Umanizzazione negli ospedali: questioni di metodo
Anita Libera Savina Donna Bianco
Umanizzazione negli ospedali: questioni di metodo.
Rel. Anna Marotta, Fabrizio De Mitri. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura, 2008
Abstract
In questa premessa alla mia tesi, vorrei spiegare quali sono i motivi che mi hanno ,avvicinato al tema dell'architettura ospedaliera, in particolare agli aspetti dell'umanizzazione di questi spazi, e qual e I'iter metodologico che ho affrontato nello sviluppare questo argomento.
L'interesse per lo spazio ospedaliero e legato a un'esperienza familiare, il ricovero prolungato della mia nonna patema in una struttura ospedaliera e poi in una riabilitativa, in reparti geriatrici, quindi abitati da pazienti in condizione di particolare fragilità, che alla debolezza derivante dall'essere anziani associano quella della malattia. Frequentando questi luoghi ho notato come, proprio la dove il corpo e debole e bisognoso, tutto quanta ci fa sentire bene e a nostro agio dentro casa o nei luoghi di lavoro venga improvvisamente dimenticato, perche la vita dei pazienti e determinata dalle logiche dettate dalla terapia e gli spazi sono organizzati soprattutto in funzione delle attività di lavoro del personale medico, creando problemi di disagio ambientale per i pazienti, che induce in loro una dipendenza ben maggiore rispetto a quella determinata dalla malattia.
Poco tempo fa, guardando una puntata del Dr. House, un telefilm che ha fatto molto discutere per I'approccio cinico e distaccato del medico protagonista nei confronti dei suoi pazienti, un'affermazione del protagonista che dice:- II compito dei dottori e quello di curare le malattie, il contatto con essi serve solo a deprimerlo.-, mi e parsa esprimere, attraverso il gusto per il paradosso, come il paziente in quanta persona, con le ansie, le paure che lo accompagnano, venga considerato un problema da rimuovere per consentire agli operatori di concentrarsi sulla malattia, per poterla meglio curare.
Questo riferimento mi e parse calzante rispetto alla realtà esperita e per spiegare il punta di partenza della mia riflessione.
Nel 2001, I'allora Ministro della Sanità Umberto Veronesi, in collaborazione con una commissione guidata da Renzo Piano, aveva presentato un dossier dal titolo "Metaprogetto propedeutico alla definizione di linee guida per la progettazione", riferito proprio alla progettazione delle strutture ospedaliere; questo dossier e state concepito come una sorta di libretto di istruzioni per le Regioni, in cui viene illustrato il nuovo modello di struttura ospedaliera, al centro del quale c'e proprio il paziente con le sue esigenze. In quest'ottica I'umanizzazione degli spazi viene ad assumere un ruolo di primissimo piano.
dunque, almeno in teoria, una struttura ospedaliera non viene pili considerata abusivamente come una struttura funzionale, finalizzata esclusivamente alla cura della malattia, ma come un servizio per il paziente e la comunità in generale.
Si vuole passare dalla teoria alla pratica, e innanzitutto necessario che gli vengano una serie di diritti quali quello alla privacy e quello al conforto familiare. In quest'ultimo dovrebbe essere garantito da mattino a sera, senza limiti di tempo. inoltre un paziente deve avere il diritto a mantenere la sua dignità e personalità, Per fare : lesto non deve rinunciare completa mente a quelle che sono le sue abitudini quotidiane;
tal proposito il paziente non dovrebbe essere costretto a seguire ritmi come la sveglia III'alba e la cena alle sei di sera. II menu della struttura dovrebbe avere proposte che avranno incontro a tutti i tipi di culture e abitudini alimentari, magari presentando soluzioni attraenti, in modo da uscire dal luogo comune dispregiativo "cibo da ospedale",
Mvendo oggi in una societa multietnica, ed essendo I'ospedale una struttura pubblica, e no importante che tutto quello che vuole e deve essere comunicato, sia comprensibile da tutti, Esempi positivi sono rappresentati dagli ospedali Morganini-Pierantoni di Forli, dove il menu e tradotto in arabo e in cinese e dal Policlinico di Roma Tor Vergata, dove le donne possono avere un menu che rispetta il Ramadan.
