GOTHAM CITY: PRELIMINARI DI UN PIANO REGOLATORE
Lorenza Francesca Maria Pittaluga
GOTHAM CITY: PRELIMINARI DI UN PIANO REGOLATORE.
Rel. Alfredo Ronchetta, Elisabetta Forni. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura (Restauro E Valorizzazione), 2009
Abstract
"Vedo il presente come vagamente sospeso tra distopia e utopia; per il futuro è lo stesso, ma con il volume al massimo. Penso che utopia e distopia siano ormai concetti storici, solo che non ce ne siamo accorti. Abbiamo attraversato un confine e ora siamo disorientati"
Roberto Longo
Le città fantastiche non sono inusuali nel pensiero dell'uomo, basti pensare all'Utopia di Tommaso Moro o alle Città invisibili di Italo Calvino, né tantomeno lo sono all'interno di un discorso architettonico: Frank Lloyd Wright ha progettato Broadacre City e Hugh Ferris immaginato la "metropoli di domani". Recentemente Mare Auge ha scritto: "Abbiamo bisogno di utopia, non per sognare di realizzarla ma per tendere ad essa e darci così i mezzi di reinventare il quotidiano" '.
Il caso della città di Batman, Gotham City è esattamente il contrario: un incubo metropolitano verso il quale fuggire piuttosto che tendere.
Mi sono affacciata all'analisi di Gotham City senza sapere dove sarei arrivata, ma con la consapevolezza che non sarebbe stato un viaggio noioso e senza frutti. Perché, se è vero che si ha bisogno di utopie, è pur vero che non riusciamo a scacciare gli incubi. Di questo il caso della città di Batman è un chiaro esempio: dalla sua comparsa nel 1939 il suo successo non si è mai affievolito.
Conscia, seppur in modo empirico all'inizio, della "realtà" di Gotham all'interno dell'immaginario collettivo, mi sono posta il problema di come affrontarla. E ho pensato di farlo come se fosse una città vera, attraverso lo sguardo di un ipotetico studioso, un urbanista, a cui viene affidato il compito di cambiarne volto.
Per farlo, il mio urbanista ha scomposto la città nelle suoi vari aspetti: dapprima con una ricerca geografica, poi una storica, una economica, una estetica ed infine una sociologica.
Il materiale non è mancato, ma, ovviamente, non erano le fonti abituali quelle a cui mi sono potuta rifare. Ho iniziato studiando i fumetti, all'interno dei quali il personaggio e la sua città sono nati. La città del fumetto ha le sue caratteristiche, i suoi limiti e il suo linguaggio. Per comprendere ciò, è stato di grande aiuto il saggio di Alberto Alberghini Sequenze urbane. La metropoli del fumetto2, elaborazione della tesi di laurea del medesimo, che, attraverso uno studio minuzioso e analitico, il più possibile scevro dai pregiudizi da sempre legati al mezzo in questione, eleva le città fumettistiche a oggetto di studio importante per la visione dello spazio e dei fenomeni urbani.
Non meno rilevanti, per l'analisi di Gotham City, sono i film. Sin dalla nascita del personaggio, il mondo del cinema si è appropriato delle sue storie e ancora oggi sono frequenti le produzioni che sfruttano il soggetto dell'Uomo Pipistrello (le cui origini, tra l'altro, sono fortemente legate al mezzo filmico). L'evoluzione della visione urbana alla luce dei vari film non è un soggetto nuovo, nemmeno se applicato alle città fantastiche o di fantascienza. Nel caso di Batman si è privilegiati per l'abbondanza di pellicole, di professionalità diverse -Che hanno aiutato a creare l'immagine della città di Gotham, permettendo il confronto di scenografie e di location, sia ricostruite in studio che create utilizzando parti di città reali.
Al fine di non trascurare nessuna visione di Gotham City, sia la serie-tv, di grandissimo successo, degli gli anni '60, sia le più recenti serie di cartoni animati, legate strettamente alle varie trasposizioni cinematografiche, hanno avuto il loro spazio.
