Costruire le radici : un processo per il ripopolamento e il riuso di un borgo abbandonato in Abruzzo
Irene Tartaglione
Costruire le radici : un processo per il ripopolamento e il riuso di un borgo abbandonato in Abruzzo.
Rel. Subhash Mukerjee. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Per Il Progetto Sostenibile, 2017
Abstract
INTRODUZIONE
La varietà di paesaggio che offre l'Italia è unica. Percorrere pochi chilometri permette una ricchezza di incontri, storie e ricordi che sono la forza del nostro territorio. Testimoni di questa realtà eterogenea sono, oltre alle grandi città, i piccoli paesi e i borghi abbandonati.
Le premesse di questo lavoro nascono da alcune domande. È sempre corretto conservare tutto ciò che viene dal passato? Tutto ciò che viene dal passato deve essere considerato patrimonio e va pertanto tutelato, oppure costituisce un problema? Non è possibile considerare la distruzione stessa un avvenimento storico degno di essere ricordato?
La questione centrale in questo lavoro è quella di scoprire se, come e secondo quali funzioni far tornare a vivere i ruderi che si trovano distribuiti sul territorio del nostro Paese. Riguardo alla tematica della conservazione e de! recupero dei borghi abbandonati le opinioni sono discordanti; queste oscillano più sovente verso l'intenzione di conservare tutto ciò che è traccia di un passato, anche recente. Per questo motivo si cercherà di tracciare un quadro oggettivo e critico riguardo le diverse visioni per poter sviluppare una proposta che abbracci una situazione nella realtà complessa e sfaccettata.
Nella prima parte del lavoro verrà affrontato il tema dell'abbandono in Italia e dell'interesse che suscita, soprattutto negli ultimi anni, in ogni campo dall'espressione artistica, nell'architettura, nella ricerca sociologica... Da questo quadro emergeranno spunti e considerazioni che verranno ripresi per la proposta di progetto. Il lavoro procede con l'analisi di due concetti, tra di loro correlati, che sono stati ripresi e trattati in svariate discipline, in primis nella filosofia: il concetto di "cura" a cui segue il concetto di "radicarsi stabilmente". Per avere cura non si intende un'azione che ha a che fare con l'emotività, ma si intende il momento in cui si riflette su un oggetto o lo si usa. Il concetto di radice segue il concetto di cura perché se non si è legati ad un ente o non si è radicati a un territorio, non possono sussistere azioni di cura. Il radicarsi parla dell'uomo e del rapporto con la propria terra, parla di un borgo e del rapporto con i propri abitanti, parla di memoria e di crescita futura. Molti casi infatti possono parlare di recupero ma, se analizzati, si può notare come siano semplici "ricostruzioni altrove" e non siano virtuosi per la comunità che deve abitare il luogo.
La rivitalizzazione dei borghi deve esplicarsi tramite la cura e la ricerca delle radici: le radici del luogo, di chi vi ha abitato e di chi vi abiterà. Affinché sia efficace occorre partire con il considerare le risorse possedute dai borghi abbandonati. È sufficiente che un borgo presenti ad esempio delle qualità paesaggistiche o architettoniche? Oppure che si trovi vicino ad un polo industriale e che possa garantire lavoro a chi si insedierà? Come capire quale funzione sia la migliore per un certo borgo piuttosto che un altro e come capire chi sia il migliore fruitore per un dato intervento di rivitalizzazione? Tramite queste domande si studierà il caso di Valle Piola, borgo abruzzese spopolato dagli anni Settanta.
La strada che sarà intrapresa parlerà di accoglienza temporanea. Il progetto prenderà forma partendo dal concetto di radicamento e verrà declinato in tre modalità operative che daranno vita alla gestione economica del progetto, alla creazione di un'ipotetica comunità di accoglienza e a un radicamento architettonico pensato in rapporto ai ruderi di Valle Piola. L'abbandono, da testimone dello sradicamento di una comunità, diventa il terreno in cui possono radicarsi nuove necessità e nuove funzioni.
Relatori
Tipo di pubblicazione
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