Casa Antonelli: analisi sulle strutture per la conoscenza, la conservazione e la sicurezza dell'edificio
Silvia Querro
Casa Antonelli: analisi sulle strutture per la conoscenza, la conservazione e la sicurezza dell'edificio.
Rel. Giuseppe Andrea Ferro, Giovanni Brino. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura, 2008
Abstract
La tesi si propone di indagare la struttura della Casa Antonelli: edificio progettato, costruito, abitato e gestito dall'architetto Alessandro Antonelli e da suo figlio Costanzo. Questa casa di abitazione, sita in Torino, in corso S. Maurizio angolo via Vanchiglia, ha subìto nel corso di circa un secolo e mezzo della sua storia, numerose vicissitudini che hanno in parte compromesso la sua stabilità: incendi, bombardamenti e devastazioni della guerra, ma anche, come vedremo più avanti, interventi un po' troppo arditi di alcuni "esperti del mestiere". Quanto meno limitare alcuni di questi progetti, dopo una più attenta analisi, avrebbe sicuramente prevenuto parte di queste problematiche.
Ma il fabbricato, anche se può sembrare strano, non risulta ancora vincolato dalla Soprintendenza dei Beni Culturali, ai sensi della legge 1089/1939, proprio per la mancanza di un'adeguata analisi strutturale dell'interno dell'edificio.
Un'Indagine approfondita dello scheletro risulta alquanto complessa, soprattutto a causa della poca disponibilità e dell'incertezza dei dati necessari per un corretto esame. Per comprendere il comportamento di una muratura, infatti, è necessario conoscerne la geometria, le caratteristiche della tessitura, che influenza notevolmente la sua capacità portante, e le caratteristiche fisiche e meccaniche dei componenti: dati di difficile reperibilità in un edificio storico. Sebbene possano essere suggerite alcune leggi di comportamento, nella maggior parte dei casi tutto quello che si può sapere discende necessariamente da un esame diretto, accompagnato da indagini sperimentali specifiche.
Disporre di una conoscenza approssimata pone limiti alla validità dei risultati ottenuti, per questo sarebbe utile acquisire nuovi dati con più complesse e sofisticate tecniche di osservazione, per ampliare ed affinare quelli precedenti.
Nel caso studio presentato in questa ricerca non sono state possibili ulteriori analisi sui materiali da costruzione. Ci si è così limitati ad utilizzare valori:
Estrapolati della manualistica storica dell'epoca antecedente e coeva all'edificio preso in esame;
Desunti da studi approfonditi per interventi di restauro e ristrutturazione della fabbrica, opportunamente documentati;
Comparati con quelli di altri edifici antonelliani presenti nel territorio: utile è stato lo studio intrapreso da Vittorio Nascè, Roberta Arrigoni, Giuseppe Pistone e Pier Paolo Strona, sulla Mole Antonelliana.
Al posto di una ricerca superficiale sull'intera costruzione, si è preferito analizzare in maniera più approfondita una delle cellule fondamentali dell' edificio, andando ad indagare gli elementi costruttivi fondamentali, quali i pilastri, gli archi e la volta del portico. L'idea è quella di capire "come lavora" la struttura, analizzare i suoi spostamenti e le sue deformazioni, in base alle connessioni interne e ai carichi gravanti. Questo soprattutto per capire se gli interventi di consolidamento fatti negli anni, sono stati utili ed essenziali al fine di una corretta conservazione e salvaguardia dell'intera fabbrica, oppure se le operazioni di rinforzo sono state sovradimensionate o potevano addirittura essere evitate. È
interessante capire il diverso approccio tra i professionisti che sono intervenuti; molto cautelativo da una parte, più attento e studiato dall' altra.
Per un'analisi più attenta è stata necessaria la conoscenza del panorama storico e urbanistico in cui si muove l' Antonelli, per comprenderne al meglio le motivazioni, gli stimoli e le spinte che sottostanno ai suoi numerosi progetti.
Essendo il patrimonio storico edificato sulla base di una concezione costruttiva stratificatesi nel corso dei secoli, su una conoscenza sperimentale dei materiali e sull'affinamento di tecniche edilizie, si è ritenuto utile esporre, nella prima parte del lavoro, lo scenario Ottocentesco in cui Antonelli si trova a vivere ed a operare. Dopo un breve excursus sui due personaggi di quel periodo più affini all'Antonelli, l'attenzione è stata fissata sulla diffusione dei primi manuali, alcuni dei quali hanno influenzato in maniera sostanziale alcuni suoi progetti.
Per un corretto inquadramento risulta essenziale un cenno sulla vita e le esperienze di Antonelli, concentrando l'attenzione sull' insegnamento impartito ai suoi allievi che si esprime soprattutto in due opere, Casa Martelli, di Luigi Formento, e l'Ospizio dei Poveri Vecchi, di Crescentino Caselli, anch'esse site in Torino. Esse ci permettono di capire meglio il suo particolare ed ardito modo di costruire.
Relatori
Tipo di pubblicazione
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