RE LEARNING Urban Manufacturing Detroit
Filippo Gemmi
RE LEARNING Urban Manufacturing Detroit.
Rel. Roberta Ingaramo. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Costruzione Città, 2017
Abstract
Questa tesi affronta il tema del riuso di edifici abbandonati per reintrodurre la produzione all’interno delle città post-industriali della Rust Belt americana e diventare parte attiva nella trasformazione urbana di ambienti mixed-use.
Le città del nord e del mid-west, tra la metà del 1800 e gli inizi del XX secolo, rappresentano lo sviluppo degli Stati Uniti da nazione basata sull’agricoltura a potenza
economica e industriale. Molte città diventarono icone industriali, come Detroit e Pittsburgh. Alla fine degli anni ’40 l’America concentrava nelle zone più industriali il 68% dell’occupazione manifatturiera e più del 90% del valore generato. Dopo crisi del 1929 vi furono due decadi di produzione per la Seconda Guerra mondiale ma tra la fine degli anni ’40 e gli anni ’80 le città del Mid-West si trasformarono da forza trainante a problema urbano. Le cause furono molte, dalla sub-urbanizzazione di massa della classe media, la zonizzazione e la globalizzazione.
Una delle città più rappresentative degli effetti della de-industrializzazione è Detroit, un tempo centro nevralgico della produzione automobilistica di massa e dello sviluppo
tecnologico. Dagli anni ’50 del secolo scorso Detroit ha visto un declino urbano e sociale unico, in numeri, tra le città del Mid-West statunitense che ha portato a scontri, criminalità e abbandono. In tutta l’area urbana migliaia di edifici, abitazioni, scuole, impianti produttivi
e grattacieli sono stati abbandonati nell’arco di mezzo secolo. La popolazione, soprattutto la classe medio-alta, si spostava nei sobborghi lasciando in città quasi esclusivamente chi non si poteva permettere di spostarsi, la popolazione meno abbiente e i migranti di
seconda generazione che si sono trovati intrappolati nel mezzo di un declino senza uscita.
Detroit in mezzo secolo ha perso il 64% della popolazione stabilizzandosi negli ultimi anni a poco meno di 700.000 abitanti.
Negli ultimi decenni si sta sviluppando nelle città americane un movimento di produttori DIY (Do It Yourself), definiti anche Makers, che si sta imponendo sulla manifattura urbana, creando nuovi posti di lavoro e nuove opportunità per le città, soprattutto per quelle che
necessitano di occupazione “Low Skill”. Queste nuove attività stanno rivitalizzando tutta la “Rust Belt”, attraverso l’innovazione, i servizi, le tecnologie digitali e la produzione. A Detroit questo movimento è attivo e presente, ci sono già diversi spazi offerti ai “Maker”,
come Ponyride, Mt. Elliott Makerspace, TechShop.
Lo scopo della tesi è la progettazione di uno spazio da offrire per lo sviluppo di idee e la costruzione. Gli spazi vengono ricavati all’interno dell’ex ufficio postale della città nel quartiere di Corktown a fianco della famosa Michigan Central Station, progettato nel 1933
da Albert Kahn, famoso per essere l’Architetto di Detroit. Il quartiere di Corktown è il più antico della città, e sta vivendo una rinascita; nei suoi spazi si stanno avviando diverse attività, dalla ristorazione alla riparazione di biciclette. L’edificio è stato abbandonato nel
1987 dopo un’incendio, il progetto di recupero vede la realizzazione di uno spazio centrale, dal seminterrato al tetto, per permettere alla luce di raggiungere tutti i quattro piani. Su questo spazio si affacciano tutte le funzioni presenti, la produzione pesante nel seminterrato, la maker school, gli spazi artigiani, la galleria e gli spazi creativi dei due piani superiori. Dal seminterrato parte un corridoio che connette l’edificio con il centro del parco urbano creato sulle tracce della ferrovia dismessa USA-Canada. I 6.500 mq del tetto sono stati sfruttati per rendere sostenibile economicamente l’intervento, creando 15 abitazioni a patio, divise dal vuoto centrale ma connesse tramite ponti. L’incastro di tutte le abitazioni regale ad ognuna uno spazio privato all’aperto, oltre allo spazio comune esclusivo a tutte
le abitazioni. Il risultato è una fabbrica verticale e sociale parte integrante del quartiere.
Per ulteriori informazioni contattare:
Filippo Gemmi, gemmi.filippo@gmail.com
- Abstract in italiano (PDF, 4MB - Creative Commons Attribution)
- Abstract in inglese (PDF, 4MB - Creative Commons Attribution)
Tipo di pubblicazione
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