Torino : riqualificazione dell'area Filadelfia e recupero dello storico stadio
Fabio Tota
Torino : riqualificazione dell'area Filadelfia e recupero dello storico stadio.
Rel. Paolo Mellano. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura, 2011
Abstract
Lo Stadio Filadelfia di Torino, può essere considerato, senza esagerare, uno dei simboli del capoluogo piemontese. Sul suo campo si ricordano le prodezze del Grande Torino, la squadra di calcio del Torino che negli anni quaranta del secolo scorso fu pluricampione d'Italia e i cui giocatori furono la colonna portante della Nazionale italiana. Il Grande Torino viene anche ricordato per il suo tragico epilogo. Il 4 maggio 1949, nella sciagura aerea nota come Tragedia di Superga, perì l'intera squadra.
Il Campo Filadelfia, il cui vero nome era Stadio Torino, ormai in disuso, prende il soprannome dalla via sulla quale è edificato, ed ha ospitato per oltre un trentennio le partite casalinghe del Torino Calcio. Al Filadelfia vennero compiute dal Grande Torino imprese sportive rimaste nella leggenda calcistica; tra queste, la squadra rimase imbattuta per sei anni, 100 gare consecutive, dal 17 gennaio 1943 alla Tragedia di Superga, compreso il famoso 10-0 sull'Alessandria, tuttora un record per una gara di serie A.
L'area dello Stadio Filadelfia vive però ormai da troppi decenni, una contrapposizione troppo forte con il suo passato. Infatti dopo aver rappresentato nel lontano 1926 una delle prime spinte insediative in un contesto per lo più rurale e non ancora toccato dagli insediamenti residenziali cittadini, oggi, a distanza di circa 85 anni, si trova a vivere una situazione completamente ribaltata poiché quella stessa area rappresenta l'unica porzione di vuoto urbano in un contesto ormai saturo e molto ben delineato nel tempo.
Un'area quanto mai appetibile dal punto di vista residenziale e commerciale, una vera tentazione che a partire dal secondo dopoguerra vede nascere numerose proposte di recupero dello stadio, fortemente segnato dalle incursioni aeree del 1943, in alcune delle quali si avvertono inquietanti ipotesi di sfruttamento speculativo.
Il PRGC del 1959 prima e le successive Varianti dopo, tendono a proteggere tale area per tutelare i valori storici in essa contenuti, ma non arrestano il degrado che invade il campo e minaccia fortemente la stabilità delle gradinate e della tribuna alle quali poco serviranno gli scarsi interventi di restauro, candidando lo storico complesso alla demolizione pressoché totale avvenuta nel 1998. Le problematiche più gravi si vengono però a palesare nel momento in cui tale vuoto urbano viene a coincidere con una situazione di ulteriore degrado e abbandono, costretto in un recinto precario di lamiere che non ne permettono né l'attraversamento fisico e nemmeno il godimento visivo di quel poco che del Filadelfia rimane. Lo Stadio Filadelfia è stato per decenni, dal 1926 fino agli anni '90, il simbolo di quella parte di città che infatti veniva e viene tutt'ora chiamata ancora "Zona/Quartiere Filadelfia" dai suoi abitanti e dai torinesi in generale, nonostante, in realtà il vero nome del quartiere sia Lingotto.
La particolarità di questo stadio sta infatti nel suo forte radicamento con il territorio, la città e soprattutto il quartiere.
In Italia, per gli insediamenti sportivi la tendenza è tradizionalmente quella di costruire gli stadi di calcio in zone periferiche della città, con il fine di non congestionare il traffico cittadino, avendo la possibilità così di creare ampie zone di parcheggi pertinenziali e soprattutto tenere lontano dal nucleo centrale residenziale, quello che genericamente viene considerato più un disturbo, ovvero la presenza concentrata di tifosi per assistere ad una partita di calcio, che un momento di festa e divertimento. Il Filadelfia venne costruito infatti con i medesimi criteri nel lontano 1926 ma ebbe esattamente l'effetto opposto appena dopo un solo decennio, infatti, invece che restare un punto isolato ai margini della città, divenne un grandissimo traino per il suo sviluppo, attirando a sé numerose attività di spiccata vocazione commerciale , servizi pubblici e ospedalieri in modo particolare, fino ad arrivare inevitabilmente all'edilizia residenziale, che già nel 1930 affermava un significativo intervento di edilizia economica e popolare. Lo stadio divenne quindi un punto centrale del nuovo quartiere che andava formandosi, quasi una piazza attorno alla quale si stava diffondendo un nuovo strato di vita sociale, là dove fino a pochi anni prima esistevano solo strade sterrate, campi coltivati e isolate cascine.
