Loretta Campomaggi
La lettura del paesaggio attraverso la fotografia: prove e confronti. Un'indagine sperimentale sulle colline marchigiane.
Rel. Paolo Castelnovi. Politecnico di Torino, , 2000
Abstract
Parlare di paesaggio non è semplice e avere la pretesa di parlarne in modo esauriente è un'illusione; la maggior parte degli scritti sull'argomento introducono il tema con i concetti di complessità, di sfuggevolezza, di globalità delle conoscenze.
Questa tesi è nata con il desiderio di contribuire al dibattito, aperto, sulla lettura del paesaggio, avvicinandosi allo spirito di un luogo attraverso l'uso della fotografia; nello specifico la ricerca si applica nella provincia di Ancona, tra il fiume Misa e il fiume Esino.
Le riflessioni, certo non concluse, che sono nate nell'indagine, partono dal materiale raccolto che sostanzialmente è di carattere fotografico (prodotto dalla sottoscritta, da residenti e non).
La fotografia è ormai fonte per noi di conoscenza, ancora prima che mediante la fruizione diretta della realtà, grazie alla sua velocità di trasmissione attraverso i media e per la nostra consolidata, anche se inconsapevole, attitudine a vedere il mondo attraverso di essa. In un lavoro come questo, la si può intendere e utilizzare in più modi e con scopi tra loro diversi; la fotografia è un mezzo per indicare ma è stata qui utilizzata anche come modo per avvicinarsi ai residenti, uno spunto per parlare, stare con loro, capire e apprendere. La fotografia è un mezzo di larga diffusione, ormai facilmente utilizzabile per la maggior parte delle persone.
E, come per il tema del paesaggio (e per qualsiasi paesaggio), ci si trova di fronte ad una dimensione che va dall'infinitamente piccolo all'infinitamente grande; perché la fotografia porta alla cultura diffusa dei luoghi, è strumento della memoria e espressione di gusto estetico; ma è anche, nella vita di chi la usa e nel sistema della comunicazione personale (anche senza possedere la macchina, si badi bene), rappresentazione artistica, affettiva e simbolica.
Cosi come l'uomo nel suo ambiente di vita è attore (perché contribuisce alla costruzione del luogo e dei segni) e spettatore (perché nell'ambiente cerca la propria identità e la testimonianza del proprio essere), così la sottoscritta ha avuto una duplice posizione in questo lavoro.
Se da un lato si è cercato di capire e di leggere, dall'altro si è messo in atto, attraverso il personale gesto fotografico, un percorso di conoscenza che si è andato integrando mano a mano con i contributi dei residenti, i loro racconti ecc...
Così l'indagine si propone come spiegazioni, sistema di risposte ma contemporaneamente si presta a essere vista come un percorso di conoscenza.
Le potenzialità del mezzo fotografico, la vastità delle tematiche inerenti il paesaggio, portano a dire che ci si sente inadeguati per affrontare il tema perché ci si rende conto di non possedere tutte le conoscenze necessarie per svolgere uno studio compiuto.'
Anche per questo, la tesi ha un certo taglio: è stata scelta un'area non sconosciuta alla sottoscritta e, come si vedrà nel dettaglio nei capitoli successivi, il materiale raccolto (con un unico tipo di procedimento) si è cercato di spiegarlo da un punto di vista logico, ma non solo; come non esiste la sola logica nel vedere il paesaggio e la fotografia, così nella tesi è anche il tentativo di spiegare sentimentalmente ed esteticamente il perché delle foto.
Il materiale fotografico raccolto nei mesi di lavoro, le interviste e le discussioni con i residenti che hanno fotografato per questo lavoro, i confronti con chi invece direttamente coinvolto non è stato, la lettura di testi e la consultazione di più specifici lavori, hanno portato al condensarsi di moltissime informazioni.
