Influenze reciproche tra cinema ed architettura
Andrea Bruno
Influenze reciproche tra cinema ed architettura.
Rel. Piergiorgio Tosoni. Politecnico di Torino, Corso di laurea in Architettura, 2004
Abstract
Traendo spunto dalla fitta serie di reciproci scambi che l'architettura da sempre intrattiene con tutti i campi del sapere e con le varie forme d'espressione artistica, il presente lavoro è orientato a porre in particolare evidenza le relazioni fra l'architettura medesima e il cinema, nonché aspetti comuni derivanti da entità terze (dalla letteratura, dalla pittura, dal teatro, dalla filosofia). Le osservazioni che ne scaturiscono, nella loro multiformità e consapevole incompletezza, si rivelano essere efficaci strumenti di analisi, di critica e di progetto, o comunque validi argomenti di dibattito e di confronto di idee: osservazioni certamente non sufficienti ma comunque necessario per ampliare il discorso architettonico altrimenti relegato a trite formule scolastiche.
La tesi è articolata in dieci capitoli i primi cinque dei quali dedicati all'analisi delle componenti di base del linguaggio cinematografico (l'immagine, l'inquadratura, il montaggio, la scenografia), e di come ognuna presenti aspetti comuni o comunque interessanti in relazione all'architettura, il tutto accompagnato da alcune considerazioni sul periodo in cui si assiste alla nascita del cinema e sulle principali successive linee di sviluppo. Nel sesto capitolo ci si propone di sondare il rapporto fra cinema e architettura a partire dalle concezioni del fattore tempo che accompagnano il succedersi delle diverse correnti di pensiero fra la fine dell'Ottocento e la fine del Novecento.
Da questa prima parte del lavoro si evincono numerosi aspetti di notevole interesse, m primo luogo la grande importanza del cinema nella costituzione dell'enciclopedia visiva dell'uomo moderno, e di conseguenza nella diffusione dell'immagine architettonica in virtù della capacità del cinema stesso di trasportare lo spettatore in una posizione di osservatore privilegiato; egli si ritrova così immerso in una riproduzione della realtà senza eguali grazie all'addizione del movimento, e quindi del fattore tempo, alla staticità pittorica e fotografica. Con la pittura e la fotografia il cinema continua però a condividere lo status di arte visiva e l'impiego delle teorie del disegno prospettico, le quali hanno cambiato il volto all'architettura e sono nello stesso tempo alla base della ripresa delle immagini sia fisse che in movimento. Di conseguenza la composizione delle inquadrature condivide numerosi aspetti con il progetto architettonico, così come il montaggio, indispensabile nel guidare l'attenzione dello spettatore e nel generare nuove modalità di visione della realtà: difatti nel montaggio è possibile individuare uno degli aspetti mediante i quali il cinema maggiormente contribuisce a fissare nuovi canoni estetici, generatori di grandi innovazioni in architettura e nell'arte moderna in genere.
Il cinema è l'arte della modernità per eccellenza, di una modernità della quale è anche figlio, nato dal connubio di tecnologia e mutamenti sociali, i quali vedono sorgere la classe borghese quale motore dello sviluppo delle grandi città sotto la spinta della seconda ondata della rivoluzione industriale, un periodo nel quale le medesime condizioni al contorno stanno trasformando l'architettura che entra così nella sua fase moderna; non stupisce dunque, seppure secondo le tempistiche che sono proprie di ciascuna arte, la straordinaria concomitanza negli sviluppi successivi delle vicende cinematografiche e architettoniche sullo sfondo dei principali avvenimenti storico-sociali. Nondimeno è ricca di spunti l'analisi della scenografia, la quale, oscillando fra le infinite gradazioni che separano la scelta di un luogo realmente esistente per le riprese di un film da un luogo creato appositamente, contribuisce in maniera fondamentale alla definizione e diffusione dell'immagine architettonica: la corrente Postmodern e l'High Tech sono due fra esempi che meglio illustrano il rapporto reciproco fra scenografia cinematografica e architettura.
La prima parte del lavoro si chiude con l'analisi del fattore tempo, dalla quale si deduce un forte legame di cinema e architettura con le teorie di pensiero espressione della cultura a partire dalla fine dell'Ottocento: alla luce dei punti di contatto esistenti con il Positivismo, lo Spiritualismo, con la filosofia di Croce, Heidegger, Derrida, è possibile scoprire un nesso più intimo e profondo di quelli riconducibili alla pur fondamentale componente visiva condivisa da entrambe le parti in causa.
Gli ultimi quattro capitoli, sulla scorta delle considerazioni effettuate in quelli che precedono, suggeriscono delle incursioni nella sfera architettonica a partire da alcuni fimi a mio avviso significativi sulla base delle mie personali esperienze.
Si è così potuto constatare come il cinema contribuisca al dibattito circa una architettura esistente, in questo caso l'Unità di abitazione di Le Corbusier a Marsiglia, a proposito di come il grande pubblico si relazioni ad essa e alle sue modeste imitazioni, o ancora di come il cinema sia fondamentale negli sviluppi del percorso intrapreso da Le Corbusier e destinato a sfociare nei progetti utopici di Archigram e Metabolisti, e, venendo più vicino nel tempo, nel lavoro dei vari Piano, Poster e Rogers.
Successivamente si è sondata la capacità descrittiva del cinema, in grado di coniugare la grande letteratura novecentesca di Joyce e Benjamin con la possibilità, che gli è propria, di non separare narrazione di eventi e descrizione come accade proprio in letteratura: quindi il cinema descrive in continuazione, anche nei momenti più impensati, ragione per cui si sono posti in evidenza frammenti cinematografici solitamente snobbati come gli inseguimenti dei film d'azione, o le sequenze introduttive e conclusive dei lungometraggi.
L'analisi di "Zabriskie Point" di Michelangelo Antonioni è servita a portare l'esempio di un film interamente incentrato sull'architettura (anche quando l'azione si svolge nel deserto che dell'architettura rappresenta il polo opposto come una sorta di alter ego), e non solo per brevi frammenti normalmente significativi. Il film si presta altresì a una riflessione sull'opera wriehtiana del periodo usoniano, sul significato che ha assunto a posteriori nell'oblio generale degli intenti che animavano il grande maestro americano.
Infine pellicole quali "Le mani sulla città" di Francesco Rosi, "Biade Runner" di Ridley Scott e alcuni lavori di Wim Wenders, si sono rivelati utili per illustrare il contributo del cinema alla "querelle" circa il significato e la definizione dei concetti di bellezza e bruttezza, ovvero un tema centrale nella storia dell'arte, e in particolare dell'arte moderna dopo il contributo fondamentale della filosofia hegeliana sulla realtà quale sintesi degli opposti. Da queste basi si deducono alcune importanti considerazioni su quella architettura moderna che si è venuta costruendo in antitesi ai tradizionali canoni estetici di bellezza, o sull'approccio alla progettazione di un architetto come Eisenman il quale sostiene che l'architettura non debba necessariamente trasmettere una sensazione di benessere.
In conclusione si è constatato come il cinema sia legato all'architettura da una infinità di aspetti impossibili da catalogare, anche in virtù dell'essere il frutto della personalità e dell'esperienza di chi, di volta in volta, si accosti ai temi proposti, ragione per cui più che di conclusioni si dovrebbe parlare di un "prologo conclusivo", che chiude un percorso e contemporaneamente ne apre di nuovi forte dei traguardi già raggiunti.
Relatori
Tipo di pubblicazione
Corso di laurea
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