Giulia Pace
Torretta Pepoli faro di Pace nel Mediterraneo : percorsi di valorizzazione tra storia e leggenda.
Rel. Maria Adriana Giusti, Luigi Biondo. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Per Il Restauro E Valorizzazione Del Patrimonio, 2014
Abstract
Introduzione
“TorrettaPepoli” è uno di quei monumenti di Erice che da sempre mi ha affascinato.
Grazie all’attività di stage svolta presso la Soprintendenza dei Beni Culturali e Ambientali di Trapani, ho avuto la possibilità di conoscere e studiare più da vicino questo monumento, seguendo direttamente i lavori di restauro, e ciò mi ha portato a voler affrontare il tema della conoscenza, della conservazione e, soprattutto della riqualificazione del manufatto e del paesaggio circostante con la redazione di questa tesi.
L’edifico, di cui sopra, denominato appunto “Torretta Pepoli”, fu costruito dal Conte Agostino Sieri Pepoli tra il 1881 e il 1910. Esso sorge su un costone roccioso del versante orientale del monte San Giuliano, oggi monte Erice.
Questo studio inizia con una prima analisi storica e storiografica della città, facendo emergere i principali avvenimenti che hanno caratterizzato la sua evoluzione e “la leggenda” che si cela dietro la sua storia.
La vetta del Monte Erice, emergenza di particolare interesse geomorfologico, giacché raggiunge una quota altimetrica di poco superiore ai settecentocinquanta metri sul livello del mare, costituisce un riferimento importante e significativo per la città di Trapani.
Proprio per questo motivo, mi è sembrato interessante analizzare un antico manoscritto, di Vito Carvini, “Erice antica e moderna, sacra e profana”, in cui sono custodite cinque tavole, raffiguranti la pianta del territorio ericino e la montagna vista da occidente, mezzogiorno, oriente e tramontana e infine, il castello regio. Tavole, dettate in parte dall’esperienza visiva, in parte da soluzione fantasiosa di una realtà ambientale e territoriale, vista con l’occhio del cittadino.
L'analisi si è poi spostata sulla città, che con il suo fascino antico, disegnato nelle sue stradine, nei suoi cortili, nelle sue case, nelle sue chiese, è un “unicum ” dove storia, arte e fede si intrecciano e narrano, la straordinaria vicenda di diversi popoli, che nei secoli hanno lasciato tracce di civiltà meritevoli di essere custodite, difese e valorizzate.
Il monte Erice è stato, sin da tempi antichissimi, sede di un culto in onore di una dea che fu simbolo, prima di fecondità, e poi anche d’amore e di bellezza. “Venere Ericina” fu il nome che i Romani diedero alla misteriosa divinità femminile mediterranea adorata sul Monte.
Nella zona più alta, a oriente, sorgeva il tempio dedicato ad essa, mentre la città occupava l'attigua spianata.
Dall’alto dei suoi settecentocinquanta metri, Erice, fu testimone e punto di osservazione privilegiato delle guerre, che nel Mediterraneo, videro contrapposte Roma e Cartagine, e viene da pensare, che proprio perché memore del cruento scontro, abbia poi tratto da quell’episodio la forza e l’autorevolezza per affermare nel tempo la propria identità di luogo naturalmente vocato e votato alla Pace.
Non è un caso, infatti che chiese cristiane e bizantine, architetture arabe, quartieri ebrei convivessero a lungo e in serenità nelPErice del passato e che oggi la città sia universalmente riconosciuta quale luogo di incontro fra culture diverse.
Erice, ambiente, nel quale cogliere e vivere il fascino dell’antichità classica interessò il Conte Agostino Pepoli.
Da qui ha inizio l’analisi del suo progetto, che interessò la città dal 1872 al 1910, come fulcro da cui si snoda tutto lo studio.
Egli, vagando per il “Balio”, rimase impressionato da questo sito di mirabile bellezza e rarità paesistica e ambientale che, però si era ridotto in uno stato di abbandono tale da urtare la sua sensibilità artistica e umana. 11 Pepoli iniziò quindi, a intensificare la sua attenzione sulle rovine delle “Torri”, le opere di fortificazione avanzata del Castello, che intemperie e incuria avevano per lunghi anni lacerato. Attenzione che si estese anche alla vasta spianata circostante che, il lassismo inetto o la sostanziale incultura degli amministratori comunali, aveva da tempo immemorabile ridotto a pascolo.