Il Torino FootBall Club nel lontano 1926, si impegnava infatti, nel contesto della costruzione dello stadio, a rispettare i tracciati di alcune strade minori, che sarebbero poi diventate successivamente, via Tunisi, via Filadelfia e via Spano, contribuendo anche ad una loro migliore delineazione, collaborando con la municipalità nella realizzazione dei marciapiedi e della stessa sede stradale. Alcuni anni dopo inoltre, attraverso la fondazione della Società Campo Civile Torino per la gestione sia della squadra, sia dell'impianto polifunzionale, il Torino FootBall Club si impegnava a lasciare gli ampi spazi verdi circostanti, i campi di calcio e da tennis secondari, compresa una palestra, ad uso gratuito durante la settimana e se non utilizzati dai propri giocatori tesserati, agli abitanti del quartiere, specificando appunto nel suo Statuto, come tale attività non dovesse fornire alcun lucro per la Società, ma fosse un servizio gratuito da fornire agli abitanti del quartiere.
Diventa quindi quasi immediata la percezione di come questo luogo potè rappresentare per Torino molto più che un semplice spazio per le partite di calcio, ma fu considerato da subito un simbolo, amato anche da chi non parteggiava per il Toro, ma che sentiva proprio, perché poteva viverlo fruendo gli spazi e soprattutto perché il piazzale antistante la tribuna centrale dello Stadio Filadelfia, divenne la vera e propria "piazza" del quartiere Filadelfia, il luogo dove giovani, anziani e bambini si ritrovavano per discutere e giocare; il luogo dove ogni tifoso poteva incontrare senza impedimenti i propri beniamini calcistici una volta terminati gli allenamenti. Ed è proprio per questo valore, innanzitutto sociale e ovviamente sportivo, che consideriamo di importanza fondamentale il ripristino di questo luogo sacro per la sua storia e ricco di fascino, che ormai da troppi anni è stato strappato dai cuori e dalle mani dei tifosi e che, nonostante tutto, continuano ininterrottamente e amorevolmente a prendersi cura di quei pochi monconi superstiti, quasi a simboleggiare la resistenza e la passione ancora forte e presente tra gli abitanti del quartiere. Gli stessi abitanti che con tenacia hanno difeso i valori che tale luogo ha saputo conquistare e conservare nel tempo, che non si sono demoralizzati in seguito alla perdita della loro piazza, del loro punto centrale, ritrovo di quartiere. Oggi il Filadelfia è sostanzialmente un recinto di lamiere che il Comune di Torino, per motivi di sicurezza, provvede a realizzare e a ripristinare ogni qualvolta che i tifosi, sentendosi privati di un bene della collettività sportiva e cittadina, lacerano per rivendicare il diritto di affermare un senso di appartenenza, violando i divieti e commettendo dei reati.
La Variante n.59 al PRGC del 2003 considera l'area del vecchio stadio un importante tassello della trasformazione urbana e messi da parte gli aspetti di tutela e rispetto storico di cui l'area aveva goduto per molti decenni, la candida ad uno sfruttamento residenziale e commerciale, come tante altre zone della città, prive però di quella storia che non è una storia qualsiasi.
La sinergia tra tifosi e abitanti del quartiere ha prodotto un forte coinvolgimento cittadino che ha convinto gli amministratori civici a trovare nuove risposte urbanistiche per dare la risposta più giusta all'area su cui ancora si avverte la presenza del tempio del calcio italiano, il luogo nel quale il Grande Torino divenne mitologia nazionale, inimitabile ed ineguagliabile.
Tra storia e attualità non è più possibile segnare una linea di demarcazione, poiché con l'istituzione della FONDAZIONE STADIO FILADELFIA si è aperta una nuova possibilità.
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