Ripartire dal genius loci : applicazioni progettuali nel ridisegno dello spazio pubblico e nel progetto di un'espansione residenziale a S. Antonino di Saluggia
ANDREA GARBIERO
Ripartire dal genius loci : applicazioni progettuali nel ridisegno dello spazio pubblico e nel progetto di un'espansione residenziale a S. Antonino di Saluggia.
Rel. Silvia Gron. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Per Il Progetto Sostenibile, 2016
Abstract
INTRODUZIONE
Questa tesi nasce come tributo al territorio nel quale ho vissuto fino ad ora, e che, nel bene e nel male, ha lasciato una forte impronta nel mio approccio alle cose.
Tributo perché l'averlo sotto gli occhi tutti i giorni ha formato il mio sguardo sull'architettura e mi ha dato il primo paio di occhiali con cui guardarla. Con lo studio e la pratica le lenti cambiano, ma la montatura resta quella.
E così ho deciso di dedicare la giusta attenzione a un patrimonio costruito che, seppur continuamente sotto gli occhi, non mi ero mai soffermato ad analizzare. E,facendolo dopo cinque anni di studio, ho potuto notare tutta una serie di cose che mi hanno colpito per uniformità e riconoscibilità, e mi hanno fatto capire come anche un apparentemente anonimo paese della provincia agricola vercellese potesse dire: "questa è la mia identità". Basta solo saperla leggere per poi trasmetterla ed evitare di perderla.
Nel mondo globalizzato, in cui la metà della popolazione vive nelle città e le periferie vivono una stagione di rinnovato interesse da parte degli amministratori, puntare l'attenzione su un centro di soli 800 abitanti sembra fuori dal tempo.
Ma si vuole partire da qui per dimostrare come tutto il modello su cui si basa la nostra civiltà metropolitana non possa esistere senza una base diffusa nel territorio che possa sostenerne l'esorbitante fabbisogno: di alimenti, di acqua, di biodiversità, di ristoro psicofisico.
La città è la vera sfida, e su questo non ce dubbio; ma i piccoli e piccolissimi centri che costituiscono il baluardo produttivo sul territorio non possono permettersi di tralasciare la vivibilità per non perdere una popolazione che è l'energia vitale di qualsiasi centro.
La tesi parte da una rassegna sulle basi teoriche che promuovono un modello di sviluppo rifondato dal basso, dai piccoli centri, fondato sulla creazione di una rete che lavora con e non per la città, in una sinergia che porta benefici per tutti. In questo quadro il valore dell'identità locale e delle diversità culturale riveste un ruolo di primo piano: vivere in un posto non è come vivere in un altro, e su questo bisogna investire perché è una ricchezza disponibile per tutti.
Più di qualsiasi figura professionale può il pianificatore, che ha il compito di dare l'impronta, di concerto con le amministrazioni locali, ad una visione di futuro nuova.
Anche gli architetti però hanno il potere di progettare sfruttando la ricchezza che la storia del territorio regala loro una traccia che se letta bene e interpretata senza la tentazione dell'imitazione, arricchisce e traghetta nel mondo contemporaneo la tradizione vernacolare.
Molti grandi architetti l'hanno fatto, magari non sono le opere che hanno più presa nell'immaginario, ma di certo sono quelle che meglio si inseriscono in un contesto già fortemente connotato.
Per dare forza a queste convinzioni teoriche si è scelto il caso studio del mio paese, dividendo le fasi di lavoro in due momenti.
Un primo dedicato alla comprensione dell'area di studio, partendo da una scala territoriale per poi calarsi nel sistema nell'abitato fino ai singoli edifici. Con questa fase si è voluto individuare quelle caratteristiche invarianti che hanno strutturato nel tempo il modo di costruire specifico del luogo. Si sono così individuati i meccanismi di interazione tra l'ambiente e le disposizioni di vie ed edifici, tra la vocazione agricola del territorio e l'organizzazione delle unità abitative/lavorative, in una lettura funzionale tipica dei centri contadini, in cui ogni cosa serve per un compito specifico e ce poco spazio ad interpretazioni stilistiche.
Trovate le invarianti si è potuto facilmente capire quali fenomeni, figli degli stravolgimenti del dopoguerra, hanno compromesso il genius loci così lungamente tramandato. Proprio a scongiurare questi guasti vogliono intervenire le proposte di progetto.
Progetti che lavorano su due livelli:
-Lo spazio pubblico, con nucleo nella piazza. Perché il tentativo degli anni '80 di dare una piazza degna ad un paese che non l'aveva mai avuta ha bisogno di adeguarsi a delle esigenze di modernità che una ripavimentazione in porfido non possono soddisfare. L'essere nata dalla trasformazione di una vecchia cascina è uno spunto in più, che può aiutare a materializzare, nello spazio di tutti, l'identità del luogo. Si è consapevoli delle difficoltà di bilancio che i comuni devono attraversare, ma se si vuole anche pensare ad attrarre nuovi residenti, non si può prescindere dall’offrirgli uno spazio pubblico che veramente possa essere vissuto.
-Lo spazio privato, una nuova edificazione in un'area residenziale di completamento. Si premette che le strategie migliori sono quelle che tendono a recuperare l'esistente sfitto (che nel paese è tanto). Constatando però che il PRG appena approvato dà spazio ad alcune aree di completamento, si vuole col progetto fare una proposta che eviti un'espansione "cellulare", quella in cui si individua chiaramente la parte consolidata dell'abitato dai nuovi interventi a villini (di recente adozione anche nel capoluogo di Comune).Tutto quello che è stato studiato e analizzato nella precedente fase diventa qui la base sulla quale costruire un'idea di abitazione contemporanea ma che sia veramente di completamento del paese, e non di rottura. Le funzioni proposte, una residenza privata e un esperimento di abitazione/cascina agricola comunitaria, vogliono rispondere sia ad un'utenza ordinaria (quella che popola i tanto vituperati villini) sia un'utenza che voglia avere un approccio all'abitare alternativo.
Relatori
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