L'unicità di Batman, però, si riflette proprio nel suo fenomeno. Un fenomeno che trasborda i confini dei mezzi di comunicazione sopracitati e si spande in ambiti di ricerca di varia natura, i quali, a turno, tentano di motivarlo. Due tra i più importanti studiosi di Batman, all'interno del contesto della comunicazione di massa, Roberto Pearson e William Uricchio, hanno spiegato il particolare interesse che circonda il personaggio e il suo mondo, definendo Batman "un personaggio che richiede l'applicazione di un numero di differenti e complementari paradigmi teorici che insieme rappresentano un'analitica prospettiva sugli studi della cultura popolare". Paradigmi teorici che io ho scelto di indagare tra il campo economico e quello sociologico, tra quello mitologico a quello psicologico.
Se mi fossi fermata a questo tipo di documenti, però, la mia ricerca non sarebbe stata altro che un accumulo di dati scritti (o disegnati) da altri.
In fondo, il mio interesse, non era Gotham City in quanto tale, ma dare delle risposte alle domande che la città si portava dietro: perché esiste proprio una Gotham City, con le sue precise caratteristiche, i suoi inconfondibili personaggi, che cosa essa ci può dire riguardo alle nostre città, esisteva un collegamento tra il fantastico e il reale? Se sì, quale? Analizzando la città di fantasia speravo dunque di comprendere meglio quelle reali.
Geograficamente, la città ha una sua posizione all'interno dell'universo DC Comics. Un universo alquanto simile al nostro, se non per la presenza di supererai e delle loro città. Metropolis e Gotham City appartengono agli Stati Uniti come Los Angeles o Detroit. Il perché di una scelta così precisa (che non ho attribuito solo alla necessità di dare ai fan una collocazione per il loro eroe preferito) è stato interesse di approfondimento e mi ha permesso un primo collegamento forte tra Gotham City ed la realtà statunitense. Ci sono quelli, però, come Gianni Canova, che ritengono Gotham una "città-mondo"4, che racchiude in sé ogni tipo di luogo e per la quale non trova significato una localizzazione vera e propria. Non ho scartato un'ipotesi per l'altra, ma ho cercato di capire se, in fondo, non potessero rispecchiare entrambe degli aspetti dì Gotham City: da un lato la sua "americanità", dall'altro la sua simbolicità.
Per capire in che direzione sta andando una città bisogna sapere da dove arriva. Dopo aver "posizionato" Gotham mi sono interessata al suo passato. Il compito non è stato così semplice. Gotham City, nasce sì nel 1939 (anno della prima avventura di Batman), ma è già una metropoli; non sappiamo nulla della sua evoluzione, proprio perché i suoi creatori non hanno ritenuto importante descriverla. Lo studio della sua storia non poteva seguire i binari canonici. Eppure era nel mio interesse rifarmi il più possibile ai dati in possesso. Le vicende su Detective Comics, le graphic novels, i film, la serie televisiva, le serie animate, sono stati tutti analizzati come fonti storiografiche, per la ricchezza di immagini, per i descritti mutamenti nella storia dei personaggi e soprattutto perché sono specchi di una trasformazione ancora più interessante, quella legata alla visione urbana e sociale. Nella nostra mente Gotham City esiste. Ce lo ha dimostrato Elisabetta Forni quando, nel suo saggio sulla sicurezza urbana, domanda ad un bambino che abita in centro a Torino come sia la sua città. Questa la sua risposta:
La via dove abito? Stretta e lunga con delle pietre piccoline per terra. Mi sembra la città di Batman, dove lui insegue i suoi nemici. Me la immagino tutta buia...Poi mi sembra una via dei film perché c'è il citofono che si illumina e vedi le persone5.
