La fabbrica e la caserma: trame urbane e fattibilitàeconomica dell’area ex Westinghouse e della CasermaAlfonso La Marmora a Torino
Giulia Gilli
La fabbrica e la caserma: trame urbane e fattibilitàeconomica dell’area ex Westinghouse e della CasermaAlfonso La Marmora a Torino.
Rel. Manuela Rebaudengo, Michela Barosio. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Per Il Progetto Sostenibile, 2017
Abstract
Il tema della riqualificazione degli spazi urbani abbandonati e degradati è oggi uno dei più importanti aspetti considerati all’interno delle politiche di governo della città.
L’occasione per capire quali meccanismi regolino il destino e il processo di tali trasformazioni è dato dallo studio della riqualificazione in atto nell’area Ex Westinghouse e
Caserma Alfonso La Marmora a Torino; indagando le ragioni che hanno condotto la trasformazione verso una certa direttiva piuttosto che un’altra è possibile capire sulla base di quali criteri si attuino le scelte in materia di trasformazione delle città.
Questo lavoro di tesi si propone il duplice compito di indagare il rapporto tra il disegno del tessuto urbano frutto dello sviluppo costante della città e la fattibilità economica che determina l’innesco della rigenerazione di quelle aree urbane considerate degradate, e congiuntamente studiare attraverso possibili scenari di trasformazione la rigenerazione di un’area, caso studio reale, attualmente oggetto di un piano di riqualificazione della Città di
Torino.
Attraverso lo studio delle trame urbane, della morfologia del contesto, delle preesistenze architettoniche che caratterizzano l’area e il suo intorno, questo lavoro si propone di rintracciare dei criteri di progettazione che mettano in relazione il progetto e il contesto,
instaurando un dialogo tra preesistenza e nuova costruzione su più livelli: la percezione dello spazio costruito, la sua fruibilità a diversi gradi, la permeabilità degli spazi.
L’indagine architettonica si accompagna in ogni fase allo studio della sostenibilità economica del progetto; il processo progettuale che porta alla definizione della forma
architettonica è imprescindibile dalla valutazione di fattibilità del progetto. Nel percorso di studio dei vari scenari dunque si è tenuto conto degli aspetti che ne determinano la fattibilità: la proprietà dell’area, la volontà di trasformare l’area secondo certi criteri
espressa dall’amministrazione comunale, l’appetibilità dell’area per l’investitore privato, i vantaggi per i soggetti coinvolti, la possibilità di formulare delle alternative rispetto alla proposta del Comune e ultimo ma non meno importante le ricadute socio-economiche,
ambientali e percettive degli scenari sulla collettività e sul tessuto urbano.
Partendo da un’indagine sulle vicende che hanno coinvolto l’area nell’ultimo secolo, dal suo sviluppo come centro industriale a ipotetica cittadella direzionale degli Anni ‘60, è possibile capire che cosa nei vari scenari di volta in volta proposti per l’area, non abbia funzionato. La strada intrapresa dall’amministrazione comunale che detiene la proprietà dell’area e che dovrebbe farsi garante degli interessi pubblici sotto ogni aspetto, sembra
non aver tenuto conto in nessun modo delle possibili ricadute socio-economiche di un tale intervento, preoccupandosi esclusivamente di ricercare il miglior offerente privato e massimizzare l’utile derivante dalla cessione dei diritti di superficie dell’area.
Il percorso di conoscenza e di critica positiva e negativa dello scenario attuale ha avuto come obbiettivo finale quello di proporre un’alternativa valida, che tenesse il più possibile in conto gli interessi di tutte le parti coinvolte, pubbliche e private che fossero, con lo scopo di creare uno scenario bilanciato.
La ricerca progettuale per la definizione del masterplan di progetto ha considerato impliciti i criteri di sostenibilità energetica ed ambientale del progetto, focalizzandosi in particolare sulla sostenibilità economica e sulla percezione dell’architettura costruita, adottando quindi il punto di vista della persona ovvero del fruitore finale, che troppo spesso viene tralasciato e relegato a una condizione passiva nei confronti dell’architettura. Adottando il punto di vista del fruitore nel processo di analisi del contesto in cui si opera e nel processo di
definizione della forma costruita, si possono cogliere aspetti salienti dello spazio in termini di percezione, considerando l’intervento in termini di vivibilità degli spazi e della città.
L’architettura non è solo forma o funzione, così come sostenibilità non è solo energia pulita e consumo zero; architettura sostenibile è considerare l’architettura in una chiave sostenibile a 360° gradi, che inglobi sostenibilità ambientale, sociale, economica e che in
ambito architettonico contribuisca a rendere più vivibili gli spazi urbani e di conseguenza la città.
Per ulteriori informazioni contattare:
Giulia Gilli, giuls.gil@gmail.com
- Abstract in italiano (PDF, 1MB - Creative Commons Attribution)
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