Un altro diritto imprescindibile e quello legato alla liberta di culto. Ad oggi ci sono già diverse strutture, come ad esempio l'Ospedale Molinette di Torino che offrono la disponibilità di spazi per il culto, non solo cattolico, ma dovrebbe essere un opzione che qualsiasi struttura pubblica garantisce.
Ad oggi, almeno in Italia, le iniziative promosse dalle strutture ospedaliere sono tendenzialmente finalizzate a donne e bambini.
Anche dal punta di vista del linguaggio architettonico, non solo il degente, ma anche il visitatore percepisce immediatamente che abitare l'ospedale vuol dire vivere in un altro mondo: camere asettiche, colori neutri, materiali freddi, arredi anonimi, bagni in comune e talora senza specchio, squallide sale d'attesa arredate da seggiolini di plastica lungo le pareti.
Mentre il progetto d'architettura organizza in modo sempre pili partecipato e adattabile case, aziende e uffici, l'ospedale rimane un luogo inaccessibile, imperniabile a tutte le acquisizioni delle scienze ambientale scegliendo di misurarle con il tema dell'umanizzazione dell'edilizia ospedaliera, mi sono resa conto della trasversalità di questo argomento. La sua applicazione non deve essere Umanizzazione negli ospedali: questioni di metodo nel Settore Edilizia e Attrezzature sanitarie della Regione Piemonte. In questo capitolo si esamina sinteticamente il quadro normativo di settore. Da quest'analisi emerge che il concetto di umanizzazione e già compreso nella normativa di settore, ma non tanto a livello architettonico, quanta piuttosto a livello di gestione delle strutture . Su questa base, mi sono proposta di sviluppare in termini più ampi questo concetto, integrandolo più direttamente anche con la localizzazione e "assetto interno delle strutture di degenza.
Nel terzo capitolo esamino alcune strutture ospedaliere storiche che, malgrado siano state costruite o concepite in un passato neanche troppo recente, rappresentano comunque un esempio per I'attenzione prestata ad associare, nella progettazione e organizzazione della struttura, un elevato livello funzionale ad un altrettanto elevato livello di quanta delle condizioni di degenza.
Nel quarto capitolo affronto il tema della percezione, argomento cardine della tesi ed elemento di base per quanta riguarda le problematiche dell'umanizzazione delle strutture ospedaliere.
Nel quinto capitolo definisco alcuni requisiti di quanta ambientale. Tra questi compare quello della percezione, associato a quello della comunicazione. Oggi la comunicazione svolge un ruolo fondamentale all'interno della nostra società, che domanda concretezza e trasparenza. Basti pensare al successo del film-documentario Sicko di Michael Moore, proprio sui tema dell'assistenza medica statunitense.
Nel sesto capitolo esamino gli strumenti del progetto di umanizzazione, che individuo nel colore, nell'arredo, nella segnaletica, nell'arte e nella vegetazione. Come esempio di riferimento riporto il progetto di umanizzazione della divisione di Oncologia dell'Ospedale San Carlo di Milano.
Nel settimo capitolo analizzo gli spazi in cui si articola una struttura ospedaliera, individuati nell'atrio, nei percorsi, nelle aree di attesa, negli spazi comuni, nelle aree di degenza. Nell'ottavo capitolo propongo una scheda utilizzabile per la raccolta delle informazioni e I'analisi della condizioni di umanizzazione delle diverse parti in cui si articola una struttura ospedaliera. Questa scheda in particolare e stata sviluppata nel corso delle stage presso I'Assessorato alla Sanità della Regione Piemonte.
