Genesi, evoluzione e adeguamento di un museo : Casa Cavassa a Saluzzo
Sonia Zanni
Genesi, evoluzione e adeguamento di un museo : Casa Cavassa a Saluzzo.
Rel. Monica Naretto, Valeria Minucciani. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Per Il Restauro E Valorizzazione Del Patrimonio, 2016
Abstract
La presente tesi prende in esame Casa Cavassa, da più di un secolo destinata a Museo Civico di Saluzzo, ubicata nel centro storico di Saluzzo, in provincia di Cuneo, realizzata tra il 1350 e il 1400, quando viene costruito il primo nucleo di quello che diventerà il palazzo della famiglia Cavassa, all’interno dell'allora borgo superiore di San Martino. Questo edificio rientrava tra le proprietà dei marchesi di Saluzzo, ed è l’unico edificio della città, prima casa medioevale poi palazzo residenziale saluzzese, di epoca rinascimentale giunto sino a noi. Oggi l’edificio è visitabile da tutti coloro che desiderano grazie alla donazione fatta a fine Ottocento da Emanuele Tapparelli D’Azeglio, il quale lascia scritta nel suo testamento la volontà di donare l’edificio al Comune purché esso ne faccia il solo uso di Museo Civico per promuovere l’insegnamento delle arti applicate e attestare al pubblico un’immagine incisiva del marchesato di Saluzzo nel periodo del suo massimo splendore artistico..
“ La Casa Cavassa a Saluzzo da me acquistata e quasi interamente restaurata la lascio alla città di Saluzzo onde se ne serva per uso di Museo, o per feste municipali, non però per altro servizio municipale. Dovendosi le sale conservare sgombre. Dovrà mantenersi a questa casa il suo carattere antico quale monumento nazionale da tenersi sempre a disposizione di artisti e visitatori. Apparterrà a Casa Cavassa il coro scolpito di Revello, il quadro coi ritratti di Casa Saluzzo e in una parola tutto il mobilio e gli oggetti d’arte che si troveranno all’epoca della mia morte”
La tesi di restauro su Casa Cavassa ha lo scopo di studiare il restauro in “stile” proposto nei lavori commissionati a illustri personalità come Vittorio Avondo e Melchiorre Pulciano, dal Tapparelli, e come questi siano stati poi rispettati nei decenni successivi dai restauri conservativi che sono stati effettuati per rimediare a varie problematiche. La storia pre-ottocentesca di Casa Cavassa, già oggetto di numerosi studi e pubblicazioni, non è oggetto di disamine di queste tesi, e viene solo brevemente ripercorsa attraverso la presa d’atto sulle fonti principali.
Attualmente il Museo si presenta con svariati problemi, come ad esempio la ridotta accessibilità al Museo stesso da parte dei diversamente abili, la poca funzionalità di diverse sale causata dalla mancanza di uno studio museografico che le integri al percorso museale. L’obiettivo è quello di redigere un progetto che mira alla conservazione e a sanare le problematiche messe in luce, e rispettando le importanti scelte effettuate nel restauro ottocentesco ormai storicizzate.
L’attività di ricerca, svolta nel corso della tesi con lo scopo di comprendere l’intero complesso museale in vista di un progetto di conservazione e valorizzazione, ha inizio dalla ricerca storica effettuata attraverso gli archivi presenti a Saluzzo e le testimonianze di diverse figure che hanno operato e operano tutt’ora all’interno di Casa Cavassa. Questa indagine ha portato alla compilazione di un regesto cronologico che permette una lettura sinottica della storia di Casa Cavassa. Sono stati analizzati i vari interventi di restauro che hanno interessato l’edificio, dal primo grande restauro ottocentesco all’ultimo avvenuto negli anni duemila, esaminando quali sono stati i lavori progettati nel corso degli anni e quali di questi sono stati veramente realizzati anche in relazione ai fondi ottenuti dalla Regione e dal Comune, considerando i principali autori di questi interventi.
Il rilievo è fra i primi “momenti” del progetto di conoscenza, che fa parte del più generale progetto di restauro, è stato quindi necessario produrre un rilievo architettonico in pianta e in alzato per capire la consistenza attuale del manufatto e proporre gli interventi necessari alla conservazione del manufatto.
Otre al rilievo architettonico è stato svolto un rilievo del percorso interno, per capire come il visitatore vive il museo, e un rilievo delle funzioni presenti, come attestazione dello stato di fatto su cui basare il progetto di nuovi spazi che arricchiscono e valorizzano la visita al museo: un percorso destinato non solo alle persone che già attualmente possono visitarlo in autonomia, ma anche a eventuali fruitori con problemi di mobilità.
La finalità del progetto di conservazione e valorizzazione è quella di restituire alla collettività quell’amoroso lavoro di ricostruzione e restauro voluto da Tapparelli per Casa Cavassa, come raccontato da Emilio Borbonese nei suoi Castelli risorti , mantenendone la consolidata destinazione museale, pur aggiornando e attualizzandone l’allestimento:
"lo la vidi un giorno grigio d’autunno dell’anno 1877...Erano ancora molte le tracce della sua passata grandezza, ma le si stendeva sopra un tale velo di tristezza, un tale drappo di povertà, ch’era assai difficile poterla ricostruire anche solo col pensiero quale doveva essere ai tempi splendidi di Francesco Cavassa e di Margherita Foix. I muri screpolati, gl’intonachi cadenti, le pitture deturpate e ricoperte di barbare tinteggiature, gli stucchi in parte disfatti, in parte copertinata fuliggine e dai ragnateli, i ballatoi sfasciati, le antiche finestre binate e le vetrate a colori sostituite da miseri telai rettangolari di rozzo legno e da vetri...di carta, il porticato ingombro di rottami, il giardino tutto a piante parassite e selvatiche: ciò dava a Casa Cavassa ed ai suoi visitatori un sentimento d’infinita malinconia e di disgusto. Il salone d’onore, che ora s’impone alla pubblica ammirazione, era diviso in cinque parti; e tubi di ferro e di cotto dei camini e delle stufe trapassavano, inconsci strumenti di distruzione, gli ornati dell'artistico fregio e i rosoni dorati dello splendido soffitto a travature. Il marchese D‘'Azeglio fu il tocca sana di tanta ruina. Egli, mosso da un vero amore per l’arte e da un culto squisito per le memorie del passato, acquistò nel 1883 la vecchia Casa Cavassa col nobile e fermo proposito di ricostruirla quale esser doveva ai tempi della sua grandezza; e a ciò ottenere non risparmiò né studi, né spese, né cure...”
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