Ipotesi di recupero dell'ex carderie Rivetti in Biella con tecnologie ecocompatibili
Gaia Gubernati
Ipotesi di recupero dell'ex carderie Rivetti in Biella con tecnologie ecocompatibili.
Rel. Valentino Manni, Alessandro Massarente, Jean Marc Christian Tulliani. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura, 2008
Abstract
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INTRODUZIONE
Il lavoro presentato in queste pagine verte sul concetto del recupero
di un edificio industriale nella zona di Biella attraverso l'utilizzo di
tecnologie sostenibili.
La scelta del soggetto è legata innanzitutto al mio interesse personale
nei confronti dell'archeologia industriale, tema che trova a Biella la sua
massima espressione attraverso il continuo delinearsi di opifici dismessi
lungo i fiumi che discendono dalle valli situate attorno alla città.
L'interessamento verso questo ambito è sorto solo dopo che mi sono
allontanata per più di cinque anni dalla realtà in cui sono cresciuta. Quando
si vive in un luogo per vent'anni, infatti, non ci si rende conto delle sue
potenzialità, forse perché abituati, volontariamente o meno, forse perché
non interessati. Quando si ritorna, invece, ci si accorge di quanto quel luogo,
per anni apparentemente insignificante, sia particolare e caratteristico. In
questa sede, il fortissimo legame che ci relaziona al passato si ritrova
attraverso una serie di edifici che sono stati veicolo di trasformazioni urbane
e sociali, o semplicemente, edifici che sono stati la storia di quel
determinato luogo.
Da qui deriva la scelta dell'edificio oggetto di studio: le ex carderie
Rivetti, site ai margini della città di Biella dove la riva scende fino al
margine sinistro del fiume, rappresentano ancora oggi un esempio
significativo dei pochi edifici a sviluppo orizzontale presenti sul territorio1. E
proprio su quell'edificio, tipico e singolare al tempo stesso, è stato
presentato un progetto di 'riqualificazione', se così può essere definita.
Insoddisfatta della proposta in corso d'opera (ora sospesa a causa del
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A Biella infatti la maggior parte degli edifici, dovuti sorgere incuneati tra corso d'acqua e
montagna, si sviluppano su più piani (opifici a sviluppo verticale).
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fallimento dell'impresa proprietaria che doveva svolgere i lavori), ho tentato
di ragionare su una possibile alternativa. Il mio lavoro è consistito
nell'utilizzare un 'taglio' diverso, partendo da considerazioni,
successivamente divenute linee guida della mia proposta e così riportate su
carta, sicuramente differenti da quelle che caratterizzano il progetto in
corso. Cercando di contestualizzare l'ipotesi progettuale attraverso la
possibile relazione con il masterplan del Parco Fluviale Urbano della valle
del Cervo, le ex carderie diventano un elemento filtro tra due realtà diverse:
il tessuto urbano e l'area non urbanizzata della pianura di Chiavazza.
Infine, la scelta di utilizzare materiali ecocompatibili deriva
dall'esigenza di riuscire ad intervenire, guidata dal concetto di sostenibilità,
nel rispetto dell'ambiente, di chi lo abita e lo abiterà. Lo scopo del loro
impiego consiste nel far vivere l'edificio sfruttando le potenzialità fornite
dal sito su cui sorge, derivate dalle risorse presenti in loco e dal clima che lo
caratterizza, elementi analizzati nella fase preliminare del progetto
tecnologico e traducibili, alla fine, in tecnologie ecocompatibili appropriate
per quella zona.
In definitiva, il lavoro svolto, guidato da un duplice scopo, ha tentato
di rispettare attraverso il recupero non invasivo dell'edificio il concetto di
archeologia industriale, creando il minor impatto ambientale possibile.
Relatori
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