COSTRUIRE A VALENCIA: TRA STRUTTURALISMO E BIOMORFISMO
Gabriele Gioria
COSTRUIRE A VALENCIA: TRA STRUTTURALISMO E BIOMORFISMO.
Rel. Annalisa Dameri. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura, 2009
Abstract
La presunta assenza di un legame tra l'oggetto d'arte contemporanea e la tradizione è sempre stata l'argomentazione più utilizzata dalla critica schierata contro ogni forma di modernità. Secondo questa linea di pensiero, la maggior parte di ciò che negli ultimi anni è stato realizzato in questa direzione rappresenta qualcosa di isolato
dal contesto in cui prende forma ed è privo di qualsiasi valore architettonico. Il fine di questa tesi è quello di confutare tale visione, prendendo come caso studio la Città delle Arti e delle Scienze, realizzata da Felix Candela e Santiago Calatrava, una delle figure ultimamente più criticate di quel gruppo di architetti catalogati, in senso negativo, archistar. Osservando gli edifici che compongono la Città delle Arti e delle Scienze, ho avuto modo di individuare un filone storico costituito da progettisti che hanno abbracciato stili ed ideali completamente differenti l'uno dall'altro, ma le cui opere sono accomunate dalla presenza di due aspetti progettuali tipici del XX secolo: lo strutturalismo ed il biomorfismo. Il primo, fondato sul concetto di fiducia totale nel progresso e nel metodo scientifico, nasce dagli ideali del Razionalismo, mentre il secondo affonda le radici nella filosofia di Steiner, nel modernismo catalano e nel movimento Organico di Wright. Ed è proprio dal contrasto tra due filoni apparentemente così distanti che nasce quella poetica del movimento che ho cercato di definire all'interno di un percorso cronologico che termina nella Città delle Arti e delle Scienze ed in numerose altre architetture contemporanee.
La presunta assenza di un legame tra l'oggetto d'arte contemporanea e la tradizione è sempre stata l'argomentazione più utilizzata dalla critica schierata contro ogni forma di modernità. Secondo questa linea di pensiero, la maggior parte di ciò che negli ultimi anni è stato realizzato in questa direzione rappresenta qualcosa di isolato
dal contesto in cui prende forma ed è privo di qualsiasi valore architettonico. Il fine di questa tesi è quello di confutare tale visione, prendendo come caso studio la Città delle Arti e delle Scienze, realizzata da Felix Candela e Santiago Calatrava, una delle figure ultimamente più criticate di quel gruppo di architetti catalogati, in senso negativo, archistar. Osservando gli edifici che compongono la Città delle Arti e delle Scienze, ho avuto modo di individuare un filone storico costituito da progettisti che hanno abbracciato stili ed ideali completamente differenti l'uno dall'altro, ma le cui opere sono accomunate dalla presenza di due aspetti progettuali tipici del XX secolo: lo strutturalismo ed il biomorfismo. Il primo, fondato sul concetto di fiducia totale nel progresso e nel metodo scientifico, nasce dagli ideali del Razionalismo, mentre il secondo affonda le radici nella filosofia di Steiner, nel modernismo catalano e nel movimento Organico di Wright. Ed è proprio dal contrasto tra due filoni apparentemente così distanti che nasce quella poetica del movimento che ho cercato di definire all'interno di un percorso cronologico che termina nella Città delle Arti e delle Scienze ed in numerose altre architetture contemporanee.
Relatori
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