Le considerazioni che ne emergono, se lette in modo sistematico, offrono intuizioni sul tipo di fruizione del "generico" paesaggio,1 ". ..emerge un forte senso di inadeguatezza in quanto ci si rende conto che non si possiedono tutte le competenze necessarie per elaborare uno studio di paesaggio con una qualche compiutezza. Qualsiasi carattere si osservi, ci sarebbe sempre da approfondire per capire meglio gli aspetti e le dinamiche in atto, rischiando di dover essere dei "tuttologi", e lo studio del paesaggio potrebbe apparire come uno studio onnicomprensivo" da: Benedetta Castiglioni, Un modeffo MíePprruawper una rijkssione suIpaesqggio. idee á xetàpen-oryo, in: AAVV., Il senso &lpaesaggiò, IRES, Torino, 2000.
sull'attitudine o meno del residente a guardare il luogo che attraversa nell'azione quotidiana, su cosa accade nel modo di guardare quando ci venga chiesto di descrivere il paesaggio che da anni ci circonda e nel quale abitualmente ci si muove.
Se, invece, abbandoniamo il desiderio di generalizzare, possiamo notare come il singolo residente si pone verso il paesaggio, riscontrando pensieri e emozioni che si muovono tra l'estetico, il ricordo, il senso di appartenenza o meno, di identità e lettura del cammino diacronico del territorio. Il paesaggio che viene raccontato è quello che "fotografano tutto ma è anche quello in cui è nato il primo amore, quello in cui "ci si perde perché dà la sensazione dell'infinito quello dove "un tempo poteva esserci un boschetto".
Uso della fotografia implica anche considerare i codici e gli stereotipi di cui è soggetta; per cui si spazia dall'Indole del soggetto fotografante (nel momento in cui spiega perché ha fotografato la chiesa che ha visto l'infanzia della nonna, per esempio) ai codici della fotografia (uso della medesima inquadratura per lo stesso soggetto, da parte di diversi fotografi); si considera la fotografia che veicola gusto estetico ma anche la fotografia che può essere mezzo per la lettura degli iconemi.
Tutte queste componenti si compenetrano e convivono contemporaneamente. Per questo la tesi si è avvalsa. per molto del lavoro, di classificazioni e selezioni delle centinaia di immagini raccolte e di contributi verbali; lo scopo è quello di accostarsi gradatamente alla conoscenza, di organizzare graficamente schemi che permettano il ragionamento e il rilevamento di ciò che può essere atteggiamento generico dell'uomo, oppure del marchigiano, o, invece, sentimento, ricordo, emozione personale. Ogni osservazione da esse nata, prende le mosse da ciò che i residenti e i non residenti hanno fotografato o non, da ciò che dicono rispetto agli oggetti fotografati, rispetto a questa esperienza condotta insieme alla tesista.
Per far sì che il materiale sia leggibile e si presti alle considerazioni, ogni pensiero e riflessione si esemplifica con frasi e fotografie prodotte dagli insider e dagli outsider.
La tesi si divide in quattro parti. La prima è di introduzione generale sul paesaggio e sulla fotografia: il senso del paesaggio nella vita personale e collettiva di ognuno, i modi e i meccanismi della percezione in relazione ad esso, i diversi atteggiamenti che si possono assumere; le potenzialità della fotografia rispetto a questo lavoro e come strumento di comunicazione registrazione.
Nella seconda parte si presentano, attraverso gli schemi classificatori, le fasi e le osservazioni appuntate nel corso dell'indagine.
Nella terza, si raccolgono, ordinano e sintetizzano in grandi tavole gli aspetti salienti emersi dal percorso conoscitivo del lavoro e le parti più rilevanti dei contributi fotografici e non.
Infine, nella quarta, il senso del gesto fotografico come ri-scoperta del paesaggio e presentazione del racconto fotografico della tesista, attraverso sequenze di immagini e appunti scritti in contemporanea, nelle settimane trascorse nelle Marche con i residenti.
In Appendice, si riportano elementi per comprendere la strutturazione e la produzione del paesaggio marchigiano e il materiale fotografico, verbale e scritto, raccolto.
Relatori
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