Piani paesaggistici. Problematicità della definizione delle unità di paesaggio
Luigi La Riccia
Piani paesaggistici. Problematicità della definizione delle unità di paesaggio.
Rel. Pompeo Fabbri, Francesca Finotto. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Pianificazione Territoriale, Urbanistica E Ambientale, 2007
Abstract
Questa tesi nasce da un interesse per il paesaggio, ed in particolare dalla consapevolezza che il paesaggio nella celerità dei flussi di cose e persone resa accetta dalla globalizzazione quasi sembra legittimare di essere confuso con il territorio. Non c'è da stupirsi di quanto detto poiché, come dice Gambino "// passaggio dalla società dei luoghi alla società dei flussi propiziato dalle tecnologie e dalla cultura della comunicazione tende a recidere i legami della gente con i luoghi, a minare il radicamento territoriale delle forme sociali, ad accelerare i processi di deterritorializzazione ". Ciò che appare è che, all'interno di una disciplina già di per sé caratterizzata da un elevato grado di arbitrarietà, la pianificazione, i discorsi sul paesaggio siano talvolta il risultato di punti di vista soggettivi e parziali, perciò arbitrari, presentati invece come oggettivi e certi..
D'altra parte, la questione dell'incertezza della pianificazione, ampiamente trattata dalla letteratura, sembra amplificata dall'incertezza aggiuntiva che deriva dalla polisemia del termine e dalla coesistenza di diversi approcci nell'affrontare le tematiche paesistiche, e mette in discussione aspetti centrali rispetto al modo di trattare il paesaggio nella pianificazione.
In questo studio si prendono in considerazione alcuni piani paesaggistici regionali, di cui molti solo stati approvati prima della ratifica della Convenzione Europea del Paesaggio e del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio. Questa scelta è stata dettata dall'interesse nel far emergere alcune differenze sostanziali, che nella realtà dei fatti non esistono, tra i diversi modi di interpretare il paesaggio alla luce di un sistema legislativo apparentemente differente.
In particolare questa tesi propone una lettura critica sui modi, spesso molto differenti, di articolare il paesaggio in ambiti, unità, zone, considerate fondamentalmente omogenee. Come emergerà dalla studio, i diversi modi di interpretare tali articolazioni mettono in luce quell'incertezza che riguarda sia gli strumenti di pianificazione sia il paesaggio come entità polisemica e distica. Tali suddivisioni, seppure configurandosi come riduzioni "metodologiche" spesso rischiano di diventare riduzioni "sostanziali", e quindi sembrerebbero non riuscire a diventare il vero punto di sintesi dell'analisi paesaggistica, tra l'irriducibilità e l'incommensurabilità del paesaggio.
Allora bisogna comprendere quale sia la reale necessità di questa suddivisione, che spesso operativamente non è in grado di raggiungere quell'obiettivo fondamentale che è la qualità del paesaggio. Se consideriamo il carattere sistemico del paesaggio, forse ci si renderà conto che anche se fossimo in grado di cogliere la totalità dei suoi elementi, forse non saremmo mai in grado di cogliere la totalità delle sue relazioni che spesso sono "immateriali", scientificamente non dimostrabili. Questo grado arbitrarietà e incertezza nella "dichiarazione di intenti" riflette un quadro preoccupante sulla situazione paesaggistica, almeno in Italia, a cui trovare una soluzione appare pressoché impossibile. Oggi come precedentemente detto la scala delle funzioni e delle relazioni investe la totalità del globo terrestre e appare quindi doveroso "pianificare" il paesaggio, perché non sia fagocitato dai soli interessi economici.
Questa tesi è strutturata seguendo questo tipo di approccio, considerando l'evoluzione del sistema paesaggio e della legislazione relativa, quale presupposto per la "buona" pianificazione. Segue una esamina del concetto di unità di paesaggio, così come interpretato nelle diverse discipline territoriali e successivamente come tali suddivisioni siano utilizzate in alcuni piani paesaggistici regionali per cogliere e sintetizzare la totalità dei caratteri del paesaggio. L'ultima parte comprende invece il ragionamento che ho cercato di mettere in luce con questa premessa, cioè cosa voglia dire pianificare il paesaggio, discutendo sulla reale necessità di una articolazione del territorio per ambiti omogenei.
Relatori
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