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Sistemi innovativi di pulitura per la conservazione dei beni culturali

Rossi, Rossella and Sellitto, Jolanda

Sistemi innovativi di pulitura per la conservazione dei beni culturali.

Rel. Jean Marc Tulliani, Monica Naretto. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Per Il Restauro E Valorizzazione Del Patrimonio, 2017

Questa è la versione più aggiornata di questo documento.

Abstract:

INTRODUZIONE

Ormai da alcuni anni siamo consapevoli di quanto le metodologie atte alla conservazione dei beni culturali siano diventate sempre più interdisciplinari. Proprio in questa ottica si colloca il nostro lavoro di tesi che intende approfondire le nuove tecniche di pulitura. La pulitura di superfici architettoniche, indipendentemente dal metodo che si utilizza, è una delle operazioni più complesse e svolte più frequentemente nel restauro. Comporta scelte di tipo irreversibile perché tende a rimuovere strati di materia la cui importanza è valutata soggettivamente ed è quasi sempre secondaria rispetto al giudizio estetico dell'intervento. Il trattamento di pulitura dei beni culturali dovrebbe iniziare con una serie di prove mirate che dovrebbero stabilire cosa togliere, per poi scegliere il metodo più adatto affinché si possa raggiungere lo scopo, tenendo conto delle caratteristiche fisico-chimiche del materiale e del suo stato di conservazione. La pulitura dei manufatti lapidei, dovrebbe avere come fine la rimozione di tutte quelle sostante che compromettono la conservazione del bene.

In molti casi, al di sotto dello strato di deposito, è possibile riscontrare la presenza di patinature considerate di pregio, come per esempio eventuali tracce di interventi passati, che rappresentano "la vita" del bene.

In questi casi è molto importante stabilire dei livelli di pulitura che consentano sia la rimozione degli strati di degrado sia la conservazione della patina storica.

Non tutti i metodi di pulitura tradizionali permettono di rispettare tale patina poiché prevedono tecniche fisiche e chimiche che possono essere particolarmente invasive e aggressive per i manufatti.

Queste tecniche rischiano di intaccare ed avere un effetto abrasivo anche sulla superficie inalterata e non agiscono selettivamente nei confronti delle alterazioni. Inoltre le tecniche chimiche emanano sostanze tossiche nell'ambiente, rischiose per la salute degli operatori, dei fruitori dei beni e dell'ambiente stesso.

Attualmente, accanto alle procedure tradizionali ormai consolidate dall'esperienza per la pulitura dei materiali lapidei, trovano il loro ambito di collocazione nuove metodologie di intervento provenienti dal campo fisico-chimico, come la pulitura tramite il laser, e quello microbiologico che prevede l'utilizzo di enzimi e batteri.

Studiando queste due tecniche di pulitura abbiamo constatato che si tratta di metodi innovativi, all'avanguardia, e in continuo sviluppo sia dal punto di vista metodologico sia da quello pratico.

L'innovazione indotta dal laser in modo sperimentale, ormai ben più di trent'anni fa, nel campo del restauro è ormai consolidata. Anzi, il laser si può considerare uno dei pochi esempi nei quali si sia riusciti a passare da una fase di pura ricerca in laboratorio ad un prodotto industriale diffuso in tutto il mondo. Un caso applicativo che ha dato il via a tale diffusione è l'intervento compiuto sulla Porta del Paradiso a Firenze. Grazie al risultato questo in questo intervento è iniziata la pulitura di numerosi altri bronzi dorati del Rinascimento, fino ad essere utilizzato su materiali di altra natura come quelli lapidei.

Affianco alla tecnica laser, l'avanzamento della ricerca nel campo della microbiologia ambientale, ha dimostrato che, solo una minoranza dei microrganismi presenti in natura, svolge un ruolo negativo mentre la maggior parte è responsabile di processi "virtuosi". Da tale consapevolezza è nata l'idea di utilizzare gli enzimi e i batteri per il restauro e la conservazione delle opere d'arte.

I batteri, comunemente confinati a ruolo di deteriogeni, si sono così rilevati strumenti utili come agenti di biorimozione per i manufatti artistici. Nonostante tale metodologia sia sperimentata e applicata da diversi decenni, ancora oggi risulta poco conosciuta e utilizzata.

Questa tecnica è già stata applicata con successo per la rimozione di croste nere e colle animali dalle statue del Castello del Buonconsiglio di Trento e dagli affreschi del Camposanto Monumentale di Pisa.

