Verso un progetto di parco agricolo ecomuseale: il paesaggio difficile del Piemonte sud-occidentale
Monica Trentini
Verso un progetto di parco agricolo ecomuseale: il paesaggio difficile del Piemonte sud-occidentale.
Rel. Piergiorgio Tosoni. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura, 2008
Abstract
La porzione di territorio interessata dall'asse viario che collega Saluzzo a Cuneo, fa parte di quell'area policentrica del Piemonte meridionale caratterizzata dall'economia della piccola e media impresa, che la rende paragonabile al Nord-Est. Parallelamente alle imprese si sono sviluppate le aree residenziali, anch'esse disseminate nel territorio e in particolare lungo l'asse che collega i due centri. La dinamicità economica e sociale ha indotto una rapida crescita in termini quantitativi del costruito, su un territorio di notevole valore storico e carattere ambientale. Tutto ciò ha portato a un alto consumo di suolo a bassa densità e ciò che ne risulta è il susseguirsi, tra Saluzzo e Borgo San Dalmazzo, di spazi urbanizzati quasi senza soluzione di continuità, dove la tipologia edilizia dominante è il capannone, il cui volume può ospitare attività anche molto diverse, affiancato alla villetta mono-bifamiliare.
In questo territorio dell'urbanizzato diffuso, dove i nuovi corpi edilizi si inseriscono ignorando, spezzando e nascondendo le stratificazioni storielle, la tipologia di urbanizzazione che si presenta non è ne città ne campagna, mentre gli stili di vita degli abitanti sono prettamente urbani
L'area in esame ha le caratteristiche di uno spazio portatore di un'idea di naturalità, adibito a produzioni agricole, ma abitato e prodotto da una società non esclusivamente tale. Questi elementi caratterizzanti devono essere messi in rapporto tra loro, cercando di eliminare la contrapposizione fra città e campagna, che in questi territori non può che essere dannosa.
L'obiettivo che si cerca di raggiungere è quindi quello di fornire delle linee guida che portino, oltre all'eliminazione di questa improduttiva contrapposizione, a un corretto inserimento del nuovo strato, quello dell'edificato diffuso, nel pieno rispetto di quelli depositati dalla storia, che devono continuare a essere leggibili perché gli abitanti riscoprano la propria identità. Si devono pertanto riannodare le trame ancora presenti, seppur oscurate e spezzate dalla recente espansione edilizia. Il suburbio urbano diffuso è fatto dello stesso materiale con il quale è fatta la città storica, perciò è necessario superare lo zoning che affida al centro storico il ruolo di museo della città, di luogo di conservazione della memoria, condannando all'indifferenza il resto del territorio urbanizzato. Per fare ciò si deve considerare questo territorio, compromesso e problematico, come un bene culturale da tutelare e valorizzare. Si mette così in primo piano la necessità di conoscere la successione delle sue stratificazioni, siano queste materiali o immateriali.
Quello che in questa sede si è cercato di fare è proprio la ricomposizione dei significati e dei modi d'uso dei lacerti individuabili, che diventano così materiale per il progetto nella città diffusa. Progetto che si sposta da un piano puramente tecnico-pratico, diventando un progetto di cultura che si sviluppa sul lungo periodo e tende a produrre, per il territorio e i suoi abitanti, nuove identità che assicurano la continuità tra la storia ancora da raccontare, potenziale, e la storia scritta e depositata nel paesaggio.
Relatori
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