Edilizia scolastica prefabbricata in italia nella seconda metà del ‘900: il dibattito, i sistemi costruttivi e alcuni casi piemontesi
Elisa Negro
Edilizia scolastica prefabbricata in italia nella seconda metà del ‘900: il dibattito, i sistemi costruttivi e alcuni casi piemontesi.
Rel. Maria Barelli. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Per Il Progetto Sostenibile, 2016
Abstract
INTRODUZIONE
La tesi approfondisce il tema dell'edilizia scolastica costruita con sistemi industrializzati basati sui metodi di prefabbricazione.
L'argomento viene affrontato a partire dall'analisi del dibattito sui temi dell'industrializzazione e della prefabbricazione edilizia in Italia, che inizia ad essere realizzata a partire dagli anni '50 del '900: la necessità di nuovi edifici, residenziali in primo luogo, ma anche scolastici, aveva portato a condividere il bisogno di aumentare la produttività, poiché il patrimonio edilizio aveva subito gravi danni causati dalla guerra.
Il metodo più efficace per rispondere all'urgenza della costruzione viene individuato nella prefabbricazione.
A partire dalla consultazione delle fonti bibliografiche e archivistiche dell'epoca, si è cercato di disegnare il quadro della situazione che si è venuta a creare con l'introduzione dei nuovi metodi di costruzione. Di fondamentale importanza sono risultate le riviste, che, a partire dal secondo dopoguerra, hanno approfondito il dibattito sull'industrializzazione e la prefabbricazione.
Il secondo capitolo si basa sull'analisi degli aspetti principali che caratterizzano le ricerche, i dibattiti e le prime applicazioni del secondo dopoguerra, cercando in primo luogo di capire la differenza tra industrializzazione e prefabbricazione, poiché fin dall'inizio del loro utilizzo nell'edilizia, i termini vengono confusi e identificati l'uno con l'altro. In realtà la prefabbricazione è un sistema costruttivo tipico dell'industrializzazione, che ha visto con quest'ultima una grande spinta. I sistemi di prefabbricazione sono caratterizzati dall'utilizzo di elementi preformati in officine specializzate o in officine attrezzate a piè d'opera, poi assemblati in cantiere attraverso rapidi procedimenti. Attraverso la consultazione delle principali riviste che nascono alla fine degli anni '50, si descrivono le condizioni che favoriscono la nascita di nuovi centri di ricerca che indirizzano gli studi verso la razionalizzazione dei processi costruttivi. Gli anni del dopoguerra sono caratterizzati da una situazione di fermento, nella quale si conducono studi sui problemi della normativa e del controllo della qualità, si partecipa attivamente alle proliferanti iniziative internazionali, si opera per un coordinamento tra ricerca, gestione e produzione. Nascono associazioni ed enti che si impegnano nella promozione di interventi nel campo della prefabbricazione e nello studio dei problemi tecnologici.
Una rivista che fa un po' da filo conduttore nella descrizione delle vicende e dei principale soggetti che operano nel campo dell'edilizia prefabbricata è "Prefabbricare". La rivista nasce nel 1958 e si occupa della prefabbricazione in ogni suo aspetto, cercando di far decollare la sua applicazione nel campo dell'edilizia, anche scolastica.
Un'esperienza, invece, che ha giocato a sfavore dello sviluppo della prefabbricazione è il Piano INA-Casa, piano che interviene per incrementare l'occupazione operaia, agevolando i metodi di costruzione tradizionali e mettendo freno ai metodi industrializzati. Al di la di piani, critiche e malcontenti, la prefabbricazione inizia a inserirsi nell'edilizia, seguendo le esperienze dei paesi esteri, in primo luogo della Francia e dell'Inghilterra, sia per la costruzione di edifici residenziali che scolastici.
All'inizio degli anni '60 cominciano ad essere importati in Italia i primi brevetti dei procedimenti francesi di prefabbricazione pesante, e del procedimento CLASP per la realizzazione di scuole con prefabbricazione leggera.
Dopo aver esaminato il clima generale che caratterizzava lo stato dell'edilizia in Italia, ci si sofferma sul problema delle scuole: reperite le informazioni derivanti da alcune rilevazioni a carattere nazionale, gli enti governativi riscontrano come la situazione in cui versa l'edilizia scolastica italiana sia disastrosa. Ciò apre la strada all'utilizzo della prefabbricazione nell'edilizia scolastica, che si propone come possibilità concreta di intervento, e i primi impieghi della prefabbricazione nell'edilizia scolastica si riferiscono all'adozione di sistemi parziali, nell'attesa di maggiori sviluppi.
Uno dei soggetti che più si battono a favore dell'utilizzo della prefabbricazione è l'Associazione Italiana Prefabbricazione, che cerca di arrivare ad una conoscenza più approfondita della prefabbricazione edilizia, nella convinzione che il suo impiego possa costituire una soluzione al problema della carenza di case e scuole. Scuole che in questa fase hanno bisogno di spazi nuovi, derivanti dai nuovi metodi di insegnamento.
I nuovi metodi, a partire dagli anni successivi alla seconda guerra mondiale, hanno come scopo quello di creare una scuola non più basata sull'ascolto passivo degli alunni e sullo studio puramente individuale. Si propone quindi una scuola in cui gli alunni si muovono, le occupazioni cambiano, così come gli atteggiamenti e le relazioni tra gli alunni, e tra alunni e insegnante. Per dare forma a questa nuova concezione viene ritenuto necessario, quindi, anche un rinnovamento dei concetti di edilizia scolastica, con nuove soluzioni architettoniche. Gli aspetti essenziali delle nuove soluzioni si basano sulla diversità dei metodi d'insegnamento che comportano una rivoluzione dei vecchi schemi distributivi: cambiano le grandezze degli ambienti, la loro disposizione, e il tutto conferisce alla scuola l'aspetto di un luogo più accogliente.
