Carlo Pangallo
Porta Nuova nella Torino dell’Ottocento: dalla genesi fondiaria allo sviluppo urbanistico e infrastrutturale della città = Porta Nuova in 19th-century Turin: from land acquisition to urban and infrastructural development of the city.
Rel. Filippo De Pieri. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Per Il Patrimonio, 2025
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Abstract
L’arrivo della ferrovia nella città del primo Ottocento può essere considerato uno spartiacque nel più ampio quadro delle trasformazioni innescate dalla rivoluzione industriale. La nuova infrastruttura e il suo terminale urbano, la stazione ferroviaria, sono fin da subito oggetto di interessi di parte, dibattiti e trattative. Torino non fa eccezione: fin dall’avvio dei cantieri della ferrovia per Genova, nella seconda metà degli anni ’40, si scatena un vivace dibattito, piuttosto ben documentato negli archivi, circa l’esatto attestamento della futura stazione. Semplificando, sono due le posizioni: la prima, impersonata dall’ingegnere belga Henri Maus per conto delle Ferrovie e del governo, predilige una stazione posta a ridosso dell’abitato, mentre la seconda, rappresentata dalla municipalità e da cittadini proprietari di terreni a sud di Torino, vede con favore un allontanamento della ferrovia dal nucleo storico come potenziale promozione dello sviluppo urbano del quadrante meridionale della città.
L’urgenza dettata dall’inaugurazione della linea ferroviaria, tuttavia, fa sì che nel 1848 sia edificato un “imbarcadero” provvisorio; ne segue un secondo, di maggiori dimensioni, nel 1849, mentre i lavori per la stazione definitiva hanno inizio solamente nel 1861
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