Cascina della Lobbia, ovvero Casa rustica Charter, nel Parco Regionale La Mandria (To). Ipotesi di restauro e rifunzionalizzazione
Pierpaolo Luca Percannella
Cascina della Lobbia, ovvero Casa rustica Charter, nel Parco Regionale La Mandria (To). Ipotesi di restauro e rifunzionalizzazione.
Rel. Carla Bartolozzi. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura (Restauro E Valorizzazione), 2008
Abstract
L'architettura e "l'intero ambiente della vita umana"'e "rappresenta I'insieme delle modifiche e delle alterazioni operate sulla superficie terrestre, in vista delle necessità umane eccettuato il puro deserto", dice William Morris, faro dell'architettura moderna, sui finire dell'Ottocento; non ci si sottrae ad essa finché facciamo parte della civiltà, insomma e il risultato finale di esperienze, storie, saperi, culture e tecniche costruttive e proprio per questo ogni singolo edificio ha in se un'importanza architettonica propria legata al suo essere testimonianza concreta di una determinata epoca, di un determinato contesto sociale e culturale da cui affiora inequivocabilmente l'espressione di valori, cultura, disagi e problematiche sociali.
Da qui dunque nasce l'interesse per il restauro, come scienza che mira a recuperare i manufatti che ci giungono dal passato e a permettere la loro sopravvivenza il più a lungo possibile nell' ambiente per cui sono stati costruiti e in cui assumono significato "come parole in un discorso.
Decaduta quindi, durante il percorso formativo universitario, la rigida demarcazione Ira l'architettura "nobile e colta" dei palazzi e monumenti e quella "minore e popolare" che comprende l'organizzazione degli spazi abitativi, l'edilizia e la cura degli interni, assume importanza il restauro per il recupero mirato alla conservazione materiale del manufatto esistente, in questo caso "La Cascina della Lobbia, ovvero Casa rustica Charter" , oggetto di questa tesi, e soprattutto la definizione, per essa, di una nuova identità, in relazione alle trasformazioni ambientali intercorse lungo la sua vita.
Conservare 0 restaurare? Due tennini opposti, controversia profonda sulla tutela: da un lato il sapere storico, dall' altro il progetto di azione e intervento. La questione di fondo e che cosa sia il restauro architettonico, quali i suoi connotati, i fini, i mezzi operativi di cui si avvale.
Il restauro si fonda sull'intenzione di conservare il più possibile il valore architettonico dell'edificio attraverso la visione integrata delle diverse operazioni che mirano alla restituzione dell'integrità del testo architettonico in un dialogo costante ed aperto tra il passato e I'aggiunta contemporanea4.
All'origine di ogni filosofia del restauro c'e quindi il riconoscimento di uno stato di degradazione dell'oggetto, verso il quale I'intervento si definisce come azione di arresto della perdita di qualità. L'accertamento del male e la Messa in opera degli opportuni rimedi costituiscono l'inizio e la fine del compito di ogni restauratores. Tuttavia i metodi, le tecniche e gli strumenti possono essere a volte semplici, altre complessi.
La scelta di incentrare la tesi sulla Caseina della Lobbia - per la quale non esiste a tutt'oggi un'idea definita di recupero e rifunzionalizzazione all'interno del Piano d' Area,
I) W. Morris, Architettura e sociologia, a cura di Manien Eli.. Bari,I963.
2) Vedi anebe: Comoli Mandracci, L 'architettura popolare in Italia,Piemonte, Laterza, Roma-Bari, 1988: prefazione: "L 'architettura ~ iI prodotto locale di una stratificazione storica continuamente rivissuta e riusata dalla comunità che vive in un determinato territorio e ne controlla Ie risorse".
3) G.Carbonara. Avvicinamento di restauro teoria,storia,monumenti, Liguori, Napoli, 1997, p.631
4) C. Falcini, Relazione di progetto di restauro, in Recupero e conservazione, de Lenera, Milano, 2004, p. 47. S) Renata Cadello realtà, La questione del restauro. in Nuove Secondorie, n04, anno VII, dicembre 1989.
