Annalisa Casalegno
Asti : le persistenze di una storia secolare : le opere fortificate dall' età moderna.
Rel. Micaela Viglino Davico. Politecnico di Torino, Corso di laurea in Architettura, 2000
Abstract
Premessa
" Studiare il fenomeno urbano partendo dalla costruzione, e dalla distruzione, delle mura porta, a mio avviso, ad adottare alcuni criteri in grado di rinnovare le problematiche della storia urbana". Così Jacques Le Goff esordisce nel suo testo intitolato "La città e le mura", redatto in occasione di un Convegno Internazionale che si tenne a Parma nel 1987 e che diede frutti preziosi con il contributo di numerosi partecipanti.
Questa riflessione, che avevo avuto modo di leggere fin dall'inizio della ricerca, ha richiamato la mia attenzione solamente verso la conclusione dei lavoro condotto, ritornandomi alla mente come la migliore chiave di lettura.
La permanenza delle opere fortificate nell'ambito di una realtà urbana, infatti custodisce in sé una molteplicità di significati, essendo esso stesso mutevolmente espressione di un fenomeno tecnico, militare, economico, sociale, giuridico o, ancora, simbolico; la complessità dei tema non permette pertanto un approccio univoco ma richiede inevitabilmente una raccolta e un'analisi di documenti svariati, che consentano un punto di vista comparativo, sia tra fonti desunte da settori disciplinari diversi, sia soprattutto in un confronto epocale, atto ad evidenziare le analogie e le discordanze che ne emergono.
Fondamentale risulta il contributo della storia che costruisce epoca per epoca il background da cui la città prende forma e acquista valenze; accanto alla più nota storia degli eventi, fatta di dinastie che si avvicendano e che si combattono, ne esistono tuttavia altre, non meno significative, che
potremmo definire "parallele" e che si esprimono, come ho potuto constatare nel corso dei mio studio e grazie a, documenti conservati negli archivi, attraverso le strategie militari adottate, l'evoluzione grafica degli elaborati o ancora la capacità di testimoniare gli eventi intercorsi tramite scritti.
Ecco infatti che anche semplici schizzi o brevi relazioni, seppur comprensibili solo a stralci, costituiscono una valida testimonianza di quello che effettivamente significava fortificare una città.
Ben si inserisce nel contesto di queste premesse l'evoluzione urbanistica della città di Asti, in quanto il suo carattere di città fortificata ne definisce attraverso i secoli la conformazione fisica ed il tessuto edilizio; il manufatto delle cortine murarie costituiscono infatti una cesura fisica tra gli agglomerati urbani entro di esse e le parti esterne, definendo una barriera all'espansione della città in maniera uniforme in tutte le direzioni.
Il presente studio si fonda su un'approfondita ricerca d'archivio effettuata presso gli Archivi di Stato di Milano, di Torino, di Asti e presso l'Archivio Storico dei Comune di Asti, integrata peraltro da una ricca
ricognizione bibliografica che ha permesso una ricostruzione delle fasi più significative della realtà urbanistica e militare astigiana, a partire dalle prime epoche in cui si ritrovano testimonianze circa le sue fortificazioni. Tale periodo è stato individuato nei secoli XIV e XV, fino ad arrivare al secolo XIX, in cui si assiste alla progressiva smilitarizzazione della città.
Nel periodo che precorre l'epoca sabauda in cui Asti era soggetta al ducato di Milano prima e al dominio dei duchi d'Orleans poi, la città acquistò quella funzione di presidio militare che la contraddistinse anche nei secoli seguenti, realtà che emerge dai numerosi documenti che risalgono proprio all'inizio dei '400, costituiti in prevalenza da relazioni scritte, e che testimoniano le continue spese sostenute dalla popolazione locale per mantenere le guarnigioni occupanti e riparare ai danni di guerra subiti. Tale condizione si riscontra anche nel secolo XVI, in cui Asti è nuovamente soggetta ad occupazione straniera, questa volta sotto le forze spagnole, che di fatto lasceranno la città solamente dopo il 1575. Elemento saliente che emerge in questo primo periodo (già frutto di ricerche di latri studiosi) non dalla ricerca archivistica da me effettuata, bensì da ricerche di altri studiosi è l'erezione
della Cittadella viscontea, manufatto che desterà discordanze di opinioni anche nelle epoche successive.
Si assiste tra il '500 ed il '600 ad una svolta fondamentale nelle tecniche di realizzazione dei sistemi di difesa e di offesa, cambiamenti determinati dall'introduzione e dal progressivo perfezionamento delle armi da fuoco e che ebbero come conseguenza l'affermazione della figura dei tecnico specializzato in
questioni militari, capace di proporre soluzioni teoriche e pratiche attraverso trattati e progetti atti a diffondere nuove strategie di difesa, cosiddette alla moderna; di rilievo risulta a proposito lo schizzo di Gían Maria Olgiati dei 1547 che fornisce una delle prime immagini di carattere militare della città.
L'arco di tempo che risulta tuttavia determinante per Asti in quanto piazzaforte militare è il secolo XVII: di fatto, ritornata sotto il dominio sabaudo in seguito al trattato di pace di Cateau-Cambrésis stipulato nel 1559, essa subirà diversi assedi e attacchi, coinvolta dapprima nella guerra dei Monferrato, in
seguito durante la conquista verso il Genovesato da parte delle truppe franco-sabaude, o ancora minacciata più volte dalle truppe spagnole.
