Città metropolitana di Genova : un'opportunità per lo sviluppo del Tigullio?
Anna Gaiaschi
Città metropolitana di Genova : un'opportunità per lo sviluppo del Tigullio?
Rel. Cristiana Rossignolo, Nicola Valentino Canessa. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Pianificazione Territoriale, Urbanistica E Paesaggistico-Ambientale, 2016
Abstract
INTRODUZIONE
Il concetto di area metropolitana indica genericamente una grande conurbazione, talmente diffusa da far sì che si verifichi una gerarchia tra i suoi insediamenti. Pensando al termine vengono subito in mente i grandi centri urbani come New York, Londra, Pechino o Barcellona, che rappresentano le grandi metropoli del mondo. In Italia è difficile ritrovare una situazione simile, soprattutto a causa della morfologia e delle caratteristiche del territorio; questo non vuol dire però che non esistano grandi agglomerazioni urbane di rilevanza internazionale. Milano, Torino, Roma e Bologna sono sicuramente riconducibili al concetto di area metropolitana, in quanto alcune loro dinamiche ricadono su territori molto più ampi rispetto al confine amministrativo, interessando così le zone comprensoriali e definendo una vasta area antropizzata regolata da rapporti gerarchizzati tra le diverse sue parti.
Il dibattito politico sulle aree metropolitane italiane si apre proprio in conseguenza del riconoscimento di queste nuove dinamiche di sviluppo che negli ultimi decenni si stavano verificando nelle maggior città, processi molto simili (seppur a scala evidentemente minore) a quelli che hanno caratterizzato le città globali; da qui è emersa la necessità di istituire un nuovo ente amministrativo che coordinasse e governasse tali trasformazioni.
La questione circa l'istituzione di un ente diverso da Comune, Provincia e Regione non è stata cosa facile, in quanto intorno ad esso ruotavano problematiche circa la sua delimitazione sul territorio e la sua stessa istituzionalizzazione e attribuzione di competenze che non andassero a sminuire gli enti esistenti. A seguito di un lungo processo si è giunti nel 2014 al riconoscimento della Città Metropolitana nel sistema amministrativo nazionale, sostitutiva delle maggiori province capoluogo, con un territorio di competenza coincidente con esse. Seppur la scelta dei confini amministrativi sia stata in taluni casi abbastanza discutibile, è importante considerare l'ente come uno mezzo innovativo per attivare nuove dinamiche di sviluppo. Esso infatti non è semplicemente il nuovo nome attribuito ad alcune province, ma per sua stessa natura si compone di modalità di gestione del territorio completamente diverse e nuove rispetto al sistema tradizionale italiano. Le due innovazioni principali sono riconducibili alla suddivisione dell'area in zone omogenee, concepite come le unità territoriali ideali per l'attuazione di politiche e interventi, entro le quali vi è la giusta quantità di servizi necessari alla popolazione; e all'adozione di un Piano Strategico, in quanto strumento di controllo e pianificazione dello sviluppo, un programma partecipato e condiviso.
In questo nuovo ordinamento rientra anche Genova, appunto non più Provincia ma Città Metropolitana dal 1° gennaio 2015. Essa, inclusiva delle sue aree comprensoriali, rappresenta un caso anomalo. Per sua stessa conformazione territoriale difficilmente si presta ad essere associata a quel comune concetto di area metropolitana che la vede come una conurbazione distribuita in modo radiale intorno ad un nucleo centrale. La Liguria non si presta a questa dinamica di espansione, da una parte limitata dal mare e dall'altra della montagne; Genova è infatti un area metropolitana distribuita lungo la fascia costiera, dove vi sono i suoi principali poli urbanizzati.
Data la sua recente istituzione ancora mancano gli strumenti per la gestione del territorio, in corso di elaborazione, e che ragionevolmente trarranno ispirazione dagli ultimi studi sviluppati a livello provinciale per realizzare il nuovo piano con visione al 2020. Da esso nasce proprio la suddivisione in unità idonee ad iniziative condivise tra soggetti, in cui è possibile garantire un equa distribuzione di servizi, quelle che potranno divenire le zone omogenee della Città Metropolitana. Uno dei nove ambiti individuati è la Riviera del Tigullio, posta lungo il litorale di levante al confine con la Provincia di La Spezia. Si tratta di un territorio unico nel suo genere, di elevata qualità paesistico-ambientale ed evidente connotazione turistica, entro il quale si uniscono il concetto di terra e mare, dove le zone balneari sono distanti pochi chilometri dai rispettivi entroterra. L'ambito può essere concepito come un espansione del centro genovese, ma dotato di una sua autonomia, per questo in taluni momenti di discussione sui confini dell'area metropolitana esso è stato escluso e immaginato come una quinta Provincia della Liguria sotto le direttive della città di Chiavari.
L'elaborato ha come oggetto il Tigullio in quanto nuovo sistema territoriale costituito da tredici Comuni, ipotetica zona omogenea della Città Metropolitana, dalla cui istituzione si potranno attivare nuove dinamiche territoriali e processi di sviluppo.
A seguito di una dettagliata analisi circa l'importanza dell'istituzione del nuovo ente a livello nazionale e regionale si presenterà una descrizione del territorio rivierasco e delle sue componenti principali; essi potranno divenire i protagonisti degli interventi di miglioramento previsti per il futuro, frutto di un nuovo approccio al governo del territorio.
Per la zona omogena in oggetto si andranno a individuare soggetti e azioni che daranno forma a due nuovi scenari con visione al 2025. L'obiettivo sarà quello di presentare una nuova immagine della Riviera, determinata dal cambiamento istituzionale e ciò che esso comporta, basata essenzialmente sulla sua vocazione turistica, valorizzando e salvaguardando le risorse di cui dispone. Si andranno a definire nuovi percorsi di sviluppo locale senza recare danno al territorio, incentivando iniziative di cooperazione e cercando di capire se il cambiamento da Provincia a Città Metropolitana potrà essere interpretato come un'opportunità per migliorare la qualità dei luoghi, il benessere di chi vi lavora e risiede, e l'offerta turistica che rappresenta uno dei principali settori economici della zona.
Relatori
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