Eco-compatibilità e costruito: bioarchitettura per componenti
Daniela Gregorio, Marco Sandiano
Eco-compatibilità e costruito: bioarchitettura per componenti.
Rel. Maurizio Lucat. Politecnico di Torino, Corso di laurea in Architettura, 2006
Abstract
A seguito del crescente interesse occupato dai problemi legati al risparmio energetico e alla qualità ambientale, si è radicata la necessità che la progettazione architettonica debba essere basata sul requisito del contenimento dei consumi energetici. Tale condizione evidenzia la necessità di adottare criteri progettuali che consentono di affrontare contemporaneamente i problemi architettonici gli aspetti energetici e quelli di confort ambientale. Con il sistema tradizionale di progettazione l'edificio veniva prima definito a livello architettonico, poi venivano affrontati i problemi termotecnici e verificate le prestazioni energetiche, successivamente venivano individuate le eventuali soluzioni e se necessario le opportune modifiche alla struttura dell'edificio per ottenere i requisiti richiesti e per attenersi alle normative vigenti.
Questa mentalità progettuale ha trovato per decenni la sua ragione di esistere nella mancanza completa di sensibilità sull'utilizzo razionale della fonti energetiche. Il termine "Bioarchitettura" accoglie le due anime dell'Architettura: quella bio-ecologica e quella bioedilizia, l'una più attenta ai processi, ai metodi ed alle connessioni; all'altra più scrupolosa nella scelta dei materiali, nella individuazione delle tecnologie e in generale nelle prescrizioni.
Se da un punto di vista ideologico la concezione risente di atteggiamenti contestatari ed antisistema sviluppatisi alla fine degli anni '6O, l'idea centrale è quella di assimilare l'involucro edilizio ad una terza pelle la quale, insieme all'uomo, deve mantenersi in equilibrio.
Confluiscono quindi nel patrimonio culturale della disciplina gli studi su impostazioni filosofiche e approcci progettuali preesistenti, come quelli dell'architettura organica ispirata dalle teorie antroposofiche di Rudolf Steiner ( 1861 -1925), un certo regionalismo con la rivalutazione di sistemi costruttivi appartenuti alla tradizione, l'attenzione ad antichi criten di letteratura del territorio mantenutisi vitali sino ad oggi. Vi è insomma lo sforzo di riportare l'edificare in un corretto rapporto con la geografia (suolo, sole, vento, acqua, clima, flora, paesaggio naturale) abbattendo le barriere poste tra gli esseri umani e tra di essi e l'ambiente in cui vivono. Punta al tentativo di promuovere un continuum tra ambiente interno ed esterno, ricreando in tal modo le condizioni per un maggior rispetto della natura e per una migliore convivenza sociale, oltre che per una ri-creazione di un luogo di pace dove non occorra impiegare continuamente delle energie per tenere lontane le malattie della civilizzazione.
L'odierna edilizia convenzionale punta invece alla realizzazione di costruzioni impermeabili che operino come limite e sbarramento all'ambiente naturale e trascuri del tutto il fatto che qualunque essere vivente sulla terra può trarre energia e stimoli solo dall'esterno, poiché nell'ambiente naturale niente si può isolare dal resto.
La nostra intenzione è quella di porre l'accento sulle esigenze e sulle problematiche legate agli edifici destinati al lavoro. Da molto tempo si parla della bioarchitettura applicata alle residenze in ragione di una ricerca al benessere di chi vive l'edificio, tralasciando quelli che in realtà sono i luoghi più vissuti: i luoghi di lavoro.
Spesso, infatti, le ore lavorative risultano maggiori rispetto al tempo trascorso in casa, quest'ultimo si riduce, a volte, al semplice "pernottamento".
Il nostro lavoro consiste nell'applicare i principi dell'architettura bioecologica, gli studi sul soleggiamento e sul risparmio energetico ad un edificio industriale situato in Settimo Torinese, in provincia di Torino. Si tratterebbe di analizzare le possibili applicazioni, secondo le tecnologie della bioedilizia e dell'architettura bioclimatica, in sostituzione dei metodi tradizionali.
Lo studio verte, dunque, sull'utilizzo di sistemi solari passivi e attivi insieme all'applicazione dei principi per il recupero energetico mediante lo sfruttamento delle risorse naturali, come il sole, l'acqua ed il vento.
Non intendiamo creare un prototipo o uno dei tanti edifici in bioarchitettura fatti "su misura", il nostro interesse è quello di districarsi dai problemi che si possono incontrare quando si cerca di conformare un edificio già esistente con i principi della bioarchitettura.
Il nostro lavoro inizia con una trattazione di tutte le principali tecniche utilizzate in edilizia, confrontate con quelle che la bioedilizia consiglia, e sulle prestazioni che alcuni materiali ecocompatibili possiedono, garantendo all'edificio una buona durata e gestione ed all'utenza un comfort e un benessere migliore. Segue una descrizione delle vane soluzioni che l'architettura bioclimatica propone per il risparmio ed il recupero energetico mediante lo sfruttamento delle risorse naturali; dopo questa trattazione teorica, un breve inquadramento del sito industriale oggetto di studio per poi passare ad evidenziare i vari componenti che abbiamo deciso di utilizzare sulla base di una opportuna analisi e secondo guanto appreso dai principi "bio" per svolgere l'elaborazione pratica.
Attualmente sono pochi i casi in Italia di edifici realizzati in bioarchitettura e i motivi vanno ricercati nel diffuso scetticismo da parte degli stessi "addetti ai lavori" e la poca informazione verso la popolazione.
Certo è che i maggiori costi iniziali scoraggiano i più, sono dovuti alle tecniche e ai materiali impiegati.
Le scelte ecocompatibili costringono il progettista a cambiare l'approccio: oltre ad essere un edificio bello e funzionale deve più che mai essere un edificio capace di autoregolarsi.
Relatori
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