All'infuori di una dichiarazione nella relazione di progetto di "sostituzione edilizia" con nuovo impianto destinato ad accogliere i servizi tecnologici centralizzati del Borgo Castello "inserito in un terrazzamento con il piano di copertura che coincide con il piano di riferimento del Borgo Castello"I-, nasce non solo dall'idea di potersi accostare in qualche modo ad un tema cosi affascinante quale il restauro, ma anche dalla speranza di contribuire, con una ricerca di fonti storiche d'archivio, a rendere noto che I'edificio in questione, pur presentando molte caratteristiche di un comune rudere rurale del XIX secolo, ora in avanzato grado di dissesto, e tutt'atro che anonimo, poiché realizzato dal celebre Arch. Barnaba Panizza e dall'impresario Leopoldo Galli, entrambi attivi nella Torino dell'Ottocent02, per volere del re Vittorio Emanuele Il che lo destinò ad uso del sig. Elia Charter, "entraineur" di fiducia per lo "stabilimento dei cavalli da corsa reali.
La lettura dell' esistente ha richiesto di esaminare il contesto territoriale e storico dell'edificio; la sua peculiare collocazione geografica, I'ambiente in cui e inserito, la storia della Mandria e studi di biografie del sovrano hanno consentito di inquadrare 1'050 dell'edificio dalla sua fondazione fino ad oggi.. L'approfondimento delle funzioni svolte dal fabbricato ha permesso di individuare elementi da valorizzare nel restauro ed ipotesi di rifunzionalizzazione.
La conoscenza profonda del manufatto e avvenuta nel valutare lo stato di fatto attraverso il rilievo e l'analisi dello stato di conservazione. Questi due strumenti d'indagine hanno infatti consentito di conseguire un quadro conoscitivo esaustivo dell' edificio e hanno permesso di ipotizzare interventi di conservazione e di reintegrazione per le poche parti non dissestate, nonché di ricostruzione ex novo di quelle crollate.
Per il progetto di restauro si e inteso mirare alla conservazione materiale dell'esistente, attraverso operazioni idonee ad assicurare la trasmissione al futuro dello stesso nella sua integrità fisica e formale, ma il risanamento della sola struttura non sarebbe bastato a darle vitalità, per cui si sono studiate ipotesi integrate di rifunzionalizzazione, volte a conservare le tracce del passato ancora individuabili pur dando ad essa nuova efficienza e leggibilità per I'utilizzo futuro.
E' risultato sempre più evidente, pertanto, che per un qualsiasi intervento di restauro e importante non circoscrivere il progetto al singolo manufatto, e che la ragione stessa del progetto e quella di considerare la Cascina della Lobbia come un tassello irrinunciabile del mosaico di cui e composto il parco. Non si può trascurare infatti che La Mandria della Venaria Reale di Torino, in Piemonte, di cui e parte I' oggetto della presente tesi, e un esempio gestito dall'uomo, la cui difesa e conservazione rappresentano una sfida di grande interesse per i naturalisti, gli ecologi, gli agronomi, i geografi, gli storici, gli urbanisti e i sociologi; inoltre sviluppo socio-economico e conservazione, concepiti non in antitesi ma in funzione complementare, sono le linee guida del Piano d' Area regionale "La Mandria" sin dal 1983'.
Considerare la valorizzazione di un tale edificio, anche se in dissesto, in relazione all' ambito culturale, come elemento di un insieme di falli tra loro correlati e come possibilità di fame nuovo punto di partenza per nuovi percorsi sui territorio, ha permesso di ipotizzare un' insieme di utilizzazioni coerenti che possano garantire nel tempo la presenza umana, di primaria importanza, senza la quale I' edificio in questione, anche se restaurato, rischierebbe un ritorno verso I'abbandono e il degrado.
Si può notare che I'insieme dell'intervento sulle cascine del Parco La Mandria mota attorno a due importanti coppie di poli: gli ambienti e il paesaggio ed il loro rapporto con I'uomo e gli animali.
Presso la cascina Romitaggio, che detiene a pari merito con la "Comba" il primato di vetusta perché risalente al 1673, allevamenti di piccoli animali domestici e coltivazioni di frutta biologica ed erbe officinali e aromatiche; alla cascina Fornace, sperimentazioni e ricerca sull'allevamento delle api e cereali ed ortaggi biologici; alla Grangetta, attività dall'allevamento del baco da seta, un tempo presente in tutto il territorio; al Cascinone in progettazione un Centro Visite Telematico sui mondo dei rapaci, con annesso Centro di Recupero dei volatili feriti, infine con questa tesi sulla "Cascina della Lobbia" dovrebbe aprirsi uno spazio per I'ulteriore sviluppo sia dei progetti di educazione ambientale sia per quelli turistico - ricettivi.
E' necessario sempre più costruire un sistema produttivo economico insieme alla natura, sfruttandone nel miglior modo le esigue risorse.
