio, sempre con l'intento di portare alla luce uno spaccato sociale nella sua interezza. Vi sono, come nel mio caso, anche musei che seguono una logica trasversale: un tema che diviene oggetto di conservazione, come i musei dell'emigrazione, che si propongono come veri e propri laboratori di ricerca, perché raccolgono testimonianze e materiali, ricostruiscono l'ambiente dei migranti e, quindi, con-sentono l'analisi dei motivi dei trasferimenti, favorendo così la riflessione, da parte di una collettività, su un fenomeno spesso doloroso e lacerante. Esperienze come gli ecomusei, i musei della civiltà contadina o dell'emigrazione rappresentano il vero ampliamento tematico rispetto all'immagine tradizionale dell'istituzione come raccolta di opere da mostrare ad un'elite. Un cambiamento radicale si è riscontrato anche nella modalità di comunicazione e negli strumenti di cui quest'ultima si serve; infatti ciò che si propone è una "visita attiva" intesa come partecipazione emotiva e non solo, percettiva del visitatore.
Relatori
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