La comunicatività ambientale. Mobilità e orientamento dei non vedenti
Mariacristina Garnero
La comunicatività ambientale. Mobilità e orientamento dei non vedenti.
Rel. Eugenia Monzeglio, Rocco Rolli. Politecnico di Torino, Corso di laurea in Architettura, 2007
Abstract
"La comunicatività ambientale" è un titolo suggestivo per un elaborato che tenta di affrontare in modo organico la relazione fra l'ambiente e le disabilità visive.
L'emozione di indossare un occhiale che limita la vista ad un persona "normodotata" ponendola nelle condizioni di un ipovedente, o addirittura quella di un non vedente, è seconda solo alla successiva sensazione di smarrimento.
Smarrimento perché tramite la vista riceviamo circa il 90% delle informazioni dell'ambiente circostante e, soprattutto, questo tipo di limitazione sensoriale ben riproduce la necessità, per una persona con disabilità visiva, di ricercare continui punti di riferimento.
La locuzione "perdere l'orientamento" rientra nei modi di dire comuni: è tuttavia evidente che assuma significati differenti a seconda di chi utilizzi questa espressione.
Per un vedente significa perdere la direzione, non riuscire a trovare i riferimenti visivi utili e riconoscibili per rendere individuabile un luogo; sarà sufficiente leggere una targa toponomastica o riconoscere un oggetto inserito nell'ambiente o, ancora più genericamente, le caratteristi geografiche dell'ambiente stesso o paesaggistiche circostanti.
Per il non vedente, questo semplice "modo di dire", assume un significato più complesso. Egli, infatti, dapprima deve individuare il suo orientamento spaziale, in subordine potrà "trovare la propria strada". Orientamento e wayfinding, sono per l'appunto i cardini dello studio atto a risolvere problematiche insorgenti nell'approccio quotidiano della psicologia cognitiva e percettiva del disabile visivo nel contesto urbano durante la deambulazione, mediante la percezione extra-visiva. Assumono pertanto primaria importanza le informazioni di natura acustica, tattile, igrotermica, olfattiva, cinestetica, ecc., emesse dall'ambiente: elementi che rientrano nella recettività del non vedente, quindi interpretabili dall'attività cognitiva rivolta alla componente dinamica del wayfinding.
La disponibilità manifestata dalla Sezione Torinese dell'Unione Italiana Ciechi, nonché dei suoi soci e consulenti di progettazione, ha permesso l'approccio diretto con alcune esperienze quotidiane in ambito urbano che rappresentano non solo elemento di ricerca per questo elaborato, ma finalità d'intento attraverso la comprensione delle problematiche inerenti la mobilità in autonomia ovvero l'analisi degli ausili e delle esperienze nazionali, e non, rivolte allo "spatial problem solving". Le interviste e le esperienze sul campo sono risultati strumenti utili a confrontare la sensibilità progettuale rivolta ai disabili della vista e la percezione pratica riscontrata nell'utente di destinazione. Il campione analizzato ha risposto a domande inerenti la mobilità in autonomia, l'utilizzo di ausili primari e tecnologici, e infine attrezzature di tipo dedicato (ad es.: le pavimentazioni). L'ispezione di cantieri in corso di realizzazione (ad es.: la stazione ferroviaria di Trofarello in provincia di Torino) e manufatti di recente realizzazione (ad es.: la metropolitana di Torino) hanno consentito il confronto con la recettività ovvero il riscontro di coloro per i quali sono stati realizzati.
Panoramiche rivolte allo "stato dell'arte" integrano il lavoro nell'intento di fornire una visione globale delle tendenze istituzionali, sociali e tecniche. La produzione normativa quale espressione di sensibilità del legislatore, le realizzazioni museali nonché le mostre a carattere temporaneo e i percorsi naturalistici quale manifestazione della volontà di integrazione delle persone con disabilità visiva da parte delle istituzioni.
Relatori
Tipo di pubblicazione
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