Non si può, infatti, parlare solo di "conservazione" dell'esistente, basandosi sulla mera fruibilità da parte del turismo, - pur sempre itinerante, anche se consapevole - poiché e importante anche la pianificazione per sfruttare il paesaggio ed il territorio come strumento strategico, per gestire i rapporti tra risorse naturali ed esigenze della collettività.
II complesso del parco, quindi, non come un vincolo sui territorio, ma presupposto per uno sviluppo socio-economico di pili elevata qualità nel rispetto delle peculiarità dell'ambiente, pennette di superare la dicotomia conservazione sviluppo con I'attivazione e la promozione di nuove fonte di attività produttive o di servizio, conditio sine qua non per la tutela e la valorizzazione degli edifici minori dissestati. II Parco come volano di sviluppo locale deve, in sostanza, oltre che stimolare processi endogeni, valorizzare le risorse e le culture dell'identità.
Con questo progetto di rifunzionalizzazione della "Cascina della Lobbia" si cerca appunto di collaborare a questo processo di sviluppo ipotizzandone una nuova destinazione d'uso come centro d'accoglienza ma anche come spazio turistico - ricettivo, forse un po' di "nicchia", ma legato ad attività agricole e zootecniche già presenti nel parco.
Il Parco La Mandria lavora da tempo a tutto campo sui temi dell' educazione ambientale per scuole e famiglie, con attenzione particolare alle esigenze dei diversamente abili. Tanti sono i progetti già elaborati dai servizi educativi, corsi di birdwatching, esposizioni, escursioni sui territorio con esperti, incontri di storia, arte e tradizioni,
corsi di riconoscimento dei funghi, apicoltura, et similia.
Tante e di notevole interesse le iniziative sia educative che culturali. Utilizzare la "Cascina della Lobbia" - come e stata denominata da tempo per la sua lunga balconata che corre per tutto il fronte dell'edificio ., come luogo d'incontro e pernottamento per quelle famiglie interessate a ''vivere" il parco, sarebbe una buona opportunità di sviluppo.
Non bisogna dimenticare che nella sua destinazione originaria - risalenti al1860 - la cascina era adibita a "Casa rustica ad uso del sig. Charter" I , "entraineur", allenatore, di fiducia di Vittorio Emanuele II "per lo stabilimento di Cavalli da Corsa" 2, con annesse le pertinenze delle stalle, che oggi ospitano la centrale di riscaldamento degli uffici, della ghiacciaia, progettata dal panizza3, con la "vasca" della Bassa delle Cavalle, una sorta di laghetto artificiale per la produzione del ghiaccio durante I'inverno, e il lavatoio del Borgo Castello.
In quel periodo stava prendendo piede la tendenza di accoppiare le razze di cavalli autoctone con quelle del Nord Europa, principalmente inglesi, per produrre esemplari da gara. II re Vittorio Emanuele II si adopero tramite il sig. Elia Charter a produrre esemplari della razza cosiddetta "folkestone..4, che usava far correre anche nell'ippodromo ora scomparso a lato Sud di Borgo Castello. Si racconta ancora che, per non scoraggiare i partecipanti, il re aveva stabilito che il cavallo vincente fosse sempre il secondo arrivato poiché il primo posto era sempre occupato dai cavalli delle sue scuderie.
Con la vendita della tenuta al marchese Luigi Medici del Vascello nel1887 la "casa rustica del sig. Charter" diviene "Cascina della Lobbia", dapprima a conduzione mezzadrile, poi - con I'acquisizione della tenuta nel 1976 da parte della Regione Piemonte, utilizzata come stalla per animali dei mezzadri, poiché i controlli agricoli del tempo prevedevano per Ie famiglie contadine la concessione in uso di un pollaio e di un porcile, ed essendo I'edificio discosto dal Borgo Castello ciò non creava problemi di sorta agli abitanti.
Come si può notare, non e ipotizzabile ne sostenibile un recupero d'uso originario, bensì un ripristino dell'edificio, per utilizzarlo come spazio turistico - ricettivo, testimonianza sia della passata civiltà rurale che della presente industriale e commerciale; ciò potrebbe costituire un'occasione per creare presupposti educativi per una conoscenza in chiave sociologica non solo della sua storia ma anche di quella del parco.
L'ambiente naturale ridiventerebbe cosi, a contatto con la gente, cornice di vita e di scoperta e la cascina, con le sue radici in quell' arcaico mondo rurale che resta comunque il substrato pili profondo anche della civiltà del terzo millennio, potrebbe riappropriarsi di una valenza non pili meramente folcloristica , bensì anche rieducativa.
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