Il Borgo Nuovo di Carlo Felice : lettura e rappresentazione del processo di formazione e trasformazione del tessuto e del tipo edilizio
Elisa Bolle
Il Borgo Nuovo di Carlo Felice : lettura e rappresentazione del processo di formazione e trasformazione del tessuto e del tipo edilizio.
Rel. Gianni Robba. Politecnico di Torino, Corso di laurea in Architettura, 2009
Abstract
La Tesi è finalizzata alla lettura ed alla rappresentazione del processo di formazione e trasformazione del tessuto e del tipo edilizio nel Borgo Nuovo di Carlo Felice detto lo "Stangone", ovvero i sette isolati che insistono sulla striscia di terra compresa tra Corso Vittorio Emanuele II a Sud, da via Mazzini a Nord e dalle vie Urbano Rattazzi ad Ovest e corso Cairoli ad Est.
Il Borgo Nuovo nasce nel corso dell'Ottocento attraverso vicende urbanistiche, a seguito della politica napoleonica, più attente al verde e alle passeggiate pubbliche e non più legate alle opere militari di difesa. Inizialmente, i sette isolati lottizzati secondo il piano d'ingrandimento redatto nel 1817 da Gaetano Lombardi, risultavano separati dalla città vecchia dai giardini ricavati sulle aree delle demolite fortificazioni e si estendevano solo fino alla Contrada del Belvedere (oggi via Fratelli Calandra). Gli isolati vennero, in un primo tempo, edificati in modo estensivo con ville suburbane, ma con lo smantellamento del Giardino dei Ripari, e la cucitura di questa parte di città con quella antica, si iniziano a costruire palazzi a carattere urbano che nel giro di pochi decenni intaseranno completamente i sette isolati. L'insieme delle costruzioni che si trovavano in questa parte della città, in precedenza, erano indicate con il termine di "Borgo di Po", prima che tale dicitura venisse riservata alle abitazioni al di là del fiume, attorno alla Gran Madre di Dio; quando nel 1832 sì iniziò a costruire in questa zona sorse spontanea la denominazione di "Borgo Nuovo".
L'espansione del Borgo Nuovo avviene attraverso tre momenti storici ben definiti: la definizione dello "Stangone" durante il regno di Carlo Felice (1821-1831); l'edificazione a ville e palazzine dei terreni derivati dallo smantellamento dei baluardi di mezzodì e la nascita, nell'area degli antichi bastioni, del Giardino dei Ripari durante il regno di Carlo Alberto (1831-1849); la saldatura del Borgo Nuovo alla città vecchia negli anni Settanta dell'Ottocento.
I tracciati viari, e quindi la dimensione degli isolati, traggono origine direttamente dalla città quadrata e dalle espansioni settecentesche improntate sul principio dell'integrazione con le preesistenze, con il recupero delle ortogonalità e degli assi rettori.
L'urbanizzazione del "Borgo Nuovo" è caratterizzata dall'operato di un gruppo ristretto di architetti che si trovano a progettare per una nuova borghesia emergente costituita da cittadini che, proprio in quegli anni, erano entrati a far parte dell'amministrazione cittadina, occupando cariche fino ad allora riservate ad esponenti dell'aristocrazia; oltre che da professionisti quali medici, avvocati, notai, architetti e funzionari pubblici.
L'immagine, di città Capitale, che viene creandosi permarrà fino ai giorni nostri, salvo sopraelevazioni e ricostruzioni postbelliche resesi necessarie per ricucire le ferite provocate dai bombardamenti.
La nostra indagine sarà circoscritta ad un arco temporale definito tra il 1822, anno in cui l'architetto Gaetano Lombardi redige il piano di lottizzazione dello Stangone, e il 1878, anno in cui si decide il definitivo smantellamento del Giardino dei Ripari e prende il via la definitiva cucitura del Borgo Nuovo alla città vecchia, nonché anno della morte di Vittorio Emanuele II ultimo Re di Sardegna e primo Re d'Italia.
Di tale arco temporale verranno evidenziati gli avvenimenti che maggiormente hanno influenzato l'edificazione del Borgo Nuovo di Carlo Felice dalla sua ideazione, quale zona ad edilizia estensiva, al suo sfruttamento totale con un edilizia di carattere intensivo.
Le fonti analizzate, oltre a comprendere i lavori già pubblicati sull'argomento (vedi bibliografia), sono state principalmente attinte dai fondi dell'Archivio Storico del Comune di Torino. In particolare i "Tipi e disegni", fondo comprendente disegni, mappe e carte avente carattere di oggettività; i "Progetti edilizi", utili per effettuare la ricostruzione degli interventi edilizi. Mentre dalle guide nominative è stato possibile individuare committenti e progettisti per risalire ai successivi passaggi di proprietà. Si ringraziano inoltre gli studenti del corso di "Laboratorio di Architettura-Restauro" coordinato dal Prof. E. Levi Montalcini e dal Prof. Gianni Robba, A.A. 2005/06 e A.A. 2006 / 07, per i rilievi da loro realizzati e gentilmente messi a disposizione.
Relatori
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