RIPROGETTARE A BRASILIA
Giulia Garbaccio
RIPROGETTARE A BRASILIA.
Rel. Riccardo Bedrone, Piergiorgio Tosoni, Claudio Queiroz. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura, 2009
Abstract
"Viviamo in un mondo di città. In molte aree, fra le più ricche del mondo, viviamo come cittadini anche fuori dalle città. Nella storica opposizione fra città e campagna, la città, da sempre qualitativamente superiore, trionfa oggi, su scala mondiale, anche in termini quantitativi. Luogo dello scambio, luogo del potere politico, dopo l'industrializzazione anche luogo di produzione, oggi la città è più che mai il luogo dove si costruiscono e si governano la ricchezza e la povertà, si disegnano e si impongono gli stili di vita, si condiziona il destino degli individui e dell 'ambiente. "
Non è facile stabilire che cosa sia una città e chi possa essere considerato un cittadino: non c'è una misura, o un sistema di misure universalmente accettato. Ci troviamo di fronte a un quadro in continua trasformazione, o meglio, in continua espansione.
Quelle parti di città che sono state eostruite negli ultimi decenni non sono tutte uguali; se all'occhio del visitatore disattento appaiono simili, basterà guardare un po' più a fondo per comprendere la diversilà di scelte spaziali, risultati ambientali, modi e tipologie del costruito. E' vero che alcuni caratteri sono comuni, perché sono il risultato di meccanismi di sviluppo economico e di atteggiamenti collettivi assai simili, ma le città continuano a portare il marchio della loro storia, dell'intreccio di tradizioni, ideologie e culture. Esprimono un'identità e il ruolo che rivestono nell'epoca della globalizzazione economica e del nuovo ordine politico.
Nonostante l'eterno conflitto ira città ideale e città reale, è molto forte la necessità di intervenire, da parte dell'architetto, nel controllo e nell'orientamento dei tracciati della città, Una volta accertato che la città è tanto vasta quanto non riconducibile ad uno schema significativo, gli architetti collaborano con altri percorsi disciplinari, come quelli di geografi, economisti, sociologi, urbanisti, antropologi, politologi. Si arriva così a conoscere meglio la città reale, il modo in cui sì forma, nel quale viene percepita, con il quale viene vissuta.
Il processo di costruzione della città sembra oggi implicare una sorta di naturalità della condizione urbana per superare l'antica visione della città ideale e restituire spazi più vivibili a prescindere da un'idea di società, tanto ideale quanto difficile da gestire.
Nonostante la sfiducia nella pianificazione urbana come strumento utile ai fini di una positiva gestione degli spazi urbani, manifestata da numerosi teorici e urbanisti in questi ultimi anni (primo fra tutti lo stesso Giorgio Piccinato, insieme a Kevin Lynch, che afferma "Le città, come i commenti, sono semplicemente grandi fenomeni naturali, ai quali ci dobbiamo adattare"2), l'urbanistica a livello mondiale non può prescindere da un'assoluta necessità di pianificazione e alcuni episodi, seppur rari e isolati, testimoniano ancora le potenzialità di questo strumento.
Nei paesi in via di sviluppo - diversamente da quelli economicamente avanzati, dove la crescita dell'urbanizzazione è pressoché nulla, dal momento che sembra si sia raggiunto una sorta di livello di saturazione - si registra un costante aumento della popolazione urbana. Cresce a causa dell'alto tasso di natalità del paese, ma anche per un flusso migratorio dalla campagna apparentemente inarrestabile; la fuga verso la città, come nell'Europa del XIX secolo, è una scelta di vita, testimonianza di speranza, di fede nel cambiamento.
Come già affermato in precedenza, alcuni episodi concedono fiducia all'urbanistica: Nuova Delhi, Chandigarh, Brasilia sono simbolo di rinascita di una nazione, espressioni monumentali senza attingere riferimenti diretti al repertorio formale occidentale, cercando piuttosto di declinare il proprio linguaggio secondo suggestioni e tradizioni locali.
Brasilia, città pianificata, moderna capitale di un paese come il Brasile è un esemplare raro e interessante della storia della pianificazione urbana: "dalla pianificazione è sorta Brasilia" , nella seconda metà del XX secolo; progettata in pochi mesi e costruita in cinque anni, può essere considerata fra le più recenti espressioni di pianificazione territoriale a servizio di un paese desideroso di nuovi stimoli e fiducioso nelle proprie possibilità.
Brasilia è la sedimentazione di caratteristiche adottate e scelte durante un lungo periodo. Lo stile rappresenta una lenta opzione collettiva, una sorta di "compilazione di regole riconosciute ' e non può essere opera di un individuo. Questo consenso sottintende l'esistenza di un gusto comune.
Modelli antichi come la città lineare e la città giardino rielaborati alla luce del movimento moderno si fondono in un sistema complesso di città "rodo viaria", città parco, "sogno ancestrale de! patriarca" .Un profondo legame tra forma e funzione, espresso per mezzo di un'architettura che da moderna e internazionale si rivela profondamente legata alla cultura e all'immaginario locale, si disvela a poco a poco, attraverso una struttura primaria semplice e ben chiara che incoraggia la costruzione di nuovi significati e induce l'abitante a crearsi il proprio mondo.
Sì può affrontare il tema della città da numerosi punti di vista. Niente meglio della città si presta a molteplici visioni, letture, interpretazioni e rappresentazioni. Un viaggio attraverso la storia e il pensiero, la letteratura e l'architettura, per fornire una visione il più possibile completa di un così vasto fenomeno, tanto eterno quanto quotidiano. La ricerca teorica si conclude con un progetto pratico, a dimostrazione di come teoria e pratica siano inscindibili nel fare architettura, due campi che collaborano all'esito positivo di un unico risultato e al servizio di un unico soggetto, l'individuo.
A Brasilia trovano localizzazione tanto gli studi di caso quanto il tema finale di progetto, che consiste nella riqualificazione di una quadra commerciale, nello specifico 1' Entrequadra 205-206 Nord, esperienza diversa dal modello applicato alla città e rivelatasi, con il tempo, fallimentare. Trovarsi ad agire su una porzione di città diventata patrimonio Mondiale dell'Umanità è tanto complesso quanto affascinante. A Brasilia una parie sta al tutto e ogni modifica locale incide su equilibri sia locali che globali che, per quanto stabili, mantengono comunque quella minima parte di inaffèrrabilità legata alla natura stessa di ogni città. E' una sfida, da disputarsi nel rispetto di ciò che c'è ma anche nello slancio propositivo libero all'interno di un sistema che, seppur omogeneo, lascia spazio alla diversità.
Relatori
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