Il labirinto di Venaria Reale : simboli, modelli e realizzazioni nei giardini d'Europa
Elisabetta Masoero
Il labirinto di Venaria Reale : simboli, modelli e realizzazioni nei giardini d'Europa.
Rel. Paolo Cornaglia. Politecnico di Torino, Corso di laurea in Architettura, 2010
Abstract
L'oggetto "labirinto "
IL concetto è misterioso ed elusivo e crea confusione. Non c'è definizione, tranne quella di sinuoso tragitto teso a sconcertare il viandante. In realtà non esiste neanche un unico labirinto, o meglio: esiste se si sceglie un criterio, perché vi sono due sole possibilità e l'una esclude l'altra. Labirinto è un sistema chiuso ad eccezione di un unico accesso, dotato di un unico centro e un'unica via, che tra continui contorcimenti unisce un polo all'altro riempiendo tutti gli spazi.
In questo tipo di labirinto si vaga a lungo, oppressi e spaesati, ma infine si arriva alla meta e si può tornare indietro per lo stesso cammino faticoso ma abbastanza certo. Labirinto è un oggetto chiuso, con un solo ingresso e un unico centro (anche se col passare dei secoli questo principio non sarà più tenuto in conto nel progetto dei nuovi labirinti), ma questa volta c'è un intrico di ramificazioni e punti morti tra essi. Questo tipo di labirinto è uno spazio deformato del quale si deve individuare la regola costitutiva se si vuole visitarlo senza pericoli, altrimenti si continuerà a tornare sui propri passi, a scontrarsi con ostacoli insormontabili.
Due segni quindi, due interpretazioni; ognuno può scegliere quella che preferisce e nei secoli l'uomo ha fatto proprio questo, scegliendo di volta in volta la rappresentazione di labirinto che gli si confaceva di più. Rimane ancora oscura l'etimologia di "labirinto", impedendo di conoscere il reale significato del termine, nel senso di oggetto di uso definito. Il senso figurativo invece è chiaramente definito: fin dall'antichità un labirinto è un cammino tortuoso che offre al viandante molteplici percorsi, uno che porta al centro, alcuni che lo riportano sui suoi passi e altri che lo conducono a punti ciechi. Tale tradizione contrasta curiosamente con le raffigurazioni: nell'antichità il labirinto è unicursale, perché il cammino per raggiungere il centro e per uscire nuovamente era uno soltanto; questo è particolarmente valido nel medioevo, per la simbologia ecclesiastica che vi è legata, e solo a partire dal Cinquecento, con la secolarizzazione del simbolo, nascono nell'arte e nei giardini dei dedali dotati di bivi e deviazioni cieche.
Anche in lingua inglese si ha lo stesso sviluppo della parola; il nome di un percorso sinuoso ma rigorosamente univiario tracciato nell'erba, maze, finisce lentamente per indicare il cammino ingannevole o meglio la serie di intrecci, addirittura originando un nuovo termine, amazement, in altre parole lo stupore e la confusione di chi non sa da che parte voltarsi per la meraviglia.
In Germania permane il dotto labyrint, che indica il tipo univiario, ma nella vita quotidiana il dedalo è l'irrweg, dove la radice irren Significa errare, non tanto nell'accezione di vagare bensì in quella di sbagliare: si può dire che in esso si vaga per il puro gusto di perdersi. Nell'immaginario collettivo l'idea del percorso ingannevole prevale su quella di un cammino che, per quanto lungo e tortuoso, porta sicuramente alla meta.
Relatori
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