il nuovo stadio di Catania tra storia e sostenibilità
Enrico Paladino
il nuovo stadio di Catania tra storia e sostenibilità.
Rel. Giuseppe Andrea Ferro, Annalisa Dameri. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura, 2007
Abstract
La seguente ricerca vuole essere un'analisi sulla condizione degli stadi italiani con particolare riferimento a quelli costruiti durante il decennio che va dalla metà degli anni '20 alla metà degli anni '30 in pieno regime fascista.
All'inizio del ventesimo secolo, in Italia ma anche in altri paesi dell'Europa, la progettazione degli stadi era fortemente influenzata da un'ispirazione classica. di impronta greco-romana che riguardava prevalentemente gli stadi monumentali per l'atletica più che per il calcio come dimostrano gli esempi di Bologna. Firenze, Roma e Torino in Italia mentre nel resto d'Europa Berlino, Parigi e Vienna su tutti. Questi rappresentano alcuni tra i più emblematici esempi di una nuova generazione di impianti sportivi che si posero a capo di una nuova sperimentazione tecnica. costruttiva e formale in tema di impianti atti ad accogliere le grandi folle di spettatori.
Il 'Littoriale' di Bologna segna l'inizio di una nuova stagione per le strutture italiane: siamo proprio all'inizio del periodo compreso tra il 1926 e il 1937, quello che diventerà una vera e propria 'era degli stadi', fioriti in gran numero in tutte le regioni italiane in concomitanza con altri paesi europei.
Lo stadio era un tema in cui prevaleva la ricerca di linguaggi e morfologie subordinati a sole ragioni tecnico-funzionali. Di fronte a queste grandi strutture in cemento armato 'l'architettura accademica' si tirò indietro lasciando spesso campo libero agli ingegneri. La ricerca progettuale e la sperimentazione svolta in Italia ed egregiamente rappresentata dal genio di Pier Luigi Nervi con la progettazione dello stadio Berta di Firenze, costituì un importante punto di riferimento per la costruzione di molti stadi all'estero.
L'evoluzione e la ricerca in tema di stadi avvenuta negli anni venti-trenta non ha trovato seguito in Italia ed è, ad oggi, quasi bloccata a quel periodo. L'unico evento che poteva essere occasione per una nuova sperimentazione sul 'tipo stadio' è stata, verso la fine degli anni '80, l'organizzazione dei campionati Mondiali di calcio di 'italia 90' che purtroppo ha portato solo alla nascita di due nuovi stadi (il 'San Nicola' di Bari e il 'Delle Alpi' di Torino) il cui successo non è mai stato elevato, e all'adeguamento, ampliamento e ammodernamento (discutibili) delle strutture esistenti come è avvenuto agli stadi di Bologna, Firenze, Roma e Palermo su tutti. Oggi, a distanza di quasi vent'anni, si può parlare di 'occasione sprecata' a causa dell'inadeguatezza delle soluzioni progettuali adottate alle strutture esistenti. Questo rispecchia le criticità che il mondo della progettazione architettonica italiana evidenzia soprattutto se paragonata alle esperienze inglesi, tedesche e portoghesi. In questi paesi si è fatto tesoro degli importanti avvenimenti internazionali per adeguarsi alle nuove tendenze che vedono nella multifunzionalità e multitemporalità dello stadio una proprietà fondamentale sia a livello sociologico che economico-gestionale. Se infatti, fino agli anni' 80. lo stadio era frequentato esclusivamente dai soli tifosi che vi si recavano per il solo svolgimento della partita, oggi esso deve rappresentare un sistema di funzioni e relazioni che vanno oltre l'evento sportivo. privilegiando un' interpretazione che favorisca l'acquisizione, da parte dello stadio. del suo significato di edificio atto ad ospitare funzioni connesse alle esigenze della società moderna. Questo passaggio ha rivoluzionato il significato culturale dell'edificio ed ha così preteso profondi mutamenti concettuali, funzionali e prestazionali determinando un molteplice utilizzo dell'impianto anche da parte di quella fascia di utenza non coinvolta nell'evento sportivo.
In Italia, a differenza degli stadi inglesi, che rappresentano un modello emblematico, siamo ancora fermi allo stadio come contenitore di pubblico e funzionante solo in occasione dell'evento sportivo. Neanche il più recente intervento di rifunzionalizzazione avvenuto sullo stadio Comunale di Torino (ampiamente descritto nella tesi) ha impresso una svolta verso questa nuova tendenza: si tratta infatti di un intervento che, sebbene sia stato tecnicamente ben eseguito (è l'unico stadio italiano che risponde a pieno alle ultime normative sulla sicurezza). non è a livello di altri interventi di rifunzionalizzazione come. per esempio, è quello avvenuto nello stesso periodo, sull'Olympiastadion di Berlino. In questo caso, una struttura risalente ai primi anni del '900. è stata trasformata a pieno in un'arena moderna senza che ne sia stata compromessa e alterata l'immagine originale.
La tesi si può sommariamente suddividere in di'erse sezioni, strettamente correlate tra di loro.
Una prima parte, in cui è stata esposta la situazione politica e sociale dell'italia nel periodo che ha visto la realizzazione della maggior parte degli stadi italiani, ovvero gli anni '20: la descrizione delle vicende che hanno portato alla realizzazione degli stadi nelle maggiori città italiane.
Una seconda parte che descrive l'attuale utilizzo di questi impianti, gli interventi e la loro evoluzione nel corso dei 70 anni (circa) della loro vita, con particolare attenzione sullo stadio Comunale di Torino di cui è stato ampiamente descritto il recente intervento di rifunzionalizzazione in vista delle Olimpiadi invernali del 2006. A questo esempio di rifunzionalizzazione è stato affiancato un altro intervento simile, ma per il quale vi è stato un approccio differente e, se vogliamo, di maggiore qualità architettonica e funzionale: quello occorso all'Olympiastadion di Berlino per i campionati mondiali di calcio del 2006.
Troviamo poi una terza parte in cui vengono descritte le nuove tendenze, nel panorama europeo, in tema di stadi. E' questa l'occasione in cui viene spontaneo fare un parallelo tra gli stadi italiani e le realtà inglesi e tedesche su tutte. Da questo confronto ne risulta la difficoltà che c'è in Italia nello sviluppare nuove proposte e soluzioni innovative che vadano al di là degli interventi di restauro o rifunzionalizzazione delle strutture esistenti ed ormai non più funzionali alle nuove esigenze.
La quarta ed ultima parte, riguarda lo sviluppo di un progetto per il nuovo stadio di Catania, utile a confrontarsi con le problematiche riguardanti la progettazione di queste architetture, complesse sotto ogni punto di vista.
Relatori
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