Un capitolo è poi dedicato all'apparato delle leggi e dei decreti che normano la costruzione degli edifici scolastici, a partire dal 1957.
L'insieme delle leggi ha contribuito ad incrementare la costruzione di edifici scolastici con metodi prefabbricati, grazie a stanziamenti statali per la concessione di contributi e piani di sviluppo.
Un grande contributo alla prefabbricazione è stato quello dell'organizzazione di congressi, mostre e rassegne per mostrare agli operatori principali le caratteristiche della prefabbricazione. In queste occasioni, si cerca di porre l'attenzione su questo settore dell'edilizia, che necessita di qualificazione dei tecnici, di finanziamenti, di diffusione capillare degli interventi, ma che è caratterizzato da una carenza di informazione sui problemi della progettazione.
In ultima analisi, nel secondo capitolo si vogliono descrivere le problematiche che caratterizzano gli edifici realizzati con i metodi di prefabbricazione.
Tali problematiche si riscontrano già nelle prime applicazioni, e innescano le prime critiche. Numerosi articoli sulle riviste elencano i problemi, principalmente, tecnologici: strutturali, alle chiusure esterne, alle giunzioni, che causano problemi di isolamento termico e acustico.
Ma anche altre complicazioni caratterizzano le applicazioni di metodi di prefabbricazione, come quelli relativi a un programma di sviluppo organizzato a livello nazionale, poiché in Italia l'amministrazione fatica a coordinare la ricerca, la produzione e le realizzazioni. Inoltre, le caratteristiche che dovevano incentivare l'utilizzo dei metodi prefabbricati rispetto ai metodi tradizionali, come la rapidità e l'economicità, non si dimostrano aspetti positivi, bensì criticità.
Altro tema negativo per la prefabbricazione riguarda l'aspetto estetico e la progettazione. Gli architetti vedono mortificate le opportunità di progetto e affermano che la prefabbricazione comporti monotonia, uniformità e difficoltà di ambientazione, facendo notare come i fabbricati prodotti industrialmente siano simili tra loro.
Avendo evidenziato gli aspetti di carattere generale che riguardano la prefabbricazione, nel quarto capitolo si descrivono i sistemi che si sono maggiormente utilizzati, partendo da quelli francesi, e di cui si sono esportati i brevetti, anche in Italia. Il primo fra tutti è il procedimento Camus, inizialmente utilizzato nella realizzazione di edilizia residenziale, poi adottato anche come sistemi di costruzione di scuole. A partire dai procedimenti francesi, vengono effettuati studi sui metodi di prefabbricazione anche in Italia, e molte imprese creano e brevettano i propri sistemi di costruzione prefabbricati. Tutte le informazioni riguardanti questi sistemi vengono reperite nel testo dell'Associazione Italiana Tecnico- Economica del Cemento, che descrive l'industrializzazione e la prefabbricazione nell'edilizia scolastica negli anni '60.
Entrando nello specifico del tema dell'edilizia scolastica, a Torino, nel periodo compreso fra i primi anni '60 e i primi anni '70, viene costruita buona parte degli edifici scolastici, proprio con i metodi di prefabbricazione. In particolare, la produzione che cerca di rispondere alla domanda quantitativa, avvalendosi dell'utilizzo di sistemi prefabbricati, e risulta essere affidata a grandi imprese, come la Recchi, la Borini, la Zoppoli, che giocano un ruolo importante per la loro conoscenza sull'edilizia industrializzata e sull'organizzazione del lavoro. La ditta Borini stessa è intestataria di un brevetto proprio e lo utilizza per la costruzione di edifici residenziali e scolastici.
Attraverso una ricognizione del patrimonio dell'edilizia scolastica nell'area metropolitana di Torino, si sono notate alcune tipologie ripetute sul territorio: si sono quindi raggruppati gli edifici scolastici suddivisi per tali tipologie, con l'intento di catalogare gli elementi in comune e le criticità.
A partire da questa considerazione, l'analisi si concentra su alcuni esempi riferiti all'ambito dell'edilizia scolastica degli istituti superiori, esaminando il materiale di una ricerca effettuata da un gruppo di ricercatori della Facoltà di Architettura del Politecnico di Torino, con l'obiettivo di predisporre delle linee guida per il recupero.
La tesi focalizza la sua attenzione su alcuni complessi scolastici di due famiglie, caratterizzate da pannelli di tamponamento prefabbricati chiaramente individuabili, basandosi su una ricerca effettuata presso gli archivi dell'amministrazione provinciale, e sui sopralluoghi effettuati presso le scuole.
metodi di costruzione prefabbricati comportano problematiche di ordine tecnologico ed estetico, che nella tesi si cercherà di determinare.
La prima caratteristica che si nota appartiene all'aspetto dell'involucro degli edifici: essi sono costituiti da grossi volumi, basati su un rigore strutturale che genera monotonia, uniformità e ripetitività, progettati senza tenere conto del contesto in cui si sono costruiti (proprio per questo si trovano edifici tanto simili tra loro sparsi su tutto il territorio di Torino e nella sua Provincia).
Altre problematiche si riscontrano a livello tecnologico: le strutture costruite con sistemi di prefabbricazione sono caratterizzate da problemi di isolamento termico, soprattutto nei giunti; problemi di infiltrazioni d'acqua dalle coperture piane male impermeabilizzate.
Per la descrizione di queste criticità si farà riferimento a un edificio in particolare, il Liceo Monti di Chieri.
In conclusione verranno descritti alcuni metodi per la risoluzione delle problematiche riguardanti l'isolamento termico e per un adeguamento tecnologico.
Relatori
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