Il suo progetto era di riportare, i ruderi delle opere di fortificazione avanzata dell’antico tempio-fortezza al loro stato originario, sia di sistemare, sempre a sue spese, l’intera spianata del “Balio ”, trasformandola in giardino “all’inglese”.
Avviava intanto un altro progetto, quello di acquistare tutti i piccoli lotti di terreno, sottostanti il Balio e siti nella “Valle dei rovi” o dal termine dialettale “dei Runzi”, proprio per la prevalenza di sterpi spinosi e di fitti rovi di more, per alberare il tutto con pini, noci, mandorli ed altri alberi da frutto.
L'intero versante è caratterizzato da diversi percorsi che lo attraversano e che, creano delle sinuose curve che lentamente si arrampicano e spesso scompaiono per lunghi tratti sotto la fittissima vegetazione.
Da questo interessante aspetto è nata l’idea di analizzare l’intera “pineta dei Runzi”, che si estende in quest’area, facendo emergere, in modo attento e dettagliato, le specie della flora e della fauna, per procedere in seguito all’analisi vera e propria dei sentieri che collegano i luoghi di interesse storico e paesaggistico da me analizzati in questo lavoro. Da qui, l’idea di valorizzare quest’area e soprattutto il percorso che collega il giardino del Balio, la
Torretta Pepoli e il Quartiere Spagnolo, con un camminamento che stimola i quattro sensi, tatto, udito, olfatto e vista.
Studiato così, tutto ciò che si snoda, e che, direttamente o indirettamente, entra a contatto con l’edificio preso in esame, lo studio si è concentrato sul vero e proprio tema, la Torretta Pepoli.
Questo lavoro di tesi, ha voluto utilizzare al meglio l’occasione che mi si è presentata, nonché quella di vivere da vicino un cantiere di restauro, e quindi di redigere un progetto di restauro e di conservazione che prenda in considerazione le attività svolte in cantiere e le varie fasi che hanno portano alla rifunzionalizzazione della Torretta.
La stesura di questo lavoro è stata svolta attraverso l’uso di una metodologia consolidata che, al primo posto, mette la conoscenza oggettiva del manufatto storico-architettonico in vista di una futura trasmissione alle generazioni future.
L’analisi storico-architettonica del manufatto è stata sviluppata mediante lo studio storicocritico, il rilievo geometrico, lo studio e il rilievo del sistema costruttivo, lo studio dello stato di conservazione con l’analisi dei degradi dei materiali, dissesti delle strutture e con l’analisi diagnostica, che possa aumentare la conoscenza delle patologie e successivamente potere dare risposte approfondite per risolvere i problemi presenti nella fabbrica storica.
Obiettivo fondamentale di quest’analisi è la conoscenza dell’edificio per la sua conservazione affinché possa ritornare a essere luogo di incontro e di fruizione da parte della popolazione.
Infine, è stato redatto un progetto di rifunzionalizzazione, che ha cercato di ripristinare la Torretta alla sua originaria funzione ludico-culturale.
Il ripristino consiste nella destinazione d’uso del manufatto, che nell’ispirazione del Conte Pepoli voleva essere un luogo ove coltivare, in solitudine o con pochi e selezionati amici, attività di studio e di diletto culturale come l’osservazione naturalistica e la catalogazione di reperti archeologici. Sotto il profilo funzionale pertanto gli ambienti, una volta recuperati, sono stati destinati essenzialmente a documentare, attraverso supporti espositivi su pannelli e ausili digitali in postazioni informatiche, l’attività del Conte Pepoli all’interno della stessa Torretta.
Il piccolo vano curvilineo della torre tonda, allora, diventa il luogo della memoria di testimonianze filmiche che gli ospiti illustri, insieme con il pubblico visitatore, potranno lasciare o potranno rivedere. Questo grazie ad ausili elettronici e strumentazione tecnologica progettata, che permetteranno di registrare o rivedere brevi filmati/documento riguardanti testimonianze, atti, momenti importanti della vita di Erice in quella che è la sua dimensione mediatica oggi più diffusa: “Erice, città della Scienza per la Pace"
Relatori
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