Protezione del patrimonio culturale in caso di conflitto armato: distruzioni intenzionali e diritto internazionale
Alessandra Spreafico
Protezione del patrimonio culturale in caso di conflitto armato: distruzioni intenzionali e diritto internazionale.
Rel. Cesare Tocci. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Per Il Restauro E Valorizzazione Del Patrimonio, 2017
Abstract
Questa ricerca analizza l'intero sistema della protezione dei beni culturali, mobili e immobili, durante i conflitti armati. La distruzione dei monumenti e delle opere d'arte non costituisce una novità nel corso della storia, ma durante il XX secolo sono emersi due cambiamenti che hanno introdotto significative differenze rispetto al passato: la definitiva diffusione dell'idea di patrimonio culturale, e la sostanziale modifica verificatasi nei mezzi, scopi e modi di condurre una guerra.
L'analisi cerca di rispondere a due domande principali che emergono dall'osservazione dei danni intenzionali inflitti negli anni recenti, principalmente ai siti archeologici, e riguardanti: (i) gli strumenti che possono essere usati per proteggere i beni culturali nel contesto di un conflitto armato apparentemente privo di regole (ii) e, soprattutto, la reale possibilità di fermare questa devastazione.
La ricerca si divide in due sezioni. La prima ricostruisce lo stato dell'arte del diritto internazionale, dai primitivi articoli sulle “opere d'arte”, inseriti all'interno del primo diritto umanitario, alla nascita di specifici strumenti compresi nella “Convenzione per la protezione dei beni culturali nel caso di conflitto armato” e nei suoi Protocolli Aggiuntivi redatti nel 1954 dall'UNESCO. L'analisi degli strumenti del diritto internazionale è una personale elaborazione dell'autore, basata sulla letteratura disponibile. La seconda sezione propone una preliminare ma dettagliata ricostruzione degli eventi dannosi più impressionanti occorsi in anni recenti, dalla distruzione dei Buddha di Bamiyan del 2001 agli ultimi danni registrati in Iraq e Siria, ma anche le situazioni meno note del patrimonio culturale in pericolo sparse nel mondo.
I risultati della ricerca sottolineano alcune rilevanti caratteristiche dell'argomento e suggeriscono interessanti spunti di riflessione che consentono di affrontare razionalmente i problemi che affliggono l’intera comunità internazionale.
Innanzitutto, è evidente come difficoltà rilevanti sorgano nell'applicazione del diritto internazionale: prima della guerra per prevenire, durante la guerra per salvaguardare, dopo la guerra per giudicare entrambe le parti in conflitto, ma specialmente, e piuttosto ovviamente, laddove emergono gruppi privi di riconoscimento internazionale. Non di meno, nel 2016 un significativo obiettivo è stato raggiunto con la sentenza della Corte Penale Internazionale che ha riconosciuto colpevole un singolo individuo per il danno inflitto al patrimonio culturale, identificandolo come crimine di guerra. Inoltre, sembrerebbe che progressi interessanti possano derivare dallo sviluppo dell'idea dei “diritti culturali” associati ai diritti umani. Un altro problema è il modus operandi di gruppi criminali, come lo Stato Islamico, che attaccano i siti archeologici – i quali soffrono di limitata protezione armata – con lo scopo di rubare oggetti e opere d'arte da vendere sul mercato illecito mondiale. Per quanto riguarda questo particolare problema, un ruolo cruciale può essere giocato dalle organizzazioni basate su professionisti volontari che diffondono documentazione sullo stato attuale della guerra e riguardo la distruzione del patrimonio culturale, spesso difficile da verificare. Alcune tecniche, basate sulla comparazione di immagini satellitari, sono in corso di sviluppo per confermare i danni e le distruzioni pubblicizzate da fonti non ufficiali.
In conclusione, sembrerebbe che in questo contesto l'Italia possa avere un ruolo guida, specialmente con la nuova unità speciale italiana, chiamata “Caschi blu della cultura”, in linea con gli obbiettivi della campagna UNESCO “Unite4Heritage”. La potenzialità di questa campagna e del contributo italiano suggeriscono interessanti considerazioni che sono riassunte a conclusione dell'intera ricerca.
Per ulteriori informazioni contattare:
Alessandra Spreafico, alessandraspreafico@alice.it, +39 3482291165
- Abstract in italiano (PDF, 784kB - Creative Commons Attribution)
- Abstract in inglese (PDF, 788kB - Creative Commons Attribution)
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