Giulia Tilli
Il minimalismo nell’architettura contemporanea tra astrazione e high tech. Casi studio.
Rel. Costanza Roggero, Cecilia Castiglioni. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Per La Sostenibilità, 2012
Abstract
ABSTRACT
La corrente del Minimalismo nasce come reazione ad una società consumista, dove la materialità, l'eccesso, l'apparenza e l'esteriorità sono dei principi che hanno preso sempre più piede. Si tende quindi a voler spogliare l'oggetto architettonico da ogni or¬pello, dal di più, per ricercare la vera essenza, ciò che è autentico e originano, per ritrovare i veri valori. Con questa tesi si è voluto ripercorrere la storia del minimalismo attraverso l'analisi di alcune abitazioni private, partendo da quelle di Mies van der Rohe e Pierre Koenig degli anni Cinquanta del 900, per arrivare alle opere di architetti della più stretta contemporaneità, come W. Sobek, B. Myers, K. Kuma, A. Campo Baeza e quindi analiz¬zarne le similitudini, le differenze e le evoluzioni, in base ai diversi paesi e culture di appartenenza.La prima parte della tesi si concentra sull'analisi della Farnsworth House di Mies van der Rohe e la CSH #22 di Pierre Koenig. Viene studiato il periodo storico a cui appartengono queste due opere, per poi passare ad una attenta e dettagliata analisi della loro architettura.Gli anni del secondo dopoguerra sono gli anni della ricostruzione edilizia. Irrompono in scena i nuovi materiali quali l'acciaio ed il vetro, che vengono sfruttati al massimo e portati all'estremo delle loro potenzialità per creare delle nuove architetture. Mies van der Rohe e Pierre Koenig con le loro opere possono ben sintetizzare questo nuovo clima e il mutamento nell'edilizia. Gli approcci sono diversi e differenti sono le filosofie che caratterizzano i progetti di questi due architetti. Mies van der Rohe, europeo, si trova costretto, con l'avvento del nazismo, a migrare negli Stati Uniti. Famoso per uno dei suoi motti: "less ismore", cerca di creare spazi contemplativi, neutrali, attraverso un'architettura basata su un'onestà materiale ed integrità strutturale, con uno studio esemplare del particolare architettonico. Emblematica a tal proposito, come edilizia residenziale, è proprio la casa Farnsworth. Dall'altro lato Pier Koenig, celebre architetto americano, il cui percorso non si può non collocare all'interno dell'ambito californiano del Case Study House Program di John Entenza, che prevede la creazione di 34 prototipi di abitazioni alla ricerca di un modello abitativo che possa essere facilmente adottato durante il boom edilizio del secondo dopoguerra. E' alla seconda fase del CSH che appartiene la CSH #22, realizzata da Koenig nel 1960. L'obiettivo dell'architetto è costruire per la gente comune, offrendo qualcosa di migliore, a basso costo e realizzato con tempi di costruzione ridotti. La parola d'ordine è "standardizzazione". Nell'analisi e nel confronto tra queste due opere si trovano i principi che sono alla base del minimalismo contemporaneo. Quindi la volontà di eliminare tutto ciò che è superfluo, la ricerca di un'eleganza essenziale, pura e vera. Dopo un capitolo che si concentra sull'individuazione dei principi alla base del minimalismo contemporaneo e sul suo sviluppo, si passa all'analisi di quattro opere degli architetti contemporanei inizialmente citati: W. Sobek, B. Myers, K. Kuma, A. Campo
Baeza. L'analisi e lo studio delle loro architetture è stato possibile soprattutto grazie ad un contatto via mail preso con questi Studi di Architettura. Ciò ha permesso di ot¬tenere numerose informazioni che nei libri non erano presenti, e ha reso anche possibile ottenere il materiale, quindi disegni, foto, schizzi, schemi che sono risultati molto utili per lo sviluppo della tesi.La seconda parte della tesi si concentra su queste quattro opere, che sono state scelte per la loro architettura minimal in cui si può cogliere molto bene il passo della tecnologia, in Sobek e Myers, e l'approfondimento della spiritualità, in Kuma e Baeza.
La House R128 di W. Sobek e la Montecito Residence di B. Myers rappresentano, appunto, l'evoluzione della tecnica rispetto alle case di Mies e Koenig, mantenendo il concetto di riduzione al minimo e all'essenziale. Queste due case sembrano delle vere e proprie macchine per l'abitare, e si adattano molto bene al mondo contemporaneo, un mondo che deve essere veloce, efficiente e perfetto al limite del surreale. Qui l'oggetto sembra essere stato spogliato del suo rivestimento e portato al nudo, mostrando solamente lo scheletro di un organismo, una vera e propria scarnificazione dell'architettura. La Water/Glass House di Kengo Kuma come la de Blas House di Alberto Campo Baeza esprimono invece un sentimento più dolce, più spirituale, legandosi molto bene al filone dell'estetica rappresentato dalla Farnsworth House. L'obiettivo è quello di infondere un senso di pace, equilibrio e tranquillità quasi per sfuggire dal mondo frenetico di oggi, una casa per l'anima.La tesi si conclude con un capitolo di confronti tra tutte e sei le opere architettoniche analizzate, per giungere a cercare di capire se è effettivamente possibile giudicare il minimalismo un'architettura veramente più umana, che mira davvero alla semplicità e alla purezza, oppure se è un approccio in cui sono sempre presenti degli eccessi che in realtà allontanano l'uomo dalla sua vera natura.
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