Costituiscono una fonte primaria di ricerca per questo lasso di tempo i documenti reperiti all'Archivio di Stato e presso la Biblioteca Reale di Torino, in parte costituiti da raffigurazioni grafiche e dalle rispettive relazioni esplicative redatte da uomini appartenenti all'intendenza Militare dello Stato - come accade per le tavole dei Morello e dell'Arduzzi - in parte da rapporti in forma epistolare indirizzati al Governo sabaudo di cui danno prova le relazioni del Castellamonte e di uomini di rilievo nell'ambito militare, o ancora da raccolte iconografiche di cui è esempio l'incisione dell'apparato dei Bertelli.
Diverso risulta il contenuto dei materiale documentario appartenente al secolo XVIII- non si trattava più di progettare e realizzare un'adeguata fortificazione per la città, ma era necessario mantenere quella esistente per riparare di guasti prodotti dagli assedi nemici che cercavano di ìmpossessarsene- in
particolare mi riferisco agli eventi relativi alla guerra di successione di Spagna e d'Austría.
Ancora una volta essenziali sono i documenti rinvenuti all'Archivio di Stato di Torino, rappresentati da relazioni scritte che testimoniano l'assedio gallo-ispano subito da Asti il 1705 e che descrivono le strategie militari adottate dall'esercito piemontese a difesa della città. Desta attenzione, in particolare,
uno schizzo contenuto all'interno degli scritti - molto semplice per la tecnica grafica di realizzazione - che fornisce un supporto visivo alla descrizione e costituisce in un certo senso un singolare esempio grafico rispetto ad altre raffigurazioni studiate in altre trattazioni
circa le difese della città di Asti.
Appartengono ancora al secolo XVIII due tavole conservate alla Biblioteca Reale che documentano, fornendo alcune importanti indicazioni sulla tattica d'attacco utilizzata nel 1746 dalle truppe sabaude per rimpossessarsi dei territorio astigiano,- tali elaborati, uno intitolato Plan De La Ville et allora occupato dai francesi, Chateau d'Astí, e l'altro costituito dall'incisione colorata dei Porporati, rivestono una duplice valenza sia per gli eventi che essi testimoniano, sia soprattutto, a mio giudizio, per la maestria degli autori
nel raccontare la storia con l'arte dei disegno che in questi casi raggiunge alti livelli qualitativi.
La scena sociale e politica della città di Asti si affaccia ad un periodo di relativa tranquillità a partire dalla seconda metà dei Settecento, epoca in cui vengono avviate opere di ristrutturazione edilizia orientate ad un netto miglioramento dei tessuto urbano, il quale si presentava ancora strutturato
secondo l'antica trama urbana medievale. Danno attestazione di alcuni lavori intrapresi dalla Municipalità, anche di portata territoriale, una serie di tavole che illustrano i progetti per la costruzione di nuove strade extraurbane che risolvevano i collegamenti viari ad ampio raggio con le altre città circostanti.
Si enfatizza invece sempre più, dall'inizio dell'Ottocento, l'attenzione per operazioni volte a ristrutturazioni edilizie ed urbanistiche, anziché ad interventi per il consolidamento dell'apparato difensivo come era accaduto nei secoli precedenti, anzi, per effetto di alcune disposizioni emanate dal Governo napoleonico prima e dal Regno restaurato in seguito, si provvedeva a parziali
demolizioni ed abbassamenti della cinta muraria che peraltro risultava già privata di molti dei bastioni.
Assistiamo pertanto ad una progressiva smilitarizzazione della città- i suoi punti nodali militari e non, perdono gradualmente la loro importanza e vengono mutati nella loro funzione originaria. Nello specifico, apportò cambiamenti dapprima l'editto napoleonico che sanciva l'abolizione degli ordini monastici, i cui complessi vennero adibiti a caserma militare creando un compatto aggregato
edilizio nella zona sud- ovest della città, di cui ci forniscono testimonianza le molteplici tavole dell'ISCAG. Fondamentali furono però gli interventi realizzati nel periodo immediatamente successivo alla Restaurazione volti non solo al riassetto delle zone racchiuse entro il circuito delle mura, ma anche al recupero ed al miglioramento anche formale dei perimetro della città stessa, attraverso la realizzazione dei pubblici passeggi sulla fascia muraria, la razionalizzazione degli innesti stradali extraurbani tramite la formazione di rotonde alberate, attuando livellamenti dei piani stradali e rettifiche dei sistema viario.
Nelle tavole che cronologicamente risalgono alla metà dell'800, e più precisamente alle piante degli anni '50, leggiamo una forma urbana che apparentemente risulta immutata per quanto riguarda i caratteri generali, come ad esempio il perimetro urbano, l'assetto viario di attraversamento della
città o ancora un tessuto edilizio che non ha di fatto subito un significativo sviluppo.
Attraverso un'osservazione più approfondita, gli elaborati testimoniano però anche l'intenzione di intraprendere, a partire da quel periodo, un percorso di evoluzione e crescita dell'aggregato urbano, tramite l'abbattimento della barriera rappresentata dalle mura verso sud e risolvendo alcuni punti di unione tra zone limitrofe che in tal senso si congiungono grazie a "cerniere strategiche", come accade nella fascia sud - orientale.
A questo punto la "storia militare" di Astí si conclude, per diventare la storia di una città borghese in ampliamento. E tuttavia, delle secolari vicende legate alla guerra, ancor oggi qualcosa permane. Se è vero che la salvaguardia dei patrimonio culturale di una città parte proprio dal riconoscimento dei
valore della sua storia, quegli stralci di mura che sono disseminati per la città, ed emergono sporadicamente tra gli edifici che li hanno inglobati e che li nascondono alla vista, conservano un valore che travalica la loro consistenza fisica. Sono i "segni della storia di Asti che dovrebbero essere salvaguardati e opportunamente valorizzati.
Relatori
Tipo di pubblicazione
URI
![]() |
Modifica (riservato agli operatori) |