Una delle prime immagini che compare al pensiero di Gotham City è quindi quella di vicoli bui nei quali il nostro eroe combatte il crimine. Per comprendere tale degrado urbano ho cercato di capire che tipo di economia possa supportare una simile realtà. Per quanto limitati e semplificati, all'interno delle avventure di Batman, sono presenti alcune figure economiche molto forti: lo stesso Bruce Wayne non è solo colui che ha come doppelgànger l'uomo Pipistrello, ma è anche un magnate e un benefattore. Esistono poi i signori della droga, i ricchi proprietari di azienda, la massa uniforme del ceto medio e i poveri.
Ogni categoria è raffigurata in un contesto preciso: club di gentiluomini dove la casta dei ricchi discute di affari (legali e non), fabbriche spesso abbandonate e fatiscenti, quartieri dove i reietti di Gotham cercano veloci ed effimeri divertimenti.
Dopo aver visto la città di Gotham City come soggetto economico e aver cominciato ad individuare quali sono i luoghi maggiormente rappresentati, sono passata all'analisi estetica.
Mi sono concentrata dapprima sulla forma della città. Negli ultimi fumetti e nei recenti film, alcuni artisti hanno cercato di dare a Gotham una forma. Ho preso quindi in esame tali versioni per capire che significato potesse avere circoscrivere la città immaginaria nei limiti di una planimetria e quali rimandi alla realtà ne fossero conseguenza: New York è sembrata da subito il modello di riferimento. A questo punto mi sono interessata ai singoli edifici e alle infrastrutture. Mi è sembrato interessante rilevare la presenza di grattacieli e edifici popolari, di strade sopraelevate e provinciali, di stazioni, aeroporti e banche, di quartieri suburbani e manieri, di fogne e manicomi. Ogni tipologia è stata affrontata, poi, anche rispetto alle sue caratteristiche architettoniche. Queste hanno a volte subito cambiamenti attraverso il tempo e i mezzi, mentre in altri casi sono rimasti molto simili a loro stessi. In ogni caso, il paragone con New York, sebbene evidente, è risultato, a quel punto, limitante. Grazie anche alla visione di Christopher Nolan e al suo ultimo Batman filmico, Chicago si è affiancata come modello reale di Gotham assieme alla Grande Mela, facendomi focalizzare sull'architettura occidentale americana, piuttosto che a quella orientale. Individuati i riferimenti urbani, mi sono posta il problema di confrontare le varie tipologie con le architetture reali. I manuali di architettura moderna, grazie ai quali ho eseguito i paragoni, mi sembravano però mancare in qualcosa. Non potevano essere solo le caratteristiche fisiche della città fantastica a interessarmi; volevo, infatti, capire quali suggestioni ne avessero dato la forma: una ricerca ristretta di stili e tecniche costruttive non poteva bastare. Ho cercato di comprendere, allora, quale fosse la visione urbana di Bob Kane e Bill Finger all'epoca dell'uscita della loro creatura, Bafman, alla fine degli anni Trenta. Cosa osservavano i newyorkesi, quali erano Kane e Finger, quando alzavano lo sguardo dalla strada e lo levavano verso i cielo? Per scoprirlo cito, tra le fonti consultate, il fondamentale volume che racchiude le critiche architettoniche di Lewis Mumford, noto giornalista per il New Yorker, tra il 1931 e il 19406, come pure i saggi di William Taylor che tratteggiano la nascita della metropoli per eccellenza tramite lo studio dello skyline, della nascita dei primi grattacieli, dei luoghi di intrattenimento, di informazione e di affari7.
