Maura Verra
Le terme di Vinadio : lo stabilimento idroterapico tra XVIII e XIX secolo.
Rel. Annalisa Dameri. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Per Il Restauro E Valorizzazione Del Patrimonio, 2014
Abstract
Introduzione.
La difficoltà nello scrivere una tesi in storia dell’architettura si concentra tutta in due punti: nel fatto di non perdere mai di vista la narrazione dell’argomento principale e nel fatto di non isolare mai l’argomento principale. Si riflette a lungo sul taglio che si vuole dare, sull’importanza da attribuire ai singoli contenuti. Si cerca un linguaggio semplice, ma efficace. Ma non si può pensare di studiare lo sviluppo architettonico di un edificio, senza considerare anche il contesto in cui era - ed è - inserito. E non si può pensare che ogni tema secondario vada per forza sviluppato nel dettaglio, altrimenti risulterebbe fuorviante. Bisogna dosare bene gli spazi insomma. Tutto è indispensabile, ma nella giusta misura.
I due capitoli introduttivi sviluppano la concezione del termalismo prima e durante l’Ottocento, basandosi su una bibliografia specifica sul tema, risalente agli ultimi trent’anni. Contribuiscono a dare una visione d’insieme al lettore, circa il significato ambivalente di terme come luogo di cura e luogo di divertimento. Questi due concetti si sono alternati nei secoli, inizialmente scontrandosi, ma imparando anche a “convivere” specialmente nel XIX secolo. Che si trattasse di una funzione sanitaria o di intrattenimento, comunque le terme sono sempre state strutture a servizio delle persone, luoghi pensati per la società, sia che fosse bisognosa di cure mediche, sia che cercasse uno spazio di aggregazione e svago.
L’indagine dello sviluppo storico del caso studio scelto - le terme di Vinadio - si articola in quattro capitoli, basati su differenti tipologie di fonti. Sono i saggi e i trattati redatti a partire dal XVI secolo, da parte di studiosi, medici e scienziati a costituire la vera base della ricerca storica: questi, attratti in primis dallo studio delle acque termali, avevano descritto anche i luoghi in cui avvenivano le cure e gli edifici che ospitavano i bagnanti. Viotti, Giunta, Gallina e Bacci nel Cinquecento. Leveroni, Bianzalle, Arpino, Barisano e Rainaudo nel Seicento. Fantoni e Marino nel Settecento.
L’Archivio Storico della Città di Cuneo e l’Archivio di Stato di Torino conservano alcune litografie settecentesche, riguardanti progetti e ampliamenti dello stabilimento sotto la direzione del dottor Giavelli e grazie ai finanziamenti di Vittorio Amedeo III.
Tra Ottocento e Novecento, i saggi si trasformarono in vere proprie guide per i visitatori e gli scritti di Bertini, Stefani, Garelli, Viara, Paventa e Schivardi ne sono la testimonianza. Solo in rari casi le guide contenevano anche rappresentazioni grafiche della stazione di cura. È stata quindi di fondamentale importanza la collezione di cartoline sulle terme di Vinadio, conservata presso un archivio privato: ha permesso di comprendere e ricostruire gli sviluppi architettonici di cui gli scritti non facevano menzione, poiché redatti con un fine propagandistico e non prettamente architettonico. La fotografia, in mancanza di altre fonti, si è rilevata la principale testimonianza storica di inizio Novecento.
L’inventario dell’Archivio Storico del Comune di Vinadio segnala la presenza di documenti inerenti alle strutture per le cure balneo-termali, ma il faldone che li conteneva è andato perso.
È stato inoltre impossibile accedere all’archivio privato dello stabilimento.
Si dedica un intero capitolo alle vicende, tutt’altro che semplici, riguardo la costruzione della strada carrozzabile da Vinadio alla borgata dei Bagni: un tema mai studiato prima d’ora. Trattandosi di lavori pubblici che furono eseguiti a spese dell’amministrazione comunale, tutti i documenti sono oggi conservati e consultabili presso l’Archivio Storico del Comune di Vinadio.
Infine, un ultimo capitolo tenta di concretizzare il viaggio che il dottor Giavelli di Bersezio, primo proprietario delle terme, fece presso le più importanti villes d’eaux in Francia, per studiarle e trarne ispirazione. Le fonti bibliografiche utilizzate, però, non esauriscono il tema e andrebbero integrate con la ricerca d’archivio, per risalire allo stato delle fabbriche nel XVIII secolo nella maniera più precisa possibile.
Relatori
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