Metamorfosi della pianificazione strategica
Simone Pileci
Metamorfosi della pianificazione strategica.
Rel. Riccardo Bedrone. Politecnico di Torino, Corso di laurea in Pianificazione Territoriale, Urbanistica E Ambientale, 2007
Abstract
La Pianificazione Strategica (PS) appare oggi come una delle forme urbanistiche
più di moda, non stupisce più nessuno ed è consuetudine leggere sui quotidiani di
un numero sempre maggiore di città che si stanno dotando di questa disciplina,
piuttosto che di essere in procinto di farlo.
Ma come si è arrivati a questo? Quali sono stati i processi che l'hanno portata ad
una così ampia diffusione pur non essendo obbligatoria?
Molti ne parlano, e tante sono le città che "anelano" un Piano Strategico; a pensare
ad un così importante successo parrebbe logico credere che la PS sia in grado di
risolvere quei dibattiti e quelle problematiche che affollano soventemente i
dibattiti dell'amministrazione urbanistica. Ma sarà poi così?
Porre un po' di ordine e ricreare quale che sia stata l'evoluzione, o quasi meglio in
senso organico la metamorfosi, della pianificazione strategica è l'intento che si
prefigge questo scritto. In particolar modo, quali siano state le cause ed il
comportamento per cui la politica strategica abbia riscontrato un così ampio
successo di pubblico; giustificando le ragioni per cui pur essendo di "giovane
formazione" abbia attecchito in fretta, trovando da subito forti sostenitori.
Ma quale è stata la sua trasformazione. Una prima riflessione potrebbe portare a
dire che "se ha tanti ammiratori significa che nel tempo è stata in grado di
dimostrarsi innovativa ed efficiente", ma è poi così? Eppure alle prime indagini che
si effettuano ci si accorge che nonostante la sua precoce età, la PS ha già
attraversato tre fasi evolutive che l'hanno segnata, cambiata e modificata, spesso in
bene ma a volte in male; analizzando ed interpretando ma anche rischiando e
provando; senza aver paura di tornare sui propri passi. E allora cosa la rende tanto
celebre?
Ciò è alla base dell'opera, ferma resta l'intenzione di scoprire e riuscire nell'intento
di fare una maggior chiarezza su come si è giunti all'attuale PS, ma anche quali
siano i binari intrapresi, per meglio capire cosa ci riserverà il futuro.
Negli ultimi cinquant'anni, il contesto delle problematiche spaziali da coordinare attraverso la pianificazione è profondamente mutato, così come si sono modificati anche gli approcci, i contenuti e gli strumenti della pianificazione strategica. D'altro canto, non vi è dubbio che il sistema della pianificazione territoriale stia tuttora attraversando una fase di transizione, e non si può affermare né che la sua metamorfosi sia conelusa né che sia stato raggiunto il culmine. Solo i prossimi anni saranno in grado di stabilire con maggior precisione se stiamo in parte già affrontando una fase di declino.
Le attuali problematiche derivanti da tendenze globali, rispetto al livello urbano territoriale, hanno prodotto un acceso dibattito su molte delle concezioni tradizionali tra pianificatori stessi e decisori pubblici. Il mutamento in questione ha dunque accompagnato l'insieme delle attività di gestione ed analisi delle dinamiche territoriali; di qui, la sperimentazione di nuove modalità di intervento sul territorio.
Inoltre, è bene sin d'ora rilevare che la città contemporanea si trova dinanzi a molte criticità, sul piano ambientale, economico sociale e istituzionale, a loro volta derivanti dai recenti processi delle globalizzazione.
Il perseguimento di un simile processo impone la dotazione da parte delle città di adeguati strumenti, capaci di mettere in campo un set di azioni che esprimano uno sviluppo urbano duraturo efficiente dal punto di vista economico ed equo a livello sociale. Si dica anche dell'esigenza di determinare un cammino condiviso di sviluppo. La competizione tra territori per attirare interessi, capitali e persone (fisiche o giuridiche) e assicurare un futuro allo sviluppo della città richiede da parte di tutti i soggetti territoriali, coinvolti nel governo del territorio, l'adozione di una prospettiva di efficienza programmatica, di efficacia attuativa e prestazionalità di risultato, la quale si traduce nell'acquisizione di nuove capacità tecniche e di nuovi comportamenti amministrativi e progettuali. In particolare, il governo del territorio richiede l'incremento di capacità di pianificazione strategica e capacità di promuovere le identità e le risorse all'esterno in modo da alimentare la forza partenariale dell'attuazione degli interventi.
La forma della città è sempre più quella di un contenitore di nodi appartenenti a reti disparate non necessariamente interrenti tra loro. Ecco perché la città deve darsi un quadro di riferimento, una visione, che orienti e coordini l'azione degli attori urbani.
Nel tentativo di trovare nuovi strumenti attraverso cui gestire complessità e questioni di questo genere, sempre più spesso nell'ambito delle discipline urbanistiche e tra gli amministratori pubblici ci si rivolge con rinnovato e forte interesse agli strumenti della pianificazione strategica.
La pianificazione strategica, nelle sue più recenti declinazioni a scala metropolitana, pare possa costituire l'approccio pianificatorio maggiormente adeguato, quello cioè idoneo a far fronte con efficienza ed efficacia alla complessità delle trasformazioni urbane e a rispondere alle sfide legate alla sostenibilità. Tuttavia, va ulterior modo sottolineato come la pianificazione strategica costituisca di per sé un elemento di novità nell'ambito degli strumenti di pianificazione urbanistica.
Prime forme di sperimentazione strategica sono evidenziabili fin dagli anni '60 in alcuni Paesi europei (Francia, Olanda, Gran Bretagna); vengono definiti strategici, piani sovralocale a prevalente contenuto di indirizzo socio-economico e di inquadramento territoriale, proiettati in una prospettiva temporale di medio-lungo periodo. Nuovamente è bene ribadire che la pianificazione strategica sia stata oggetto di un processo evolutivo continuo; appare perciò interessante comprendere le modalità di traduzione di tale in progresso di termini e strumenti impiegati.
"Il ritorno della città" è strettamente legato ai cambiamenti economici e politici, molte di esse hanno intrapreso la pianificazione strategica per far fronte ai problemi posti dalla crisi del vecchio modello di industrializzazione o comunque dalla necessità di sostenere l'economia locale e l'occupazione nelle condizioni di crescente competizione internazionale. I piani strategici nascono da e con questa consapevolezza. Si basano su un processo di cooperazione volontaria tra i diversi soggetti pubblici e privati, che mettono insieme un percorso di sviluppo condiviso, individuando alcuni obiettivi strategici e si impegnano a realizzare una serie di azioni ben scadenziate nei tempi.
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