Si stava formando davanti ai miei occhi l'alter ego reale di Gotham City. Dopo averne tracciato le caratteristiche, ho dovuti chiedermi cosa ci potesse essere dietro quest'idea di città. Il mezzo cinematografico ha consegnato alla nostra fantasia alcune delle più forti visione urbane. Analizzando Gotham avevo ben presente due città fantastiche: la Metropolis di Fritz Lang e la città espansa di Blade Runner. Non potevo non considerarle, in quanto chiare rappresentazioni di due modelli differenti di città contemporanea: la prima si richiama palesemente alla nascita della città verticale, mentre le seconda ha come modello Los Angeles, col suo melange di facce e di culture. Volevo capire dove collocare Gotham City, perché essa esprimeva un tipo di città piuttosto che un'altra. Volevo capire l'ideologia dietro gli edifici. Certamente, mentre gli "attori di pietra"8 sopracitati sono frutto di alcune menti geniali, il caso della città dell'Uomo Pipistrello è diverso: quante teste, quanti occhi e quante mani hanno generato questa città! Ma la ricerca di un significato non era per questo vana, anzi. Poteva rispecchiare una visione culturale comune e non giunta dall'alto. Era il lettore del fumetto a creare Gotham City, non tanto disegnatori e sceneggiatori, proprio perché questi ultimi hanno sempre cercato di riprodurre un luogo identificabile e nel quale riconoscersi.
Per tratteggiare quest'idea sono passata dagli edifici ai personaggi. Capire l'anima del Pipistrello risultava importante quanto definire i palazzi sopra i quali compare il suo segnale. Non solo le vie, ma anche coloro che vi si riversavano. Grazie alle "origini" legate al mezzo fumettistico, la società di Gotham risultava già frutto di una semplificazione: buoni e cattivi, ricchi e poveri, poliziotti e delinquenti. Non ho ritenuto questo uno svantaggio, anzi, mi ha permesso di aver subito tra le mani categorie specifiche da tracciare e in cui evidenziare gli aspetti più interessanti. Inoltre (dato molto frequente nelle storie più recenti, ma che agli esordi di Batman risultava ancor più interessante) tali categorie non sono così nette come sembrano. Sin dagli anni '40, quando il fumetto era un mezzo di comunicazione di massa per ragazzi, la società di Gotham mostrava differenze rispetto alle altre città in vignetta. Nate sulla scia del successo di Superman, le avventure dell'Uomo Pipistrello mostrano subito alcune zone d'ombra rispetto all'eroe di Krypton: analizzando queste zone ho ritrovato espresse tante problematiche, tante trasformazioni che di volta in volta hanno coinvolto la società. Tramite la complessità dell'eroe e dei suoi villains, sono stati affrontati i temi della sicurezza, dell'uso della forza da parte delle forze politiche, della povertà, dell'influenza (a volte negativa) dei mezzi di informazione, dell'estraneità che si crea nella società contemporanea e che sfocia spesso, nel caso di Gotham, nella pazzia. In tempi lontani, ma non troppo, Batman è stato anche marchiato e condannato come figura omosessuale e pedofila. Gotham City come un grande contenitore, quindi, nei quali congiungono dubbi e paure rispetto a una città vista comunque sempre inquietante, in cui emergono due aspetti principali: il suo essere immersa nel buio e la verticalità folle dei suoi edifici, con una polarizzazione di ambienti e di persone: la massa (noi, lettori o spettatori) schiacciata in fondo, per strada mentre l'eroe e i suoi nemici, come divinità sull'Olimpo, che si confrontano in scaramucce senza fine sui tetti circondati dalla nebbia.
A questo punto il mio immaginario urbanista ha terminato con le analisi preliminari. Adesso lo aspetta il compito più arduo, capire come trasformare la città di Gotham ai fini di migliorarla. Recentemente una soluzione drastica è stata proposta nella storyline No Man's Land: Gotham City in seguito ad un disastroso terremoto che ne porta la quasi totale distruzione, una fuga in massa degli abitanti e un aumento ulteriore della criminalità viene dichiarata dal governo degli Stati Uniti, "terra di nessuno". Il significato è chiaro: si è scelto di cancellare la città per ricostruirla, in quanto non la si è ritenuta suscettibile a trasformazione.
È questa l'unica soluzione?
Perché non si riesce a concepire una città come Gotham senza il suo Cavaliere Oscuro? Perché anzi, Batman diventa non tanto l'eroe di cui la città ha bisogno, ma quello che si merita? Perché le leggi degli uomini e gli strumenti per applicarle non bastano?
Può, infine, una trasformazione urbanistica affievolire la necessità di un vigilante?
Può uccidere Batman?
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