L'impiego di cellule microbiche vitali, quali agenti di biorestauro, nel campo del risanamento di beni culturali in situ non è mai stato applicato prima d'ora, ma si è sempre limitato a sporadiche ricerche a livello di laboratorio e interventi di dimensioni ridotte. Il caso applicativo compiuto sugli affreschi del Campo Monumentale di Pisa, un imponente complesso artistico che si estende su una superficie di circa 1500 mq, ha rappresentato una sfida della possibilità di impiego di microrganismi su opere d'arte su larga scala.

Uno dei fattori che ha portato al successo dell'applicazione laser e della biopulitura, è quello di aver collaborato con laboratori di restauro pubblici e privati per risolvere un reale problema conservativo, posto al centro di tutto il processo. In questo modo le prime applicazioni hanno svolto la funzione di interventi chiave, aprendo la strada alla diffusione di nuovi campi applicativi.

Abbiamo sviluppato il nostro lavoro di tesi analizzando le tecniche di pulitura tradizionali per poi approfondire le tecniche innovative, sopra citate, fino ad arrivare a compiere un confronto tra esse.

Relatori: Jean Marc Tulliani, Monica Naretto
Tipo di pubblicazione: A stampa
Soggetti: R Restauro > RD Tecniche del restauro
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in Architettura Per Il Restauro E Valorizzazione Del Patrimonio
Classe di laurea: Nuovo ordinamento > Laurea magistrale > LM-04 - ARCHITETTURA E INGEGNERIA EDILE-ARCHITETTURA
Aziende collaboratrici: NON SPECIFICATO
URI: http://webthesis.biblio.polito.it/id/eprint/5830
Capitoli:

INTRODUZIONE

1. Evoluzione dei metodi di pulitura

1.1 I problemi della pulitura

1.2 L'esigenza di conservare

1.3 Gli attuali metodi di pulitura

1.4 La pulitura per i beni privi di interesse storico-artistico

1.4.1 Pulitura tramite sabbiatura e idrosabbiatura

1.4.2 Pulitura con la tecnica del gommage

1.4.3 Pulitura con il metodo Jos

1.4.4 Pulitura chimica

1.5 La pulitura per i beni di interesse storico-artistico

1.5.1 Pulitura con acqua nebulizzata

1.5.2 Pulitura con acqua atomizzata

1.5.3 Pulitura con strumenti di micromeccanica

1.5.4 Pulitura con microsabbiatura

1.5.5 Pulitura con impacchi ad azione adsorbente

1.5.6 Pulitura con impacchi attivi

1.5.7 Pulitura con impacchi biologici

1.5.8 Pulitura con resine a scambio ionico

2. Pulitura Laser

2.1 La nascita del laser

2.2 II funzionamento del laser

2.3 Come interagisce il laser con la materia?

2.4 Perché bagnare la superficie da trattare

2.5 I tipi di laser

2.6 II trasferimento delle radiazioni

2.7 La sicurezza del laser

2.8 Casi applicativi

2.8.1 I musei vaticani

2.8.2 La Porta del Paradiso

2.8.3 La fonte Gaia

2.8.4 La Loggia della Mercanzia

3. Biopulitura

3.1 Cos'è e come si è sviluppata

3.2 Gli sviluppi della biopulitura nel restauro

4. La pulitura enzimatica

4.1 Gli enzimi

4.2 Gli enzimi nel restauro

4.3 L'uso degli enzimi nelle applicazioni pratiche

4.4 Gli enzimi sulle superfici lapidee

4.5 Casi applicativi

4.5.1 Gli Affreschi del Duomo di Arezzo

4.5.2 Palazzo Pitti a Firenze. Sala Saturno

4.5.3 L'oratorio di San Michele della Pace

4.5.4 La Chiesa di San Michele a Rovezzano

4.5.5 La Chiesa di Santa Croce

5. I batteri

5.1 I batteri nel restauro

5.2 I batteri solfato-riduttori

5.3 I batteri nitrato-riduttori

5.4 Casi applicativi

5.4.1 Le statue del Castello del Buonconsiglio

5.4.2 La Cattedrale di Matera

5.4.3 II Camposanto Monumentale di Pisa

6. Confronto tra le due tecniche di pulitura

7. Plasma: il futuro della pulitura

7.1 La formazione del plasma

7.2 II plasma atmosferico

7.3 Le sorgenti del plasma atmosferico

7.4 La storia del plasma

7.5 Il plasma nei beni culturali

CONCLUSIONE

BIBLIOGRAFIA

SITOGRAFIA

FONTI DELLE FOTOGRAFIE

ALLEGATI

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