Le teorie comparate del colore e la teoria della forma come supporto progettuale nella rifunzionalizzazione di un edificio di interesse culturale : la Caserma Cesare di Saluzzo
Elisa Orabona
Le teorie comparate del colore e la teoria della forma come supporto progettuale nella rifunzionalizzazione di un edificio di interesse culturale : la Caserma Cesare di Saluzzo.
Rel. Anna Marotta, Gaetano De Simone. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Per Il Restauro E Valorizzazione Del Patrimonio, 2017
Abstract
PREMESSA
La attualissima questione del restauro e del recupero funzionale di piccoli e grandi edifici, caduti oggi in disuso, è un argomento che ha da sempre attirato la mia attenzione e curiosità. Costruiti nel passato con scopi molto chiari e precisi, questi edifici, finita l'esigenza funzionale, magari momentanea, si trovano intrappolati in questioni burocratiche, economiche e politiche che non ne permettono una sopravvivenza nel nostro presente ma anzi, spesso, ne determinano un lento degrado, precludendone il futuro. L'impegno di cui ogni generazione dovrebbe farsi carico è quello di raccogliere il meglio del proprio passato, del patrimonio ideale e concreto, per consegnarlo a quelle future, al fine di mantenerne la memoria storica e culturale.1 il fulcro emblematico della questione del restauro sta spesso nella necessità di compiere una scelta di intervento che de-termini una destinazione d'uso che sia in grado di assicurare la sopravvivenza dell'edificio stesso per un lungo periodo. L'architettura costruita infatti, ha molto più di un valore artistico, culturale o storico, ingloba, nella sua bellezza, anche il valore di spazio percorribile al suo interno il che rapporta in modo imprescindibile l'oggetto con il soggetto che la contempla. Trovo che sia una sfida, ardua quanto necessaria, promuovere progetti di restauro capaci di far convivere due realtà che appartengono a epoche temporali diverse, in un uni-co intervento in grado di non far prevalere l'una sull'altra. Un esempio che rispecchia molto bene questa problematica sfida è stato il recente intervento cautelativo dello stato nei confronti delle caserme diffuse sul territorio nazionale ormai inutilizzate dal ministero della difesa. Le sempre più lampanti emergenze abitative che in questi anni hanno toccato picchi altissimi hanno in qualche modo influenzato l'organo del demanio che si è detto disposto a cedere i beni ormai inutilizzati. La presenza di vincoli legislativi, economici e di tipologia costruttiva hanno rallentato per molto tempo la strada del recupero che solo recentemente ha trovato nell'intervento pubblico la soluzione meglio percorribile. Dopo un approfondimento storico sullo sviluppo urbano di Torino, che va di pari passo con quello militare, l'elaborato affronterà lo snodo burocratico che va dalla dismissione degli immobili alla stesura dei piani di recupero contenuti nelle varianti di piano regolatore. Tolto il vincolo demaniale, che in pratica bloccava in ogni modo i meccanismi di riqualifica, portando necessariamente a optare per la conversione ad uso museale degli immobili dismessi, questi edifici trovano nuova vita nei protocolli d'intesa preparati ad hoc dai comuni interessati. Il sindaco del comune di Torino, Piero Fassino, nel 2014 ha firmato quattro protocolli d'intesa per le varianti riguardanti le caserme, Ettore de Sonnaz, Alessandro la marmora, cesare di Saluzzo e il magazzino per l'artiglieria e la difesa chimica. Il caso studio sul quale la tesi si è concentrata è la caserma cesare di Saluzzo, come testimonianza più antica e più centrale in termini territoriali. Partendo dallo studio storico della caserma si è cercato di comprendere i motivi strategici e funzionali della sua ubicazione storica ricavati da studi di archivio, sino ad arrivare a capire i motivi della sua dismissione alla ricerca di una possibile e consapevole rifunzionalizzazione.
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