La valorizzazione delle risorse del paesaggio agrario : il Bosco e la Tenuta Merlino a Caramagna Piemonte
Nadia Mancuso, Corinne Rocchi
La valorizzazione delle risorse del paesaggio agrario : il Bosco e la Tenuta Merlino a Caramagna Piemonte.
Rel. Gemma Sirchia, Paola Lombardi. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura (Restauro E Valorizzazione), 2008
Abstract
Quando si pensa al paesaggio tutti abbiamo una chiara visione di riferimento, ma se ci viene chiesto di descrivere che cosa intendiamo con tale termine, il risultato è una definizione un po' confusa e una risposta poco precisa; questo non è dovuto al fatto che non conosciamo ciò di cui si sta parlando, semplicemente è il frutto della consapevolezza che si tratta di un'entità estremamente complessa. Il paesaggio, infatti, costituisce lo sfondo di ogni nostra azione, elemento essenziale nella nostra vita; la difficoltà maggiore sta nel voler descrivere quell'unità che lo caratterizza rendendolo organismo unico e globale, con tutte le sue differenziazioni.La questione non è il rischio di attribuire una definizione sbagliata: in fondo nessuna lo è!
Più che altro ci si deve rendere conto che spesso tali affermazioni forniscono una visione che considerano solo una parte degli aspetti tra quelli che realmente compongono il paesaggio, come ad esempio quando lo si considera come panorama, vista, apparenza o composizione di forme naturali e umane, un insieme di segni; è importante invece, ricordare che si tratta di un insieme eterogeneo e complesso di elementi collegati e interagenti fra loro (Romani, 1994), riconoscibili nelle stratificazioni del territorio. Non si può quindi pensare di aver descritto il paesaggio se si è preso in considerazione solo la componente naturalistica o quella antropologica o quella economica. Il paesaggio non può essere identificato come un'immagine e, guardarlo senza vederlo, significa leggerlo riducendolo a forme e segni elementari: il paesaggio è realtà, elemento dinamico in continua evoluzione, composto da insiemi di elementi che formano quel tutto all'interno del quale si manifestano precise leggi naturali e umane. Guardarlo leggendo solo le forme e i segni evidenti che si presentano ai nostri occhi, significa perdere qualcosa di molto più importante, di molto più vasto e significativo.
Nel corso del tempo, con il crescere della consapevolezza della "presenza" del paesaggio, soprattutto nell'ambito delle discipline scientifiche, si è manifestata l'esigenza di elaborare una definizione, una spiegazione univoca e convenzionale che evitasse il diffondersi di interpretazioni soggettive legate alle singole teorie.
Si sono create a questo proposito due linee di definizione che, pur derivando da ipotesi differenti, sono da considerare complementari.
DIBATTITO SUL PAESAGGIO: UNA QUESTIONE APERTA
PAESAGGIO: DALL'IMMAGINE ALLA REALTA'
La prima corrente di pensiero riconosce nel paesaggio l'immagine della realtà e si basa quindi sul rapporto estetico-percettivo tra uomo e paesaggio, dalla quale si svilupperà nell'800 la corrente di pensiero FENOMENICO-PERCETTIVA. È legata alla percezione visiva e alle sensazioni che essa provoca quando si guardano le forme percepibili e, di conseguenza, al giudizio del "bello". È la concezione che si è maggiormente affermata nel nostro Paese e identifica il paesaggio con l'opera dell'uomo: il resto del mondo, quello naturale è considerato selvaggio, senza ordine e quindi inutile (Romani, 1994). Importante è la relazione che ha con la pittura paesaggistica del '600, fino ad arrivare agli anni del Romanticismo1, in cui l'attenzione è rivolta ai sentimenti e alle suggestioni che l'arte suscita, "arte come espressione del sentimento"2 e, dal punto di vista filosofico, sviluppatesi nel concetto di Estetica di Benedetto Croce3.
Nella prima edizione dell'Enciclopedia Treccani4, il paesaggio è definito come "insieme pittoresco ed estetico a causa della disposizione delle linee, delle forme e dei colori" e, nel 1939, la prima legge per la tutela del paesaggio parla di "bellezza d'insieme". '
La Seconda Guerra Mondiale sarà però un'esperienza che porterà notevoli cambiamenti nella cultura, nei costumi e nell'importanza da attribuire ad arte e scienza, cominciando a risvegliare atteggiamenti maggiormente critici nei confronti dell'estetica che, però, condurranno al superamento del radicato concetto di paesaggio come "veduta" solo negli anni '50. È in questo periodo, infatti, che si inizia a parlare di organizzazione, evoluzione nel tempo e correlazione e Torniolo nel 1950 afferma che: "Il paesaggio è una manifestazione collettiva di forme, che tendono ad organizzarsi, con un certo equilibrio ed aspetto, che evolvono nel tempo e reciprocamente collegate da qualche rapporto" (Romani, 1994). Verso gli anni '60 si inizia a rivolgere maggiormente l'attenzione alle tematiche scientifiche, anche se non si sono del tutto abbandonate le vecchie concezioni.
Relatori
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