Arcology: more with less solar architecture, il laboratorio urbano di Paolo Soleri
Alessandro Bellesia, Francesca La Malva
Arcology: more with less solar architecture, il laboratorio urbano di Paolo Soleri.
Rel. Piergiorgio Tosoni, Paolo Soleri. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura, 2008
Abstract
Il corpo si da in uno spettacolo» ha scritto Merleau - Ponty e potremmo proseguire: ogni corpo architettonico è una presenza recitante, è portatore di un modo di disporsi, di una gestualità, di una mimica facciale. Spazialità, luci e ombre, tattilità e sonorità, ritmi e temporalità concorrono a fare di un edificio una dramatis persona dalle innumerevoli possibilità espressive. Gli edifìci sono fatti per accogliere, proteggere e consentire la vita umana. Negli ester ni come negli interni, essi sono solitamente parte essenziale di ciò in cui i corpi sono immersi: ciò che chiamiamo spazio si da sempre nella concretezza di un paesaggio, di un luogo.
In quanto parte costitutiva della "scena", gli edifìci presentano dinamiche interattive comparabili con quelle degli individui; come questi possono mostrare di screzio ne o invadenza, trasmettere un senso di ospitalità o di fastidio, di partecipazione o di indifferenza, rispondere ad un ordine astratto o alle regole del dialogo, essere muti o affabulanti, scostanti o cortesi, costituire un insieme di entità inconciliate o dar vita a sintesi armoniche, a espressioni corali, ad associazioni con variazioni di senso, in un campionario di atteggiamenti e di possibilità espressive
In un momento in cui il dibattito su temi nodali per la sopravvivenza del nostro pianeta si sta facendo sempre più vivo, non si può pensare, come futuri architetti, di non documentarsi e prendere una posizione. Soprattutto non si può non imparare a "saper vedere".
«Il fare-spazio è, pensato in ciò che gli è proprio, libera donazione di luoghi in cui i destini degli uomini che vi abitano si realizzano nella felicità del possesso di una patria o nell'infelicità di esserne privi o nell'indifferenza rispetto all'una o all'altra di tali possibilità. Il fare-spazio è libera donazione del luogo in cui un Dio si manifesta, del luogo da cui gli dei sono fuggiti, luogo in cui il manifestarsi del divino a lungo ritarda. Fare-spazio conferisce la località che appresta di volta in volta un abitare. Nel fare-spazio si cela al tempo stesso un accadere.
L'abitare è così un poetare nella fisicità dello spa zio, cioè un prender misura di "tutto il frammezzo che sta fra ciclo e terra". L'abitare dell'uomo sta in questo misurare - disporre la dimensione guardando verso l'alto». ^Martin Heidegger, Saggi e Discorsi, Mursia, Milano 1951).
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