La scheda si articola considerando tutti gli aspetti, controllabili a livello progettuale, che definiscono uno spazio ospedaliero umanizzato, ovvero: il contesto in cui e collocato I'ospedale, con particolare riferimento alla presenza di aree verdi; l'organizzazione _degli spazi collettivi, con concernenti il contatto visivo con I'ambiente particolare riferimento agli aspetti esterno, alle funzionalità presenti e I'interazione tra le diverse zone dell'ospedale;
l'organizzazione degli spazi riservate dai degenti, con particolare attenzione alla riservatezza ed all'assistenza; ali elementi complementari quali I'arredo, il colore, la qualità della luce naturale e artificiale, la vegetazione, la presenza di interventi artistici.
Nella seconda parte della tesi introduco I'argomento degli ospedali pediatrici, trattando, nel primo capitolo, le problematiche di carattere generale. Prima di tutto metto in evidenza le differenze che intercorrono tra le strutture ospedaliere in generale e quelle specializzate pediatriche, proponendo in questo senza una breve storia degli ospedali pediatrici. Esamino quindi la carta dei diritti del bambino ospedalizzato e le problematiche di percezione dal punta di vista del bambino.
Nel secondo capitolo tratto gli aspetti fisici delle strutture pediatriche: l'arredo, le attrezzature e gli spazi verdi.
Nel terzo capitolo esamino le problematiche relative agli aspetti percettivi e sensoriali quali I'orientamento, I'illuminazione, il controllo dell'ambiente acustico e degli stimoli sonori, il colore, l'arte.
Nella terza parte della tesi esamino la situazione dell'Ospedale Pediatrico Regina Margherita, una delle cinque strutture specializzate di questo tipo esistenti in Italia. L'analisi che ne viene fatta nei primi tre capitoli si basa sull'applicazione della scheda analitica proposta nell'ottavo capitolo della prima parte.
Nel quarto capitolo vengono descritti gli interventi di umanizzazione degli spazi realizzati all'interno ed all'esterno, come aree collegate, della struttura.
II piano generale di intervento sulle strutture ospedaliere torinesi comprende la ricostruzione dell'Ospedale Regina Margherita. Su questo aspetto, nel quinto capitolo, con riferimento ai criteri di umanizzazione riguardanti le aree esterne, esamino criticamente I'ipotesi prevista di localizzazione nelle vicinanze dell'attuale struttura, in zona più interna al tessuto urbanizzato, ipotizzando una localizzazione alternativa.
Il sesto capitolo, considerando che un progetto di umanizzazione di una struttura collettiva del tipo di quelle in esame non pu6 prescindere dalla conoscenza delle propensioni e delle attese della popolazione ospedaliera, delineo un progetto di indagine in merito, presentando tre questionari, rivolti rispettivamente ai degenti, ai loro familiari ed agli operatori dell'ospedale. Un'analisi di questo e fondamentale sia per le scelte in materia di umanizzazione che potranno riguardare la nuova futura struttura, sia per gli interventi necessari a breve termine nella struttura esistente.
Nell'ultimo capitolo descrivo intende alcune proposte di interventi di umanizzazione della struttura esistente, come ipotesi di opere necessarie per migliorarne le condizioni nel periodo intermedio in attesa della nuova struttura.
Indipendentemente dalle mie conclusioni, un dato con cui misurarsi e che l'età media delle strutture ospedaliere italiane e di settant'anni e il 10% di esse e di epoca ottocentesca. Il problema di queste strutture e la mancanza di funzionalità legata proprio alle difficoltà di comunicazione tra Ie diverse parti: all'inizio del '900 ad ogni disciplina corrispondeva un padiglione ospedaliero; oggi, nell'ottica della medicina multidisciplinare, questo tipo di concezione spaziale comporta grandi spostamenti all'interno della struttura ospedaliera per raggiungere i diversi blocchi, penalizzandone sia la funzionalità che la gestione degli aspetti percettivi.
Per un architetto, credo che il punta cruciale della riflessione sulla condizione degli ambienti ospedalieri oggi non sia tanto quello dell'indirizzo che deve prendere la progettazione delle strutture ex novo, in quante e ormai acquisita I'attenzione per le esigenze di natura psicologica e ambientale del malato e delle persone che lo assistono. A mio parere e necessario approfondire le modalità di intervento sulle strutture esistenti, sovente caratterizzate da un assetto fortemente vincolante.
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