Le trasformazioni post-industriali a Torino: gli spazi connettivi e gli spazi verdi
Alessandra Fantino
Le trasformazioni post-industriali a Torino: gli spazi connettivi e gli spazi verdi.
Rel. Piergiorgio Tosoni, Vittorio Defabiani. Politecnico di Torino, Corso di laurea in Architettura, 2007
Abstract
Le trasformazioni economiche e sociali spesso influenzano il volto della città; a Torino I'assetto urbana e la realtà economica sono da sempre fortemente correlati: gli insediamenti industriali presenti in molte zone dell'area metropolitana sono la testimonianza della grande tradizione produttiva della città, che nasce tra il '600 e il '700 con le manifatture legate alla corte ed alla città capitale, raggiungendo il suo massimo sviluppo in seguito allo spostamento della capitale da Torino. Oal1861 al1911 avviene la conversione della città da Capitale di Stato a Capitale dell'industria.
Dal punto di vista urbanistico, il modello su cui si era formata e consolidata la città subisce all'inizio dell'Ottocento una revisione profonda a seguito dell'occupazione francese.
I quattordici anni del Consolato e dell'impero napoleonico riflettono attraverso i molti progetti e le, seppur scarse, realizzazioni un quadro socio politico ide le per il rinnovamento della pianificazione del territorio.
Lungo tutto il Settecento I'assetto morfologico delle fortificazioni aveva limitato la dimensione fisica della città. Nell'Ottocento, dai concetti illuministici era derivata una nuova concezione di uso del suolo, che ispira i nuovi piani urbanistici.
Nelle nuove proposte urbanistiche appare determinante il valore della natura: il verde non è più un elemento accessorio dentro la città, ma e identificato come una componente connessa con I'espansione della città. Fonte di ispirazione e. altresì I'attenzione verso le esigenze pratiche di percorribilità delle arterie cittadine, al fine di accelerare i traffici e diminuire i tempi di attraversamento della città. Il milieu naturel appare uno degli assi portanti per la costruzione della città. Le strutture difensive che erano state create a cavallo tra XVI e XVII secolo, e che erano indispensabili per la guerra di difesa, conseguente alla scoperta della polvere da sparo, e alla diffusione delle armi da fuoco, nel prima Ottocento vengono disarmate e successivamente abbattute, innescando un processo di modifiche urbanistiche irreversibili per la città.
La venuta in Italia di Napoleone e, ancor prima, la previsione del suo passaggio da Torino nella primavera del 1805, costituiscono I'occasione per discutere il tema dell'abbellimento urbanistico della città.
La legge del 6 settembre 1807 stabilisce che tutte le città devono redigere un plan d'alignement, ed un plan d'embellissement.
Da questo momento in poi, la città si espande secondo una concezione morfologica per assi, tramite una griglia ortogonale di grandi Viali, che, in un prima momento, prendono il posto del glacis della Cittadella, disattivata a partire dal 1852, mentre in seguito seguono la traslazione delle piazze d'armi, avvenute nel 1852, net 1872, nel 1905, attraverso i diversi piani di ingrandimento della Capitale.
L'Ottocento certamente e il secolo cruciale per la trasformazione della città, da Capitale a Metropoli.
La trasformazione e determinata da vari aspetti, che, insieme, contribuiscono allo sviluppo della città moderna: sviluppo delle scienze e delle tecnologie, la nascita e il successivo consolidamento del sistema produttivo e capitalistico, il raggiungimento dell'Unita Nazionale. Conseguentemente si inserisce la necessita della costruzione della linea ferroviaria.
Lo sviluppo dell'industria determina I'incremento della popolazione urbana, e conseguentemente 10 sviluppo dei Borghi fuori cinta. Il volto del Borgo San Paolo e la sua primitiva struttura autonoma, circondata dal verde agricolo, vengono via via sostituiti da un'immagine più urbana. L'edificazione del Borgo avviene inizialmente per iniziativa privata, al di fuori dei controlli istituzionali: artigiani e piccoli imprenditori trovano favorevoli condizioni di insediamento, in virtù della localizzazione fuori cinta, quali una minore incidenza della rendita fondiaria e I'applicazione del dazio di consumo. Nel corso degli anni Venti del Novecento, dopo la prima guerra mondiale, Borgo San Paolo, che si trova
in corrispondenza delle aree in cui, dal 1860 in poi, si localizzano i servizi, al di la della ferrovia, vede uno straordinario sviluppo.
Nel maggio del 1884 viene approvato il progetto esecutivo per le Nuove Officine delle Strade Ferrate, che compaiono, in forma definita, nella carta di Torino del 1884, e successivamente nel Piano Regolatore di Torino del 1887.
Certamente bisogna sottolineare come le Officine ferroviarie abbiano avuto un ruolo trainante per 10 sviluppo urbano, ed in particolare per 10 sviluppo di Borgo San Paolo.
La nostra riflessione e le successive ipotesi progettuali partono dalle testimonianze di una civiltà che ormai non c'e più, e che sembrano andare in rovina: in questo frangente non si può tralasciare la dimensione urbana-territoriale del fenomeno.
La città si presenta ormai completamente trasformata dalla Rivoluzione Industriale, che peraltro investe tardivamente le città italiane rispetto a quelle europee, e, a fatica, riesce a tornare sui suoi passi, a cancellare e a superare un passato cos! fortemente articolato, di cui se ne trovano tracce ovunque.
A Torino le aree dimesse ricoprono una notevole estensione: alcuni complessi, situati lungo la ferrovia, con la creazione del passante, e I'eliminazione della barriera storica all'interno del centro urbano, assumono una nuova centralità.
Dal punto di vista della riorganizzazione urbana il tutto si e tradotto in un disegno che ripropone un processo di polarizzazione su Torino, rispetto alla sua area metropolitana, con un'attenzione particolare alle aree più centrali della città, quelle tangenti il centra storico: il Piano e strutturato attorno alla Spina Centrale, nord-sud, che fa leva sulla disponibilità di aree dimesse, collocate in posizione centrale, o semicentrale lungo il passante ferroviario.
La Spina, in cui si con centra buona parte del terziario pubblico e privato, e divisa in quatto ambiti, collocati in corrispondenza di stazioni esistenti, e delle nuove previste: i quattro ambiti sono il frutto sono il risultato del recupero dei principali vuoti urbani, e costituiscono un ampio boulevard, costruito sulla copertura della ferrovia: il passante ferroviario viene pensato con 10 scopo di ricucire e riqualificare le due parti della città, separate della ferrovia.
In considerazione di come il verde tra Ottocento e Novecento viene visto come un sistema capace di interferire con I'intera città, e delle diverse esperienze in ambito europeo, si passa all'analisi della Spina come elemento per la riqualificazione urbana; 11 progetto del Via le della Spina ridefinisce I'assetto urbana di questa parte di città, , sostituendo
all'edificazione industriale, un disegno che ripropone il rapporto tra l'edificato e lo spazio pubblico.
Partendo dall'ambito urbano scelto come oggetto delle studio, dopo un'attenta analisi del TESSUTO, viene fatta una riflessione di come le due parti della città, nonostante i diversi interventi già iniziati e portati a termine potrebbero essere meglio integrate; I'individuazione delle CENTRALITA' e delle POLARITA' lungo il percorso ci permette di intravedere possibili scenari da cui poter definire un'idea per un reale avvicinamento delle due parti della città... la Spina e soltanto un'inizio!!!
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